Una storia che si fa spaccato delle trasformazioni del paese. E’ quella della famiglia Mastroberardino, raccontata nel libro “Radici” da Piero Mastroberardinio nel corso di un confronto al Carcere Borbonico con Ortensio Zecchino, moderato dal giornalista Generoso Picone. E’ Mastroberardino a sottolineare come “Volevo che fosse non solo il racconto di una famiglia ma soprattutto la storia di un’impresa e del paese, uno sguardo che esplora i diversi angoli del globo, attraverso la prospettiva del settore vitivinicolo, come testimoniano le traversate transoceaniche compiute per inserirsi nei mercati del Nord e Sud America, Africa, Asia. Dall’alternarsi delle dominazioni spagnoli e francesi a Napoli alle luci e ombre dei Borboni, dai conflitti tra aristocrazia, borghesia e proletariato alla grande industrializzazione, dalla Grande Guerra al proibizionismo”. Spiega come “Mio padre non ha mai considerato l’azienda come una sua proprietà ma sempre come un patrimonio dei propri padri” ma “Al tempo stesso non volevo che i miei figli si sentissero schiacciati dall’eredità dell’azienda. Volevo che sentissero questa storia non come un peso ma come opportunità di mettere a frutto le proprie attitudini”. Pone l’accento sulla scelta di puntare su materiale autentico come fonti archivistiche originali – atti notarili, corrispondenze commerciali, documenti istituzionali che testimoniano la capacità dell’azienda a resistere alle congiunture più difficili, come testimonia la costruzione di un rifugio antiaereo nelle cantine aziendali durante il 1943 che consentirà di sfuggire ai bombardamenti alleati. Una grotta destinata, poi, nel dopoguerra all’affinamento dei vini.
“Dal blocco alla navigazione a causa della guerra , che colpisce le merci in viaggio sui piroscafi Adua e e Praga alle relazioni commerciali che devono districarsi tra i vincoli e le censure del dominio nazista in Cecoslovacchia, in Norvegia o di quello britannico a Malta”. E ricorda come “Tanti sono stati i momenti difficili ma la mia famiglia non si è mai arresa. Dobbiamo fare tesoro della nostra storia, solo così potremo vivere il nostro percorso con maggiore consapevolezza”. E’ Ortensio Zecchino a sottolineare il valore di documento storico che caratterizza il volume “La forza di questo libro è nella sua capacità di fondere microstoria e macrostoria. Mentre oggi tutto è ridotto a divulgazione, una divulgazione che non necessariamente si fonda sul rigore della ricerca. Dobbiamo comprendere che se non si è stati non si può essere nel futuro ma bisogna capire ciò che si è stati innanzitutto e sentire questa storia come orgoglio sul piano imprenditoriale. Il vino diventa elemento intorno al quale costruire storie passate e ponti verso l’avvenire”. Sottolinea come “Troppo spesso, quando si parla di vino si finiscono per usare sempre le stesse parole, cavalchiamo una moda lessicale e la svuotiamo di senso, assistiamo ad una mancanza di idee”



