Prende il via domani, 14 luglio, alla Camera dei deputati l’esame del testo di riforma elettorale promosso dal centrodestra e ribattezzato “Stabilicum”. L’obiettivo della maggioranza è di garantire una maggiore stabilità parlamentare alla coalizione vincitrice delle elezioni.
Si tratta di un sistema prevalentemente proporzionale con un premio di maggioranza eventuale.
La proposta punta a superare il sistema misto attuale, Rosatellum, eliminando i collegi uninominali e reintroducendo una ripartizione dei seggi su base interamente proporzionale. A questa si aggiunge un premio di maggioranza destinato alla lista o alla coalizione che riesca a superare una determinata soglia di consenso: il premio scatterà infatti soltanto nel caso in cui una lista o una coalizione raggiunga almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere.
In caso contrario, i seggi saranno assegnati con un sistema esclusivamente proporzionale.
Il meccanismo prevede l’attribuzione di 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato alla forza politica vincitrice. È però previsto un limite massimo: la coalizione o lista beneficiaria del premio non potrà superare i 220 seggi alla Camera e i 113 seggi al Senato. Nel conteggio complessivo, considerando anche i seggi della circoscrizione Estero, il tetto massimo teorico arriverebbe a 228 deputati e 117 senatori.
Lo Stabilicum, almeno nella versione attuale, non modifica il numero dei parlamentari eletti dagli italiani residenti all’estero, che restano otto alla Camera e quattro al Senato.
Per accedere alla ripartizione proporzionale dei seggi restano confermate le soglie già previste dal Rosatellum: le liste devono superare il 3% dei voti a livello nazionale; le liste rappresentative di minoranze linguistiche devono superare il 20% nella propria regione, per il Senato; le liste che superano il 20% in una singola regione ottengono l’accesso alla ripartizione limitatamente a quella regione.
Per quanto riguarda le coalizioni, queste saranno considerate tali soltanto se raggiungeranno almeno il 10% dei voti nazionali.
All’interno delle coalizioni, le liste che otterranno tra l’1% e il 3% contribuiranno al risultato complessivo della coalizione ma, di norma, non accederanno all’assegnazione dei seggi. Lo Stabilicum introduce però una clausola di “ripescaggio”: in ogni coalizione potrà ottenere seggi anche la lista che, pur restando sotto il 3%, avrà conseguito la maggiore cifra elettorale tra quelle escluse.
Per partecipare alle elezioni sarà necessario raccogliere un numero minimo di firme nei collegi plurinominali. Le sottoscrizioni richieste dovranno essere comprese tra 1.500 e 2.000 firme per ogni collegio e le liste dovranno essere presentate in almeno un terzo dei collegi.
Per Camera dei deputati, 49 collegi, con un minimo di 1.500 firme per collegio, per un totale minimo di 73.500 firme; al Senato della Repubblica ci sono 26 collegi, con un minimo di 1.500 firme per collegio, per un totale minimo di 39.000 firme.
Con lo Stabilicum sono esentati dalla raccolta firme le liste espressione di forze politiche che a dicembre 2025
avevano un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato; in precedenza, bisognava avere un gruppo parlamentare in entrambe le Camere.
Il testo base dello Stabilicum prevede che scompaiano i riquadri – posti in alto per ogni coalizione – in cui con il Rosatellum erano stampati i nomi dei candidati nel collegio uninominale. Al loro posto, viene inserito – questa volta in basso per ogni coalizione – un riquadro contenente i nomi dei candidati del listino premio che risulterebbero eletti in caso di vittoria.
Sulla scheda non comparirà invece il nome del capo della coalizione, altra novità introdotta dallo “Stabilicum” che dovrà essere dichiarato in sede di deposito delle candidature (insieme a simboli e programmi).
Uno dei punti ancora aperti riguarda l’introduzione delle preferenze. Nel testo attuale dello Stabilicum non sono previste, lasciando quindi spazio a liste con candidati bloccati.
Su questo tema, però, la maggioranza è divisa: Fratelli d’Italia spinge per introdurre un meccanismo che restituisca agli elettori la possibilità di scegliere i candidati, mentre Lega e Forza Italia sono contrarie.
L’ipotesi di mediazione allo studio prevede il mantenimento del capolista bloccato, lasciando invece la selezione degli altri eletti alle preferenze espresse dagli elettori. Una soluzione che consentirebbe, soprattutto nei partiti più grandi, di eleggere una parte significativa dei parlamentari attraverso il voto diretto dei cittadini.



