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La rivoluzione pastorale del vescovo Aiello

La consapevolezza che nella diocesi di Avellino è presente un laicato cristiano, associato e non, di notevole dimensione numerica, viene riconsiderata a fronte della inedita, efficace e straordinaria rivoluzione pastorale di Mons. Arturo Aiello, nuovo Vescovo di Avellino. Da non pochi esperti di problemi ecclesiali, laici e presbiteri, viene sostenuto il convincimento che il laicato cattolico, complessivamente inteso, costituisce una risorsa ancora «inesplorata » – o solo in parte valorizzata – per una radicale ripresa del cammino comunitario della chiesa avellinese. A tal proposito, l’aspetto significativo della riflessione, è che la prospettiva delineata trova un sincero sostegno da parte di non pochi presbiteri, per lo più parroci, che hanno già sperimentato la via del coinvolgimento laicale all’interno della comunità ecclesiale a loro affidata.
Allora qualche approfondimento va fatto, anche perché le attuali piste d’impegno del laico cristiano non possono ignorare ulteriormente la «rilevanza pubblica» della fede, alla luce delle ricorrenti sollecitazioni del magistero sociale della Chiesa. Una prima riflessione, a modesto avviso di chi scrive, va dedicata al superamento dell’attuale idea di laicato. Conseguentemente, nel condurre questo sforzo, va liberato in mare aperto «lo spazio del laico» che la teologia del laicato del novecento aveva custodito all’interno di un consolidato schema teologico imbrigliandone, di fatto, il respiro sociopastorale sulla frontiera delle sempre più crescenti emergenze materiali ed immateriali di una comunità attanagliata da angosce ed egoismi in rapida diffusione. L’interrogativo attuale è se – con l’urgenza e la drammaticità di un rinnovamento ecclesiale che Papa Francesco ha sintetizzato nella eloquente espressione “Chiesa ospedale da campo” e nella prospettiva di «una Chiesa in uscita» – la “teologia del laicato” può approdare allo «spazio del laico» nella impegnativa missione della Chiesa contemporanea. Per questo approdo ci vengono in aiuto il pensiero di due grandi personalità (G.B. Montieri – J. Guitton) che sono stati promotori dello «spazio del laico» oltre i recinti della consolidata codificazione teologica. La riapertura del dossier sui laici intorno al Sinodo dell’87 (Christifidelis Laici) ha postulato la “laicità” come dimensione caratteristica di tutto il popolo di Dio alla luce del binomio comunità- ministeri percé non sono immaginabili ministeri che non si radicano nella comunità. Negli ultimi decenni è cresciuta la consapevolezza che tutti i battezzati sono coinvolti nella responsabilità dell’annuncio del Vangelo. Tale partecipazione può esprimersi in una forma pubblica ecclesialmente riconosciuta, di predicazione della parola di Dio? La risposta la danno nella loro raccolta “Anche i laici possono praticare? di Enzo Bianchi ed altri. In sintesi la via da intraprendere per concorrere ad una concreto rinnovamento socioecclesiale la delinea Marco Vergottini nel suo libro (Il cristiano testimone. Congedo della teologia del laicato) ove l’autore dopo una puntuale ricostruzione della teologia conciliare sul laicato, approda ad una proposta chiara: la figura del cristiano testimone, deve sostituire quella di cristiano laico. La stessa fatica dell’osmosi tra necessità del laico del suo rapporto col mondo col costante riferimento a Dio trova feconda prospettiva nella testimonianza cristiana del fedele laico in ogni ambito della sua vita familiare, sociale e comunitaria. La testimonianza cristiana del laico interpella tanti sedicenti cristiani che, per decenni, hanno abbandonato il travaglio di una partecipazione attiva e responsabile nella vita sociale e politica delle nostre comunità: il risultato attuale è che lo spazio nobile della politica è stato progressivamente occupato dai mediocri, dagli autoreferenziali che, non solo non hanno operato per costruire il bene comune, ma sono diventati tali fino a non accorgersi, quando parlano, di pronunciare balbuzie senza significato. Anche all’interno della sonnolenza civile della nostra comunità cittadina, il generoso tentativo di rianimazione spirituale e sociale di Mons. Aiello può generare spinta dinamica nel cammino coordinato di laici e presbiteri, consapevoli che tale necessaria compresenza intrecci progettualmente riflessione teologica e concreta testimonianza cristiana sulla frontiera delle tante emergenze attuali.

di Gerardo Salvatore edito dal Quotidiano del Sud

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