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Arminio: l’amore come unica strada per aprirsi all’impensato e vincere la paura

“Se c’è una strada alla vita amorosa e a quella sociale, è aprirsi all’impensato e farlo subito”. Scrive così Franco Arminio nella sua nuova raccolta “L’incredibile non si può dire a tutti”, Rizzoli, che segna il suo ritorno alla poesia amorosa e ci ricorda come quello che oggi viviamo non può essere il tempo della solitudine: “Non è un momento che si può affrontare da soli, questo è sicuro: il tempo della solitudine è un tempo senza incanto, un cuore che batte senza sangue”. Ecco perchè, in un mondo dominato dalla paura, che sembra raccontare la fine del mondo, l’amore diventa strumento per fare buon uso di ciò che ci causa ansia e ci paralizza, par darle giuste compagnie, poichè è “L’amore che arriva in ogni luogo del corpo, come la rivelazione che non ti aspetti”, sorprendente come la poesia “che esce fuori dal corpo, come l’acqua zampilla fuori da una conduttura, spinge, fa saltare il tombino della nostra vita”. Quello che lancia Arminio è un invito a non smettere di cantare “Ora canta per te/ anche il buio che c’è/nel bagno/L’incredibile/ non si può dire a tutti”.

Un amore, quello che ci consegna Arminio, che va al di là dell’unione dei corpi “la sensazione di poter dare a un altro/un pezzo della nostra vita/L’amore è quando incontriamo/qualcuno a cui lasciare/la chiave con cui entriamo nel mondo,/la finestra da cui lo guardiamo”. Un amore che combatte “la sonnolenza astiosa/di questo tempo fatuo”, poiché “Non lo riporteremo/nel seme, nella terra/il nostro lungo affanno/daremo all’aria azzurra/ la fragile eternità/di questo nostro amore”. Così la bellezza diventa “passeggiata di Dio nel mondo”. E’ un amore che si nutre di prove strane, che crede nei miracoli “come mettere un filo/d’erba dentro un muro/e credere che ne possa uscire un prato”. A prendere forma un dialogo costante tra corpo e anima “Il tuo corpo allarga/la parte dell’anima/che confina con l’invisibile”. E’ un amore capace di rompere recinti, che è preludio di qualcosa più grande ma è anche ricerca “Tu che raccogli severe dolcezze/racchiuse nello spazio esiguo/del tuo viso, forse non sai/che da tempo, da sempre/io ti cercavo”.

Un amore capace di calmare il mondo, di farlo cantare, di partire dallo sguardo ma di andare al di là dello sguardo, “voglio guardarti anche quando/non sei con me, vorrei guardarti ora/in un casa che non conosco/voglio guardare cosa guardi/sentire con chi parli/voglio vederti qui e fuori del mondo/so che arriverò/a vederti ovunque fino a quando/io potrò vedere”. Amarsi appare quindi come l’unica trasgressione possibile capace di rivoluzionare il mondo “l’ultima e la prima insurrezione/è scuotersi, partorire/luoghi, scene, vigilie” . La vita, sembra ricordarci Arminio, è un costante essere sul precipizio, una pestilenza di anime, fatta di sofferenza e dolore, ecco perchè l’amore non può che essere una preghiera e una cura, “Ora non ho altro soccorso/che non sia la luce silenziosa/del tuo volto”. E gli abbracci sono l’unico modo per sentire vicinanze che “non sono nostre” e fondare l’avvenire.

Una raccolta, quella di Arminio, che non dimentica il Sud, attraverso squarci di paesaggi e momenti di vita quotidiana che raccontano nuovi atti di ribellione alla paura dilagante “Raccogliere le more e i fichi,/svegliarsi presto e stare in piazza/con chi è rimasto e chi è tornato/Attraversare i paesi del Sud/perdersi nei vicoli e poi trovarsi/baciarsi davanti alle ombre/che ha lasciato qui/chi è andato via”. Per ribadire come l’amore può dare nuova vita a questi borghi. Arminio sembra andare alla ricerca di “soffi grandi che mi puliscono l’anima”, “montagne d’aria”, “squarci di ebbrezza”, cercando l’incredibile “nel centro silenzioso delle cose” o “in mezzo a noi”, poiché “è alta  la vita/vicino alle tue labbra innamorate”. E l’amore diventa il regno dell’eccesso “fa cose impreviste/esagerate e quando non esagera/le cose che fa sono sbagliate”. Arminio spiega più volte che “Il ritorno al romanticismo è urgente”, ci chiede di aprirci a una dimensione più alta  dell’amore che è il “tremore di avere i giorni contati”, è cedimento ma anche “vana pretesa di dare/un’ossatura all’infinito/una perfezione all’errore” e basta contatto con il corpo amato per rigenerare ogni cosa. L’amore diventa così esorcismo contro la paura “Ognuno canta la sua paura sperando/che la senta qualcuno e la paura poco alla volta/si spegne tra le braccia dell’amata”. Ed è questo l’esercizio che ci chiede l’amore.

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Floriana Guerriero

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