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Stati Generali del Teatro, Frasca: così la cultura può trasformare i territori e dare un futuro ai nostri borghi

E’ stata l’occasione per rilanciare l’idea del teatro come presidio civile il primo tavolo di coordinamento nazionale tra il mondo della produzione teatrale d’eccellenza e le amministrazioni dei piccoli borghi promosso dal Teatro d’Europa. Dei veri e propri Stati Generali del Teatro per interrogarsi sull’idea di margine e sul ruolo trainante che la cultura può rivestire nei piccoli centri. A sottolinearlo Luigi Frasca, alla guida della compagnia del Teatro d’Europa “Era questa l’idea in cui ha sempre creduto don Ferdinando Renzulli che ha voluto fortemente questo teatro. Il palcoscenico era uno spazio intorno al quale i giovani potevsno ritrovarsi. A lui è dedicata questa iniziativa nell’anniversario della scomparsa. Siamo convinti che il teatro possa davvero rappresentare un volano per il territorio. Vogliamo dare voce ai piccoli borghi, rilanciarlo a partire dal linguaggio teatrale che può favorire una economia circolare”. Il Maestro Gigi Savoia spiega come “Il teatro nasce come aggregazione. Più si riesce a realizzare coinvolgendo le comunità, più svolge la sua funzione di vettore culturale. La conferma arriva dalla consapevolezza che se c’è qualità non c’è differenza tra margine e centro”. A ribadirlo anche il professore Ettore Massarese: “Questo territorio ha una forte densità antropologica, evidente a partire dalla sua storia. Questa densità antropologica ci chiama a valorizzare i luoghi come centri di aggregazione. In questo modo non esiste un margine ma una situazione policentrica”. E’ quindi l’onorevole Gianfranco Rotondi a ribadire come “L’Irpinia ha bisogno di cultura, nelle aree interne del resto d’Italia, la cultura svolge un ruolo trainante”

Tanti gli spunti di riflessione. Dalla rifunzionalizzazione degli spazi attraverso il censimento di luoghi non convenzionali, come granai, piazze e castelli, da destinare a residenze artistiche, fino al modello di economia circolare che evidenzia l’impatto dell’investimento culturale su turismo e ricettività. “Il teatro – affermano gli organizzatori – può ancora cambiare il destino di una comunità. Non perché risolve tutto, ma perché riapre possibilità, crea relazione e restituisce senso di presenza. In un tempo che tende a isolare, questo è già un atto rivoluzionario. Una sfida che non può che partire dal coinvolgimento dei giovani. Perché non vogliamo solo fare teatro, vogliamo abitare i nostri borghi in modo nuovo. Vogliamo che i granai tornino a essere luoghi di rito, che le piazze siano il cuore della comunità e che la cultura diventi il motore economico del nostro territorio”.

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