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La Sicilia e le elezioni del 2018 

Chiusa la campagna elettorale in Sicilia, se ne apre un’altra per le elezioni politiche del 2018. La scelta dei siciliani ha attraversato lo Stretto e si riflette sugli equilibri nazionali e sulle alleanze future. Il voto nell’isola ha dato un’indicazione precisa il centrodestra ha vinto perché è riuscito a mettere in piedi una coalizione a differenza del centro sinistra che ancora una volta si è diviso non tra una sinistra riformista e una più radicale ma tra renziani e anti renziani.

I Cinque Stelle caparbiamente non intendono formare alleanze, sono il primo partito ma da soli non riescono a vincere. E’ probabile che alle prossime elezioni politiche l’ordine di arrivo sia più o meno lo stesso ma queste stesse forze politiche, vincenti alle regionali, dovranno fare un miracolo per riuscire ad ottenere i numeri necessari in Parlamento per governare. Il motivo è nella nuova legge elettorale. Sarà quasi impossibile infatti con quattro o cinque poli in competizione tra loro puntare ad una vittoria netta.

La probabilità più alta per far nascere un governo sarà quella di cercare un accordo tra i partiti diverso da quello suggerito agli elettori in campagna elettorale. Il filo da seguire è questo al di là delle chiacchiere e dei deliri tipici di ogni competizione elettorale. E del resto anche in Europa sta accadendo qualcosa di simile. Escludendo la Francia che ha un sistema presidenziale gli altri grandi paesi europei hanno dato vita ad esecutivi diversi rispetto agli schieramenti elettorali. In Spagna i popolari di Rajoy governano con il sostegno fondamentale dei socialisti. In Germania la Merkel è ancora alle prese con il puzzle della maggioranza che dovrà presumibilmente formare con verdi e liberali e in Gran Bretagna i conservatori di Theresa May governano solo grazie all’appoggio determinante della destra unionista nordirlandese.

Tre esempi che ci propongono soluzioni simili: è sempre più difficile per un partito o per una coalizione ottenere direttamente dagli elettori i voti necessari per governare. In Italia si potrebbe giungere anche ad altri paradossi con tre possibili vincitori. I Cinque Stelle primo partito, il centrodestra prima coalizione, il partito democratico prima forza parlamentare. Un risultato frutto appunto della legge elettorale che favorisce le coalizioni e dunque il centrodestra perché unico cartello elettorale già solido ma i cinque stelle potrebbero prendere più voti come lista e il PD grazie ai collegi uninominali risultare il primo gruppo in Parlamento.

Sarà la saggezza del Presidente della Repubblica ad individuare una strada possibile. Come ha messo in evidenza “Il Foglio” nelle ultime settimane Mattarella è intervenuto su giustizia, magistrati, scienza, vaccini, Europa e capacità di governo. Le sue parole, se messe in fila l’una dopo l’altra sembrano indicare con chiarezza qual è il percorso politico che dovranno seguire nei prossimi mesi le forze che si candidano a guidare il paese, anche per essere considerate affidabili sul piano interno e su quello internazionale.

Insomma l’agenda politica-economica dei prossimi anni potrà essere più quella indicata dal Capo dello Stato e dal governatore della Banca centrale europea Draghi che quella dettata agli elettori da Renzi, Berlusconi o Di Maio. Proprio in questi giorni al Quirinale è stata inaugurata una Mostra che espone i “pupi” della tradizione siciliana, da Orlando a Rinaldo alla Bella Angelica fino al traditore Gano di Magonza. Spettacoli che un tempo avvenivano nelle piazze dei paesi dell’Isola. Quella lotta per il potere e per la patria, un microcosmo tutto siciliano per leggere la vita e il mondo che si è perso nella rivolta contro la tradizione. Ma la metafora dei “pupi” ancora resiste all’usura del tempo e in politica è sempre pronta ad andare in scena.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud

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