È scontro aperto alla Camera sulla nuova legge elettorale proposta dal centrodestra. In commissione Affari Costituzionali, le opposizioni hanno alzato un vero e proprio “muro” presentando quasi 770 emendamenti (proposte di modifica) per bloccare o cambiare il testo. I tempi sono stretti: la maggioranza vuole votare a ritmo serrato per chiudere i lavori entro giovedì 25 giugno.
I partiti di governo hanno presentato solo quattro emendamenti comuni (firmati da FdI, Lega, FI e Noi Moderati) che introducono alcune correzioni:
Regioni speciali: modifiche sul calcolo dei voti in Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta.
Doppia candidatura: obbligo di doppia candidatura (anche nella quota proporzionale) per chi è inserito nel listino del premio di maggioranza.
Garanzie costituzionali: viene chiarito che l’indicazione del premier sulla scheda elettorale non cancella l’assenza del vincolo di mandato per i parlamentari e non tocca i poteri del Presidente della Repubblica.
Le minoranze sono contro la riforma. Per diverse ragioni.
Il “Campo Largo” (Pd, M5S, Avs): ha presentato oltre 300 emendamenti comuni per cancellare le parti chiave della riforma (come il premio di maggioranza e l’indicazione del premier), accusando la destra di voler cambiare le regole del gioco a proprio favore.
Italia Viva pur avendo firmato le modifiche del centrosinistra, si dice d’accordo sul principio della legge (“chi vince deve governare”) e sostiene l’introduzione delle preferenze.
+Europa attacca duramente la riforma, definendola provocatoriamente in un emendamento “Nuova legge fascista Acerbo”.
Azione ha scelto una strada solitaria, proponendo un sistema proporzionale puro con preferenze e un premio di maggioranza che scatta solo se si supera il 50% dei voti.
Un emendamento introdotto dai “vannacciani” (legati a Roberto Vannacci) propone di inserire le preferenze sulla scheda elettorale. Questa proposta piace trasversalmente a pezzi di centrodestra (FdI e Noi Moderati) e di centrosinistra (M5S, parte del Pd e Italia Viva), ma rischia di non essere mai votata se la commissione deciderà di superare l’esame degli emendamenti per mandare il testo direttamente in Aula.

“Bignami bis”, il testo
Il nuovo testo della legge elettorale introduce rispetto al precedente alcune modifiche significative sul premio di maggioranza, sulla distribuzione dei seggi, sul voto degli italiani all’estero e sull’indicazione del candidato premier.
Premio di maggioranza confermato
Resta il premio di maggioranza per garantire la governabilità:
70 seggi aggiuntivi alla Camera
35 seggi aggiuntivi al Senato
Il premio non viene assegnato se:
i risultati tra Camera e Senato risultano troppo differenti;
nessuna lista o coalizione raggiunge il 42% dei voti.
In questi casi, la distribuzione dei seggi avverrà con un sistema interamente proporzionale.
La riforma elimina il secondo turno di votazione. L’assegnazione dei seggi sarà determinata esclusivamente dall’esito del voto.
Per evitare una concentrazione eccessiva del potere parlamentare, viene introdotto un limite massimo ai seggi ottenibili dalla coalizione vincente.
Alla Camera dei Deputati, la maggioranza non potrà superare 220 seggi, rispetto ai 230 previsti nella versione precedente.
Al Senato, il limite viene fissato a 113 seggi, contro i 114 precedentemente previsti.
Secondo i promotori della riforma, questa modifica impedisce alla coalizione vincente di arrivare al 60% dei seggi complessivi.
Voto degli italiani all’estero: previsto un nuovo sistema di controllo per contrastare irregolarità e contraffazioni nel voto.
Il Governo dovrà aggiornare entro tre mesi il regolamento attuativo della legge n. 459 del 2001.
Le liste dovranno indicare ufficialmente il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio al momento della presentazione.
Esclusione dal calcolo nazionale dei voti espressi in Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, in considerazione delle specificità dei rispettivi sistemi elettorali.


