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Nuova legge elettorale, con Vannacci il centrodestra sempre vincente. Il Campo largo senza riformisti non ha chance

La simulazione di Youtrend analizza anche l’impatto di un eventuale emendamento di Fratelli d’Italia per introdurre le preferenze. Questa novità favorirebbe nettamente i partiti principali, con consensi dal 20% in su. Per un partito al 20%, come FdI o il Pd, la quota di parlamentari scelti direttamente dai cittadini salirebbe al 33,7% alla Camera e al 27% al Senato

Senza il Centro non si vince, ma l’ago della bilancia è comunque Roberto Vannacci con la sua formazione “Futuro Nazionale” (FnV). È quanto emerge da una simulazione di Youtrend, basata sulla Supermedia dei sondaggi, che mette a confronto l’attuale Rosatellum con lo “Stabilicum”, la riforma elettorale in discussione alla Camera.

Dall’analisi emergono quattro possibili scenari per le coalizioni:

Nel primo scenario, se Vannacci si allea con il centrodestra, la coalizione raggiunge il 48,5% e, grazie al premio di maggioranza dello Stabilicum, ottiene 222 seggi alla Camera e 113 al Senato, migliorando nettamente i risultati che otterrebbe con il Rosatellum. Al contrario, il campo largo progressista al completo è al 44,7%, vedendo scendere la propria rappresentanza a 160 seggi a Montecitorio e 77 a Palazzo Madama.

Nel secondo scenario, con Vannacci isolato e i centristi di Italia Viva e Più Europa schierati con i progressisti, la situazione si ribalta: il campo largo allargato ottiene lo stesso il 44,7% dei voti ma conquista la maggioranza con 222 seggi alla Camera e 112 al Senato. Il centrodestra, fermo al 42,3%, scenderebbe a 141 deputati e 68 senatori.

Gli altri due scenari ipotizzano i centristi in un polo autonomo: in questo caso, il centrodestra resterebbe saldamente in testa al 48,5% se alleato con Vannacci, mentre senza il generale scenderebbe al 42,3%, tallonato a un solo punto di distanza dall’asse Pd-M5S-Avs.

La simulazione di Youtrend analizza anche l’impatto di un eventuale emendamento di Fratelli d’Italia per introdurre le preferenze. Questa novità favorirebbe nettamente i partiti principali, con consensi dal 20% in su. Per un partito al 20%, come FdI o il Pd, la quota di parlamentari scelti direttamente dai cittadini salirebbe al 33,7% alla Camera e al 27% al Senato.

Se un partito raggiungesse il 30%, oltre la metà dei suoi eletti dipenderebbe dalle preferenze degli elettori (54,7% alla Camera e 50,1% al Senato).

Per le liste più piccole, attorno al 10%, la quota di eletti con le preferenze sarebbe invece quasi irrilevante, fermandosi al 5%.

L’approvazione di questo emendamento modificherebbe profondamente la natura dello Stabilicum, legando tra un quarto e un terzo dei parlamentari al voto territoriale e scardinando le gerarchie interne ai partiti. Se invece prevarrà la linea di Lega e Forza Italia, contrarie alle preferenze, la legge manterrà il sistema delle liste bloccate, lasciando alle segreterie di partito il controllo totale sulla scelta degli eletti.+

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