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Nuove Indicazioni Nazionali, se i Promessi Sposi non sono più di moda e a vincere sono i pregiudizi

di Virgilio Iandiorio

C’è veramente bisogno di nuove leggi per stabilire che cosa far leggere agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado? E chi stabilisce, e in base a quale criterio di giudizio, quale autore sia da leggere?  Nella bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per i licei, pubblicata lo scorso 22 aprile, non sarà più obbligatorio far leggere agli studenti del biennio il romanzo de I Promessi Sposi. Il docente può sostituirlo con altri romanzi più accessibili linguisticamente. Si avrà modo di studiarlo al quarto anno, insieme con la letteratura del Romanticismo.

I motivi di questa proposta di cambiamento di rotta nei programmi sono dettati, secondo la Commissione ministeriale che li ha suggeriti, dal fatto di affidare alla lettura libri più accessibili linguisticamente. Se la lingua batte dove il dente duole, sembra proprio che ritorniamo agli antichi pregiudizi: Manzoni è un cattolico e il suo romanzo è “propaganda cattolica”.

Alberto Moravia nella sua introduzione all’edizione de I Promessi Sposi, Torino 1960, così scrive:” Questa non vuol essere una prefazione a I promessi Sposi, ma soltanto una riflessione su un aspetto particolare del capolavoro manzoniano. All’origine di queste note stanno da una parte l’oscuro disagio che ci ispirano alcuni caratteri de I Promessi Sposi, dall’altra l’attualità del romanzo nel presente momento storico italiano. Disagio e attualità sono legate da un nesso evidente: i caratteri che destano in noi il disagio sono gli stessi che rendono attuale il Manzoni. Diciamo attuale in senso pratico; l’attualità eterna della poesia I Promessi Sposi l’avranno sempre, quali che siano le situazioni contingenti…Dopo essere stato per quasi cent’anni [l’edizione che noi leggiamo è quella del 1840-42] uno dei grandi libri della nostra letteratura, I Promessi Sposi stanno avviandosi a diventare, in maniera che avrebbe meravigliato lo stesso autore, lo specchio dell’Italia contemporanea”.

Evidentemente gli estensori delle Indicazioni degli autori da far leggere agli studenti del biennio hanno tenuto conto della vicinanza anagrafica alla nostra epoca. Più vicini gli autori sono a noi, più accessibili essi diventano ai giovanissimi studenti. Negli anni scorsi in un’università statunitense venne vietato lo studio di Ovidio, perché maschilista. Come se, leggendo Ovidio lo studente poteva diventare uno stupratore o un femminicida.

Vuoi vedere che gli estensori delle nuove Indicazioni Nazionali hanno temuto che diventati adulti gli studenti potessero diventare dei Don Abbondio? E se sottoponessimo a referendum la proposta “vuoi fare leggere Manzoni al biennio”? Certamente ci sarà chi spiegherà che voteranno “sì” i bigotti e le bizzoche, mentre voteranno “no” gli avanguardisti e i futuristi.

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1 commento

  1. Il preside Iandiorio, da grande educatore e grande dirigente,ha espresso chiaramente le opinioni di tanti docenti. Concordo pienamente su tutto.

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