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di Virgilio Iandiorio

Qualche tempo fa, mi colpì molto il “teorema della mezza verità°. Non ricordo il nome dell’autore, ma quello che diceva non l’ho più dimenticato. Provo a riassumerlo in poche parole: la somma di tante mezze verità non dà come risultato la verità, ma è utilissima per creare false notizie, o meglio notizie tendenziose. Anzi, le notizie più sono tendenziose e manipolate più hanno bisogno di poggiare su mezze verità.

Al teorema della mezza verità va affiancato un corollario, che i nostri nonni enunciavano così: se un oggetto non è rutto, è cautato (se non è rotto, è forato). Vale a dire: se la verità non è intera, c’è di essa qualche traccia anche nelle fantasie.

Non c’è cosa più pericolosa delle mezze verità, che si prestano a dire tutto e il contrario di tutto. E poi, mettere insieme tante mezze verità, non si arriverà mai ad avere la verità.  Forse, perché non vogliamo conoscerla.

Di Carlo Levi un poco tutti conoscono “Cristo si è fermato ad Eboli”, ma non credo che siano molti quelli che hanno letto, sempre di Levi, “Paura della libertà”. E’ una riflessione che il nostro autore scrisse, esule in Francia, allo scoppio della seconda guerra mondiale, nel 1939. Il libro ha avuto più fortuna negli Stati Uniti, dove nel 2008 è stata pubblicata la traduzione inglese di Adolphe Gourevitch curata da uno studioso americano, Stanislao Puglise, di origini di Montefalcione.

Che cosa dice Levi: la libertà ha un costo altissimo. E’ un poco come se ci avventurassimo in una foresta sconosciuta. I pericoli sono tantissimi. Meglio stare fuori dalla foresta, stare tranquilli, mangiare bere e passare il tempo senza porsi tanti problemi. Rinunciare alla libertà, torna comodo. Basta affidarsi a qualcuno che provvede a tutto, e noi non avremo di che preoccuparci.

E’ il mito del “tiranno” che vede e provvede. Il compito dei sudditi è quello di dargli obbedienza.  Per questo la libertà ha un costo molto alto, tanto alto da diventare un lusso. “I toni sguaiati dei media e dei politici alimentano una mentalità pugilistica, e noi cittadini diventiamo semplici spettatori, con emozioni e sensazioni da stimolare costantemente in una sorta di scarica adrenalinica che ci trasforma in astanti passivi, dipendenti da questo gioco” (Azar Nafisi, La repubblica dell’immaginazione, 2015, p.31).

“La verità – scrive ancora nel suo libro la Nafisi– è che nella vita reale, ancor più che nei libri, siamo schiavi di illusioni e pregiudizi, delle cose che vogliamo vedere e sentire…Noi esseri umani siamo tutti capaci di dare il meglio e il peggio; le nostre storie lo testimoniano. E’ facile perdere la libertà e i diritti che abbiamo conquistato se ce ne disinteressiamo, se non pensiamo, se non vediamo”.

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