Il dibattito sulla nuova legge elettorale prende il via oggi nell’Aula del Senato in un clima di forte tensione politica e procedurale: il provvedimento arriva infatti a Palazzo Madama privo del mandato al relatore.
Questa decisione è arrivata dopo che, nella giornata di martedì 8 settembre 2026, la Commissione Affari Costituzionali ha dovuto constatare l’impossibilità materiale di esaminare la mole di quasi 700 emendamenti presentati dai gruppi parlamentari.
Di conseguenza, il testo approda in Assemblea nella sua stesura originaria proveniente da Montecitorio, tagliando fuori le ultime modifiche che erano state concordate durante i lavori in sede referente.
Lo stop imposto ai lavori della Commissione ha provocato lo stralcio temporaneo della norma relativa alle preferenze multiple. Questa modifica – che era stata precedentemente approvata dall’organismo parlamentare e prevedeva l’introduzione di capilista bloccati insieme alla facoltà di esprimere fino a tre preferenze sulla scheda – non risulta ora inclusa nel documento di discussione generale.
Per poter essere inserita, la proposta dovrà essere ripresentata e votata a scrutinio palese direttamente dall’intera assemblea, in vista del voto finale fissato per il 15 settembre.
Nonostante il calendario imposto dai capigruppo sia particolarmente stretto per chiudere l’iter entro metà mese, la mancanza di un accordo blindato sul testo finale riaccende il confronto tra i partiti. Al centro del dibattito romano restano i nodi caldi legati alle soglie d’accesso e al premio di governabilità, seguiti da vicino anche dai rappresentanti della maggioranza, tra cui la deputata Elisabetta Casellati.
I diversi schieramenti saranno chiamati a confrontarsi e a votare sui singoli correttivi direttamente in Aula, dove si deciderà l’architettura definitiva del nuovo sistema di voto.


