Lunedì, 14 Settembre 2026
02.55 (Roma)

Ultimi articoli

Dimissioni lavoratrici madri, fenomeno in crescita in Irpinia e in Campania. Lomazzo: ancora difficile conciliare lavoro e famiglia

A preoccupare il dato relativo alla crescita del fenomeno. In particolar modo, la provincia di Napoli passa da 1.532 provvedimenti nel 2024 a 1.801 nel 2025.; da 1300 lavoratrici madri nel 2024 a 1522 madri (279 padri) nel 2025, in Irpinia dalle 188 del 2023 alle 174 del 2024 fino alle 194 nel 2025

L’organizzazione del lavoro e la non condivisione del ruolo genitoriale, pur se con lievi miglioramenti, continuano ad essere tra i principali ostacoli nel percorso delle donne verso la parità delle opportunità con l’universo maschile. E’ quanto emerge dal documento relativo ai dati per l’anno 2025 che registrano le Dimissioni/risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri (Art. 55 del D.lgs. 151/01) convalidate dall’Ispettorato Nazionale del lavoro. Un documento curato dalla Consigliera regionale di Parità Domenica Lomazzo con la collaborazione dei funzionari Serena Billiteri e Giuseppe Pontillo, in collaborazione con l’INAPP.  I dati consegnano una fotografia pressoché statica nel corso degli anni del rapporto maternità/genitorialità/lavoro. “L’organizzazione della nostra società – si legge nel documento – non è ancora strutturata compiutamente sulle esigenze di entrambi i generi, sulle esigenze della famiglia, nonché come ancora persiste una cultura fortemente impregnata di sessismo che affida principalmente alle donne la cura dei figli e della famiglia”.

Nel corso del 2025, i provvedimenti relativi alle dimissioni/risoluzioni/giusta causa convalidati dall’INL complessivamente sono stati 59.770 di cui 40.628 si riferiscono a lavoratrici madri (pari al 68% del totale). Nella maggior parte dei casi si tratta di dimissioni volontarie e riguarda per lo più madri lavoratrici in difficoltà di conciliare il lavoro con il carico familiare, ovvero delle 40.628 convalide riferite a lavoratrici madri, il 98,1% attiene alle loro dimissioni volontarie.
“Continuiamo ad assistere – spiega Domenica Lomazzo -ad un fenomeno che registra l’annosa e mai risolta questione del carico di cura della famiglia e dei figli, che continua a gravare quasi interamente sulle spalle delle donne ed è ciò che emerge dall’analisi delle motivazioni a base delle loro dimissioni volontarie dal lavoro.
La motivazione prevalente data dalle lavoratrici madri è la difficoltà di conciliazione tra lavoro e cura del/la
bambino/a per il 79% ed in particolare la maggioranza delle lavoratrici madri ha collegato tale difficoltà all’assenza di servizi per il 46,4%, all’elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato/asili nido per il 7,3%.
Il 43,1% motiva per l’assenza di parenti a supporto. Altra motivazione significativa, per il 32,6%, è quella legata all’organizzazione aziendale, di queste per il 37,8% le condizioni di lavoro risultano troppo gravose e per il 3,6% legate alla incapacità dell’azienda di adattare l’orario di lavoro. Le donne, quindi, continuano a fare propri i costi sociali della cura. Per i lavoratori padri, invece, la motivazione principale di recesso è di carattere professionale, ovvero per passaggio ad altra azienda per il 62,3% dei casi, mentre la cura dei figli è la motivazione solamente nel 24,9%. La non condivisione genitoriale degli oneri di cura si traduce, quindi, oltre che nella qualità della partecipazione delle donne al lavoro, anche in maniera frequente, nel loro ricorso alle dimissioni, che in molti casi si traduce nella loro rinuncia al lavoro. Proseguendo nell’analisi dei dati per la classe di età dei genitori, si rileva che il 79% (47.374) delle/i lavoratrici/lavoratori destinatarie/i di convalida hanno un’età tra i 29 e i 44 anni.
Questa fascia di età comprende il 78% (31.890 convalide) delle 40.628 dimissioni delle lavoratrici madri e l’81%
(15.484 convalide) dei 19.142 lavoratori padri. La classe di età più rilevante è quella tra i 34 ed i 44 anni, dove le lavoratrici madri risultano essere 17.290 e i lavoratori padri risultano essere 10.264”

Situazione preoccupante anche in Campania “dai dati INL 2025 – prosegue Lomazzo -risultano convalidate 3.119 (2.979 nel 2024) Dimissioni/Risoluzioni ex art. 55 D.LGS 151/2001 da parte di lavoratrici madri/lavoratori padri, di cui 2.611 si riferiscono a dimissioni di lavoratrici madri e 508 a dimissioni di lavoratori padri. Nel periodo di riferimento la distribuzione delle convalide per classi di età, a livello territoriale, risulta sostanzialmente in linea con i dati rilevati a livello nazionale, che evidenziano la prevalenza di lavoratrici e lavoratori di età tra i 34 e i 44 anni, seguiti dalla fascia dai 29 ai 34 anni di età”.

Ad emergere un Paese a tre economie soprattutto per quanto concerne il lavoro delle donne: nell’Italia Settentrionale sono state adottate 38.074 convalide, che rappresentano il 63,7% del totale; nell’Italia Centrale i provvedimenti sono stati 11.834, pari al 19,8%; nell’Italia Meridionale sono stati rilasciati 9.862 provvedimenti, corrispondente a circa il 16,5% del totale. in tutti gli ambiti territoriali la prevalenza riguarda le convalide di dimissioni relative a lavoratrici madri. La distribuzione del fenomeno nelle Regioni del Nord, del Centro e del Sud Italia, rispecchia il differente andamento occupazionale che caratterizza gli ambiti territoriali per quanto concerne l’occupazione femminile che, come già precedentemente accennato, a livello nazionale, si attesta su una media del 53,3% – 54%, e come è noto con un divario territoriale molto forte: al Nord supera il 60%, al Centro si aggira intorno al 56%-59%, mentre al Sud e nelle Isole scende drasticamente a circa il 32%-38% “La situazione dell’occupazione femminile in Campania nel 2025, nonostante una crescita economica che ha portato benefici anche al mercato del lavoro con un aumento degli/le occupati/e e del tasso di occupazione  si legge nel documento – rimane critica. In una realtà lavorativa come quella del Mezzogiorno d’Italia e, quindi, della nostra Campania, le donne quando sono costrette a dimettersi dal lavoro, come nel caso delle dimissioni dovute all’impossibilità di conciliazione impegno lavorativo/cura della famiglia, lo fanno anche con la consapevolezza di un loro complicato rientro nel mondo del lavoro”.

A preoccupare il dato relativo alla crescita del fenomeno delle dimissioni di lavoratrici madri in Irpinia e in Campania. In particolar modo, la provincia di Napoli passa da 1.532 provvedimenti nel 2024 a 1.801 nel 2025.; da 1300 lavoratrici madri nel 2024 a 1522 madri (279 padri) nel 2025, in Irpinia dalle 188 del 2023 alle 174 del 2024 fino alle 194 nel 2025. In quasi tutte le province campane si è avuto un aumento del numero di dimissioni/risoluzioni.

Dimissioni/risoluzioni ex art. 55 D.Lgs. 151/2001 per provincia e anno – 2023–2025
PROVINCIA 2023 2024 2025
AVELLINO  188    174  194
BENEVENTO 133 117 139
CASERTA 470  444 446
NAPOLI 1.647 1.532 1.801
SALERNO  455 547 526
TOTALE 2.893 2.814 3106

In Campania, dai dati forniti dagli Ispettorati Territoriali regionale e provinciali, a partire dal 2021:
nel 2021 dimissioni di lavoratrici madri 2.116 – dimissioni di lavoratori padri 201
nel 2022 dimissioni di lavoratrici madri 2.558 – dimissioni di lavoratori padri 323
nel 2023 dimissioni di lavoratrici madri 2.500 – dimissioni di lavoratori padri 393
nel 2024 dimissioni di lavoratrici madri 2.443 – dimissioni di lavoratori padri 371
nel 2025 dimissioni lavoratrici madri 2.671 – dimissioni lavoratori padri 435

Per concludere che “Le evidenti asimmetrie tra donne ed uomini nel lavoro per quanto concerne la qualità e la quantità del loro impiego, la relativa retribuzione, oltre ad essere dovute ad un preoccupante e persistente fattore culturale, alla debolezza dei mercati del lavoro territoriali, come quelli del mezzogiorno d’Italia, sono dovute anche ad una organizzazione della nostra società che ancora non tiene nella dovuta considerazione la mai risolta problematica della conciliazione vita/famiglia/lavoro. La più grave discriminazione consiste nell’affidare la cura della famiglia e dei figli principalmente alle donne, costrette a causa di carenze dei servizi a scegliere tra la cura dei figli e il lavoro, tra i figli e la carriera. Questa è una vera violazione dei nostri principi costituzionali, oltre ad essere una grave miopia politica. La piena e buona occupazione femminile è fondamentale per la crescita economica, per l’aumento del PIL e ,di conseguenza, per la stabilità sociale. Più donne al lavoro significano maggiore produzione di valore, redditi familiari più alti e nuovi posti di lavoro”
Ecco perchè “Ridurre il gender gap nel lavoro – spiega Lomazzo -non è solo una questione di giustizia sociale ma una leva strategica per la crescita, la competitività e l’innovazione oltreché un antidoto al declino demografico. Dobbiamo necessariamente intervenire con strategie ed azioni concrete e più incisive. Dobbiamo sopperire alla carenza strutturale di servizi a supporto della conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro anche con istituti innovativi e con sperimentazioni innovative, oltre a promuovere e favorire quelli già esistenti, incentivare, ulteriormente, i papà ad utilizzare i congedi parentali nei primi 14 anni di vita dei figli/e. Dobbiamo acquisire la piena consapevolezza che la maternità è un valore sociale e la genitorialità e “affare” di donne e di uomini”.

Lomazzo rilancia sugli strumenti necessari per compensare questo gap  “Le azioni di ampliamento dell’offerta degli asili, di potenziamento della scuola per l’infanzia, di miglioramento dell’assistenza per gli anziani ed i disabili, di un sostegno diffuso al work life balance debbono essere assunte come impegni primari.
L’utile strumento, certo non esaustivo, rappresentato dalla certificazione della parità di genere nelle imprese dei
settori sia privati pubblici, la cui mission è la creazione di un ambiente di lavoro inclusivo delle diversità, in grado
di favorire e di valorizzare il contributo delle donne e di tutti nella crescita dell’azienda oltre che per promuovere
una maggiore equità sociale, necessita sicuramente di essere rivisto per renderlo ancora più efficace ed incisivo. In particolare, l’intervento si articola in misure di sostegno diretto alle donne per l’accesso a servizi di cura per
l’infanzia e per i familiari non autosufficienti, nonché in azioni territoriali realizzate attraverso partenariati pubblico
privato finalizzate al rafforzamento dei servizi di conciliazione e all’orientamento al lavoro con il coinvolgimento di attori istituzionali e territoriali – tra cui Ambiti Territoriali, imprese, soggetti del terzo settore e altri soggetti pubblici e privati. Bisogna continuare con ancora maggiore incisività e determinazione e, soprattutto, con rinnovata visione, il percorso intrapreso”.

Infine, rivendica i risultati raggiunti ma sottolinea come la strada da percorrere è ancora lunga: “Nel corso degli anni nelle puntuali riunioni del Partenariato Economico Sociale della Regione, nella mia funzione di Consigliera di Parità regionale, ho fatto emergere continuamente la carenza di strutture a supporto delle famiglia e, nello specifico, di asili nido, avanzando anche proposte innovative quale, per esempio, (tenuto conto che il tessuto produttivo campano è composto per circa il 95% da micro imprese e ciascuna da sola non potrebbe sostenere i costi del mantenimento/gestione di un asilo nido) quella di valutare la possibilità di programmare interventi, che prevedano nelle aree industriali la presenza di idonee strutture di accoglimento per i bambini (asilo nido etc.) anche tramite l’incentivazione di accordi/reti tra le imprese. Come pure ho avanzato proposte e rimarcato la necessità di promuovere le donne campane nel mondo del lavoro attraverso il lavoro sia autonomo, sia dipendente. Ho avanzato e sostenuto proposte idonee ad arginare, inoltre, il lento spopolamento delle nostre terre e la fuga delle nostre intelligenze”.

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Lascia un commento

Cronaca

L’onorevole Sandro Ruotolo, parlamentare europeo del Partito Democratico, è stato ospite di Casa De Simone a Montoro, dove ha…

Pioggia e grandine in Irpinia nel tardo pomeriggio hanno causato danni e disagi. Situazione critica anche a Forino, dove il…

Esiste nel territorio di Avellino e nelle zone limitrofe un’associazione per delinquere di stampo camorristico denominata “Nuovo Clan Partenio”, dedita…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

La FP CGIL di Avellino denuncia con fermezza il reiterato comportamento dell’Azienda Moscati, che continua a escludere “la nostra Organizzazione Sindacale dalle comunicazioni e dalle informative previste dal sistema delle relazioni sindacali” “L’ultimo episodio – si legge nella nota della Cgil, firmata da Licia Morsa – è particolarmente grave. Le...

Controlli del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Avellino sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e per il contrasto al lavoro irregolare e al fenomeno del caporalato in diverse strutture ricettive della provincia: le verifiche hanno interessato sette attività, tre delle quali sono state destinatarie di un provvedimento di sospensione...

Nel 2025 continua a crescere l’occupazione in Italia, ma a ritmi più contenuti rispetto agli anni precedenti. Secondo la Svimez, gli occupati sono saliti di 185mila unità rispetto al 2024 (+0,8%), raggiungendo quota 24 milioni e 117mila. L’aumento riguarda però esclusivamente gli over 50 (+4,2%), mentre diminuisce tra gli under...

“Sui dati che raccontano la crescita dell’occupazione nel Mezzogiorno, il Governo Meloni continua incredibilmente ad attribuirsi meriti che derivano da scelte, investimenti e riforme realizzate da Giuseppe Conte e dal M5S. Tra gli strumenti che stanno contribuendo a migliorare l’inserimento lavorativo di centinaia di migliaia di cittadini c’è il programma...

Ultimi articoli

Attualità

Due tra i protagonisti dell’oncologia italiana insieme ad Avellino per un confronto sul melanoma e sulle nuove prospettive di cura….

“La svolta può arrivare solo da un forte cambiamento culturale”. Lo sottolinea con forza l’assessore regionale Marica Serluca, in piazza…

L’associazione Insieme per Avellino e l’Irpinia, la Svimar e il Centro Studi Edilizia Reale plaude all’annuncio del vicegovernatore della regione…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy