di Rosa Bianco
A Palazzo Pisapia la settima edizione del Concorso di Poesia e Racconti dedicato al “Principe dei Musici”. Quaranta autori da tutta la Campania, tra versi, memoria e narrazione
Ci sono luoghi nei quali la cultura non ha bisogno di essere convocata: è già lì, sedimentata nelle pietre, nelle architetture, nella memoria degli uomini. Gesualdo è uno di questi luoghi. E quando la parola poetica torna a risuonare ai piedi del castello che fu dimora di Carlo Gesualdo, la letteratura sembra ricongiungersi naturalmente alla storia.
È accaduto sabato 12 settembre, nel cuore del centro storico, a Palazzo Pisapia, dove si è tenuta la settima edizione del Concorso di Poesia e Racconti Carlo Gesualdo, il “Principe dei Musici”, manifestazione ideata e diretta da Francesco Aufiero, che anno dopo anno continua a crescere, non soltanto per il numero dei partecipanti, ma soprattutto per la qualità e per il senso di comunità che riesce a generare.
Quaranta poeti e scrittori, provenienti da tutta la Campania, hanno portato a Gesualdo le proprie parole. Versi e racconti differenti per voce, sensibilità e sguardo, ma accomunati dal desiderio di incontrarsi, ascoltarsi, condividere la propria scrittura. Perché un concorso letterario, quando riesce a superare la dimensione della semplice competizione, diventa qualcosa di più: un luogo di relazione, una piccola comunità temporanea costruita intorno alla parola.
A valutare le opere è stata una giuria composta dall’ingegnere Michele Zarrella, dal preside Carmine Caloia, dal dottore Tancredi Di Cecilia e dalla professoressa Rosa Mannetta. Un compito non semplice, considerato l’alto numero di opere meritevoli, tanto da rendere necessaria l’istituzione di uno specifico Premio della Giuria.
La cornice non poteva essere più significativa. Palazzo Pisapia, messo a disposizione dall’Amministrazione comunale, si trova ai piedi del magnifico castello nel quale Carlo Gesualdo visse e compose i suoi celebri madrigali. Un incontro ideale tra il passato e il presente: da una parte la memoria di un musicista che seppe portare la forma musicale verso territori di straordinaria modernità; dall’altra autori contemporanei che, attraverso la poesia e il racconto, continuano a interrogare il tempo, la memoria, l’esistenza.
Anche il borgo ha fatto la sua parte, accogliendo i partecipanti nella propria bellezza. Per chi è arrivato dall’ingresso principale, la Fontana di Piazza Umberto I, appena restaurata, ha rappresentato quasi una soglia simbolica verso un paese che custodisce nella propria pietra una delle pagine più affascinanti della cultura musicale europea.
Alcuni partecipanti, per ragioni diverse, non hanno potuto essere presenti. Ma quanti hanno raggiunto Gesualdo hanno restituito alla giornata tutta la forza della loro voce, leggendo con passione ed entusiasmo le proprie opere. E così il pomeriggio è diventato un mosaico di storie, immagini, emozioni e parole.
Nella sezione racconti, il terzo posto è andato ad Adelina Mauro con Il fiume dei ricordi; secondo posto per Stefania Zollo con Le noccioline. A conquistare il primo posto è stata Stefania Andreottola Coppola con Pane per lo scazzamauriello, opera capace di imporsi per originalità e forza narrativa.
Sul podio della sezione poesia, terzo posto ex aequo per Agostina Spagnuolo, con Al Principe Carlo Gesualdo, e Andrea Pinto, con Trenta denari. Secondo posto per Clarice Spadea con Reimparare. La vittoria è andata a Tiziana Coppola con Inverno improvviso.
Il Premio della Giuria, istituito proprio per riconoscere l’alto valore di ulteriori opere, è stato assegnato a Michele Vespasiano per la poesia Spatriati, Oriana Petruzzo per Gesualdo, Pietro Rizzo per Vecchi, Ettore Cogliani per La pazienza nel buio, Sandra Caruso per Voglio e Giuseppe Caracciolo per il racconto Aurelio l’Hirpinus.
Sono nomi e titoli che compongono la geografia letteraria di questa settima edizione, ma soprattutto raccontano una partecipazione che va oltre la dimensione del premio. Il vero riconoscimento, infatti, è forse quello di aver creato ancora una volta un’occasione nella quale persone provenienti da luoghi diversi della Campania hanno potuto ritrovarsi attorno alla parola.
E qui ritorna il senso più profondo di una manifestazione dedicata a Carlo Gesualdo. Il Principe dei Musici appartiene alla storia della musica, ma il suo nome continua a generare domande sul rapporto tra arte e inquietudine, tra memoria e modernità, tra ciò che il tempo conserva e ciò che continuamente torna a interrogare il presente.
La poesia e il racconto, a loro volta, sono forme della memoria. Scrivere significa sottrarre qualcosa all’oblio, consegnare un’esperienza alla possibilità di essere ancora ascoltata. È forse per questo che un concorso come quello di Gesualdo assume, anno dopo anno, un significato che supera la classifica finale.
Dopo le fotografie di rito, anche questa settima edizione è entrata nell’archivio della manifestazione. Ma l’archivio, quando custodisce parole, non è mai un luogo definitivamente chiuso. È una promessa di ritorno.
E infatti la promessa è già nel futuro: ritrovarsi il prossimo anno, ancora più numerosi, nello stesso borgo e sotto lo stesso castello, per affidare ancora una volta alla poesia e al racconto il compito antico e sempre nuovo di dare voce a ciò che chiede di essere ricordato.
A Gesualdo, dove un tempo risuonavano i madrigali del Principe dei Musici, la parola continua così a cercare la propria musica.


