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Forino, Masaniello: “Il sindaco dorme sulle macerie di via Marconi”

Che un cantone o cornicione di un edificio vincolato dalla Soprintendenza (ex Legge 1089/39) possa crollare su una strada pubblica comunale è possibile, ma che le competenze tra Comune, proprietario e Soprintendenza per liberare la strada dai detriti rimangono ferme per mesi, è davvero incomprensibile. In casi del genere, il Comune è responsabile per la sicurezza pubblica, il proprietario deve eseguire i lavori, la Soprintendenza interviene solo per autorizzare le modalità d’intervento. Nella serata del 25 gennaio scorso in Via Guglielmo Marconi del Comune di FORINO, una parte della muratura dello storico edificio (Palazzo Leoni) è crollata sulla strada di proprietà comunale. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e la Polizia Locale per delimitare l’area, interdire il transito e transennare la zona. A distanza di oltre 4 mesi da quell’evento, via Guglielmo Marconi è ancora interdetta al transito e appare quindi palese, l’inerzia non più giustificabile e la responsabilità del Sindaco che si sposta, dalla tutela dell’incolumità, all’eventuale violazione dei doveri d’ufficio. A fronte della palese paralisi del traffico veicolare e del passaggio delle persone, non si comprende perché il Sindaco non abbia adottato i provvedimenti necessari per ripristinare il pubblico servizio (la viabilità), che genera danni alla comunità e soprattutto disservizi ai mezzi di soccorso. Il Sindaco non può giustificare i ritardi incolpando i tempi burocratici della Soprintendenza in quanto possiede gli strumenti giuridici per azzerare questi tempi in caso di emergenza. Il Comune non può inventarsi degli alibi peraltro privi di fondamento giuridico tenuto conto che il vincolo culturale della Soprintendenza non sospende le norme sulla pubblica incolumità né i poteri d’urgenza del Sindaco. L’alibi del vincolo per giustificare la chiusura della strada non può avere fondamento perché i materiali che invadono la sede stradale hanno giuridicamente perso la qualifica di “bene culturale” e hanno assunto quella di rifiuti da smaltire e se tra le macerie si teme la presenza di fregi, stemmi o pietre, il Comune ha il dovere di chiedere alla Soprintendenza la presenza di un funzionario per assistere alle operazioni di sgombero, catalogare eventuali reperti e trasferirli in un deposito comunale. Appare incomprensibile quindi, che il Sindaco a distanza di oltre 4 mesi non abbia provveduto come Comune o intimato al proprietario alla rimozione delle macerie, eventualmente in maniera controllata e selettiva, ai sensi dell’art. 192 del Codice dell’Ambiente (divieto di abbandono di rifiuti) o del Codice della Strada trattandosi di una viabilità importante per l’intera comunità. Appare quindi opportuno informare il Prefetto in qualità di rappresentante del Governo sul territorio che ha il potere di richiamare il Sindaco quando sono in gioco l’ordine pubblico, la sicurezza e la continuità dei servizi essenziali (come le strade).

Gerardo Masaniello

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