È morto a Roma ieri pomeriggio Massimiliano Cencelli. Aveva 90 anni. Funzionario della Democrazia Cristiana degli anni Sessanta, divenne famoso per il manuale che prese il suo cognome, il “Manuale Cencelli”.
In realtà, un’espressione giornalistica – oggi la chiamerebbero “algoritmo” – riferita all’assegnazione di ruoli politici e governativi agli esponenti dei diversi partiti o delle diverse correnti, in proporzione al loro peso.
Un metodo entrato nel linguaggio della politica e diventato, nel tempo, una sorta di categoria per descrivere la ricerca degli equilibri nella distribuzione di incarichi, ministeri, presidenze e responsabilità.
Ancora oggi, a distanza di decenni, il nome di Cencelli viene citato persino nei testi universitari e torna puntualmente nelle cronache all’inizio di ogni legislatura, quando si devono comporre governi e maggioranze tenendo conto di pesi, rappresentanze e sensibilità diverse.
A raccontare come nacque il famoso “manuale” fu proprio l’ex funzionario Dc, in una videointervista all’ANSA del 2021. “Al congresso della Dc del 1967 Taviani mi fece: ‘Fai la corrente dei tavianei’, e io lo feci girando tra le sezioni. Le correnti si riunivano per le nomine dei ministri e dei sottosegretari e io feci una battuta: “Consideriamo la Dc una società per azioni: noi tavianei abbiamo l’11%, quindi abbiamo diritto all’11% delle cariche del partito”. E Taviani mi fece: ‘Allora comincia a fare i conti’. Ecco come è nato il Manuale Cencelli”.
E così Taviani mantenne l’Interno, Gaspari fu sottosegretario alle Poste, Cossiga alla Difesa, Sarti al Turismo e Spettacolo. “La cosa divenne di pubblico dominio – ricordò ancora Cencelli – perché durante le crisi di governo, Sarti, che amava scherzare, rispondeva sempre ai giornalisti che volevano anticipazioni: “Chiedetelo a Cencelli”.
Massimiliano Cencelli, classe 1936, con la tessera della Dc a 17 anni, ricevuta direttamente dalle mani di De Gasperi, si portò dietro con orgoglio la paternità del manuale. Tanto da rivendicarla anche quando fu formato il governo Draghi: “Per i sottosegretari Draghi ha adoperato il mio manuale al 100%, c’è poco da fare”, disse all’epoca, aggiungendo un consiglio all’ex governatore: “Deve ridere di più, è sempre triste”.
Ma dietro il personaggio diventato quasi proverbiale c’era anche un uomo che attraversò per decenni la vita politica italiana, lavorando al fianco di molti protagonisti della stagione democristiana e della politica successiva.
In Irpinia, tra questi anche il senatore Enzo De Luca. Un rapporto che restituisce un’immagine meno caricaturale di Cencelli: quella di “un uomo della politica di un tempo, abituato al lavoro dietro le quinte, alla mediazione, alla conoscenza degli uomini e dei rapporti personali prima ancora che dei numeri. Un’esperienza politica costruita nel confronto quotidiano, nella capacità di ascoltare e di tenere insieme sensibilità diverse”.
Cencelli vedeva infatti un’enorme distanza tra la politica di oggi e quella dei suoi tempi. “Noi la facevamo con un animo diverso, fare politica per noi era una gioia”, disse.
Nel 2022, però, l’allora 87enne democristiano sembrò stufarsi di essere chiamato in causa a ogni inizio legislatura. Era ottobre e Giorgia Meloni stava mettendo assieme le ultime tessere del puzzle del governo. Immancabilmente il “manuale” rifece capolino nelle cronache parlamentari. “Per vanità – ammise – io dovrei essere contento che il mio nome continui a girare, però adesso basta: la piantassero e iniziassero a ragionare in altri termini”, ammonì la maggioranza, spiegando: “Gli italiani non riescono a fare la spesa, a pagare le bollette. Non credo che la gente stia a pensare a chi ha più ministri e sottosegretari”.
Poi, quasi un epitaffio: “Lo spirito del mio manuale è immortale, ma è la politica che è cambiata”.



