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Fine vita, Forum Famiglie Regione Campania: necessario promuovere un confronto ampio e rispettoso sul tema. La risposta alla fragilità è la cura

L’appello: prima di organizzare percorsi di accesso al suicidio medicalmente assistito, è indispensabile garantire a tutti i cittadini la piena ed effettiva disponibilità delle cure palliative, della terapia del dolore, dell’assistenza domiciliare e del sostegno alle famiglie, superando le disuguaglianze ancora presenti sul territorio

Il Forum delle Associazioni Familiari della Regione Campania e Campania in Dialogo, richiamandosi alla Nota dei Vescovi della Campania sul fine vita, esprime forte preoccupazione per le proposte di legge regionale sul suicidio medicalmente assistito attualmente all’esame del Consiglio Regionale.

“Pur nel rispetto delle diverse sensibilità presenti nella società e della sofferenza di tante persone colpite da malattie gravi e invalidanti – si legge nella nota – riteniamo che una materia così delicata richieda una riflessione più ampia sul significato della cura, sulla dignità della persona e sulla responsabilità della comunità nei confronti dei più fragili.

Le proposte di legge vengono presentate come una disciplina di carattere organizzativo, ma introducono di fatto procedure, commissioni e strumenti finalizzati a rendere concretamente accessibile il suicidio medicalmente assistito all’interno del Servizio Sanitario Regionale. Si tratta di una scelta che non può essere considerata neutrale e che solleva interrogativi profondi sul ruolo stesso della sanità pubblica.

Ci preoccupa, inoltre, la quasi totale assenza della dimensione familiare, comunitaria e sociale. La persona appare considerata prevalentemente come un individuo chiamato a esercitare una scelta autonoma, mentre rimangono sullo sfondo le relazioni che accompagnano ogni esperienza di malattia: la famiglia, gli affetti, i caregiver, il volontariato e le comunità locali.

La sofferenza non è mai soltanto individuale. Chi affronta una malattia grave vive spesso una condizione di particolare vulnerabilità, segnata dalla paura, dalla perdita di autonomia, dalla solitudine, dal timore di diventare un peso per gli altri o dalla mancanza di adeguati sostegni assistenziali.

Per questo riteniamo che non sia sufficiente informare una persona sulle diverse opzioni disponibili. È necessario accompagnarla realmente. Informare e accompagnare non sono la stessa cosa. La libertà di una scelta può dirsi autentica soltanto quando la persona può contare su relazioni significative, cure adeguate e alternative concretamente accessibili.

Particolare attenzione merita il tema delle cure palliative. Prima di organizzare percorsi di accesso al suicidio medicalmente assistito, è indispensabile garantire a tutti i cittadini la piena ed effettiva disponibilità delle cure palliative, della terapia del dolore, dell’assistenza domiciliare e del sostegno alle famiglie, superando le disuguaglianze ancora presenti sul territorio.

Riteniamo inoltre che una questione che coinvolge diritti fondamentali, principi costituzionali e valori condivisi non debba essere affrontata attraverso interventi regionali differenziati. È necessaria una legislazione nazionale capace di offrire un quadro normativo unitario e di promuovere un confronto serio, approfondito e partecipato nel Paese.

Facendo nostri i principi richiamati dalla Nota dei Vescovi della Campania, ribadiamo che la qualità di una società si misura dalla sua capacità di accompagnare chi soffre, sostenere le famiglie e non lasciare soli i più fragili.

Di fronte alla vulnerabilità, la risposta più alta non è anticipare la morte, ma rafforzare la cura, la prossimità e la solidarietà.

Chiediamo pertanto al Consiglio Regionale della Campania di promuovere un confronto pubblico ampio e partecipato, che coinvolga famiglie, operatori sanitari, associazioni, realtà del Terzo Settore, comunità religiose, esperti di bioetica e rappresentanti delle istituzioni. Il dibattito non può essere ridotto a una questione esclusivamente procedurale, ma deve interrogarsi sul significato della cura, della solidarietà e della responsabilità collettiva verso le persone più fragili.

Solo attraverso un confronto aperto e rispettoso sarà possibile affrontare una materia tanto delicata con la profondità, la prudenza e il senso di responsabilità che essa richiede”.

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