Lo stabilimento di valle Ufita in crisi. Proprio questa mattina l’azienda, leggi i “Civitillo boys”, annuncia che ci saranno altre tredici settimane di cassa integrazione, oltre a quelle già programmate in precedenza. Il motivo è l’assenza di nuove commesse e i ritardi nei bandi delle gare pubbliche. Cose che, sindacati e tute blu della Menarini s.p.a, del resto vanno ripetendo da tempo. Lo stabilimento dal quale dovrebbero uscire gli autobus per il trasporto pubblico locale è, perciò, volendo usare un eufemismo, in affanno. Ma davvero forte. È ancora tutto fermo, nonostante si possa contare sul Piano nazionale strategico della mobilità. E questo aumenta la rabbia perché appare tutto inspiegabile. Le organizzazioni sindacali dicono:”È inaccettabile”. E si rivolgono, Fim-Cisl, Fiom, Uilm, Fismic e Uglm, a chi, secondo loro, potrebbe fare di più. Ma, evidentemente, non hanno fatto: le istituzioni pubbliche.
Intanto il governo Meloni, “in colpevole silenzio”, perché ha assunto impegni che non sta mantenendo. Le garanzie su occupazione e un piano industriale, date durante il periodo della privatizzazione, non si sono ancora avute. Quindi la regione Campania la cui posizione è “gravissima – dicono i sindacati – che ha facoltà di sbloccare le commesse. Senza risultati. “Un atteggiamento che non è più giustificabile e che rischia di trasformarsi in un danno sociale irreversibile per il territorio e per centinaia di famiglie”.
Appena insediatisi, i Civitillo, annunciarono l’ingresso in azienda di una grande partnership, i famosi cinesi, ma senza che, ancora, sia avvenuta. “Perché se qui in Italia non ci sono soldi e non indicono gare, dobbiamo allargarei mercati. Altrimenti la privatizzazione voluta dal governo è un fallimento”. Ovviamente questo accresce le preoccupazioni e soprattutto, i dubbi su quello che può essere la Menarini. “La crisi è ancor più profonda di quella che appare – ribadiscono operai e sindacati del sito industrialedi valle Ufita -“. Infatti, si fanno due conti: se a queste nuove settimane di cassa integrazione integrazione si sommano le precedenti si arriva alle prossime ferie estive. “E non sappiamo cosa, da settembre in poi, ci aspetta e quello che può accadere”.
Ancora oggi è stato chiesto un nuovo incontro al Mimit. “Se non ci saranno risposte immediate – annunciano le organizzazioni sindacali – non ci resta che la strada della lotta, la ripresa delle manifestazioni, il coinvolgimento delle istituzioni politiche, l’interoterritorio. Chiameremo ancora una volta a raccolta i sindaci, e gli amministratori”. Un tavolo di crisi, insomma, per “sbloccare le gare, attivare le commesse e dare risposte concrete ai lavoratori”.


