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Baiano e il ritorno della politica come pensiero: Moro, Follini e la lezione civile della Scuola di Franco Vittoria

Rosa Bianco

Si è svolto sabato 16 maggio, nella cornice del Teatro Colosseo di Baiano, un incontro che ha confermato la possibilità – tutt’altro che scontata nel tempo presente – che la politica sia ancora esercizio di pensiero, formazione della coscienza civile e riflessione sulle istituzioni.

L’evento, inserito nel percorso della Scuola di Educazione Politica promossa dal professor Franco Vittoria e giunta alla sua seconda edizione, ha posto al centro la figura di Aldo Moro, interpretata attraverso la categoria del suo “personalismo politico” e della sua straordinaria capacità di tenere insieme democrazia, Costituzione e mediazione istituzionale.

In tale cornice, la presenza dell’onorevole Marco Follini ha assunto un valore non soltanto testimoniale, ma profondamente interpretativo, collocandosi nel solco di una riflessione che ha intrecciato esperienza politica e pensiero critico.

Follini e la politica come interpretazione del presente

Marco Follini, già vicepremier e segretario dell’UDC, figura di lungo corso della Seconda Repubblica, ha offerto una lettura articolata della crisi contemporanea della rappresentanza. La sua traiettoria politica e intellettuale, progressivamente orientata alla saggistica e all’analisi delle trasformazioni istituzionali, ha permesso di leggere l’attualità non come semplice cronaca, ma come processo stostoricoI

l suo contributo ha ribadito una tesi centrale dell’incontro: la politica, per non ridursi a tecnica del consenso o a comunicazione istantanea, deve tornare a essere esercizio di comprensione della complessità.

Moro e il personalismo come fondamento della democrazia

Il pensiero di Aldo Moro, oggetto centrale della riflessione, è stato richiamato non come semplice memoria storica, ma come categoria viva della democrazia repubblicana. Il “personalismo politico” moroteo, fondato sulla centralità della persona e sulla mediazione tra pluralismo e istituzioni, ha rappresentato il punto di equilibrio di una democrazia costruita attraverso il dialogo e non attraverso la contrapposizione radicale.

In un’epoca segnata da semplificazione comunicativa e polarizzazione permanente, tale visione ha assunto un valore profondamente attuale, richiamando la necessità di una politica fondata sulla pazienza istituzionale e sulla costruzione del consenso.

La Scuola di Franco Vittoria come laboratorio civile

La Scuola di Educazione Politica guidata dal professor Franco Vittoria si è confermata, anche in questa occasione, come uno dei più significativi presìdi culturali dedicati alla formazione politica nel Mezzogiorno. Inserita in un dialogo costante con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’iniziativa ha messo in relazione studiosi, protagonisti delle istituzioni e cittadini in un percorso che unisce teoria politica e pratica democratica.

In un contesto segnato da crescente distanza tra rappresentanza e cittadinanza, il progetto ha posto una domanda essenziale: la politica può ancora essere cultura prima che comunicazione?

La risposta emersa dall’intero percorso ha ribadito che senza formazione non può esistere democrazia sostanziale.

Il significato storico-politico dell’incontro di Baiano

L’appuntamento del Teatro Colosseo ha assunto un valore che supera la dimensione locale. Il dialogo tra il pensiero di Aldo Moro, l’interpretazione politica di Marco Follini e la struttura formativa della Scuola di Franco Vittoria ha delineato un asse ideale attorno al quale la politica ha ripreso a interrogarsi su sé stessa.

In un quadro internazionale attraversato da tensioni geopolitiche, crisi delle democrazie liberali e trasformazioni tecnologiche che ridefiniscono le forme della partecipazione, l’esperienza di Baiano ha rappresentato un esempio di resistenza culturale alla semplificazione del dibattito pubblico.

Nel dialogo tra Moro e Follini, mediato dall’esperienza formativa della Scuola di Franco Vittoria, si è riaffermata una verità essenziale: la democrazia non vive soltanto attraverso le istituzioni, ma attraverso la capacità collettiva di comprenderle.

Baiano, in questa prospettiva, non è stato soltanto il luogo di un incontro, ma ha assunto il valore simbolico di un laboratorio di rigenerazione civile, in cui la politica ha di nuovo tornato a pensarsi.

 

 

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