– di Ida Grella –
Caro Direttore,
sto seguendo con interesse il dibattito sul Pd locale, che il Corriere dell’Irpinia ha avviato e sta ospitando in queste settimane. Da militante della prima ora, che ha ricoperto diversi incarichi nel partito e per il partito nelle istituzioni, tra cui quello di capogruppo durante la consiliatura del sindaco Paolo Foti, sento il dovere di intervenire per offrire il mio contributo a una discussione che considero importante per il futuro del Pd irpino.
Il segretario, che abbiamo eletto anche noi (purtroppo), non c’è. È muto.
E forse è meglio quando sta in silenzio.
Quando parla è il portavoce di un comitato elettorale che ha occupato il partito sulla scorta di un consenso che non è assolutamente basato sulla condivisione di idee e di principi fondamentali, ma su ben altro.
Questa è la realtà, nuda e cruda.
In quanto a cosa fare, le interviste servono, ma solo fino a un certo punto. In un partito che non convoca gli organi statutari neanche dopo le elezioni del Presidente della Provincia, si può solo fare una cosa: predisporre un documento ufficiale, durissimo, di uscita da questa maggioranza e fare la minoranza nel partito provinciale. Lo dico da tempo: l’unità, in queste condizioni, azzera la dignità politica (e non solo) di chi, come noi, ha tenuto in piedi il Pd anche nella tempesta.
Purtroppo, questa presa di posizione scardinerebbe un’unità di facciata, finta e fasulla, voluta fortemente dal Segretario regionale, anche e soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche.
Ma, a mio parere, non è così che si vinceranno le prossime elezioni politiche. Ma forse ciò che è accaduto alle elezioni provinciali fa comodo: essere al potere a prescindere dalle alleanze.
Se decideremo di affrontare la situazione con determinazione e in modo ufficiale, io non mi tirerò indietro. Altrimenti, RESISTO, RESISTO, RESISTO.
PS. In data 30 giugno mi sono dimessa da Presidente del CIRPU.
Essendo stata proposta dall’allora presidente della Provincia Rino Buonopane per rivestire quel ruolo, ho ritenuto di dover dare le dimissioni all’indomani della sua “sconfitta”. Per mia dignità personale e per Nostra coerenza politica, ho ritenuto di non poter più svolgere il mio compito con “dignità e onore”, come recita l’articolo 54 della Costituzione.



