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“Casa auto lavoro / tanto domani muori”. È scritto su un muro poco lontano dalla ferrovia, nella periferia nord di Milano, vicino a casa di Anna, che ha sei anni e un rumore che le abita la testa, un cubo che rotola nel buio mentre nella stanza accanto il padre russa e la madre veglia i propri fantasmi. Al terzo piano dell’edificio in klinker marrone dove abitano, Anna osserva i suoi genitori consumarsi. È figlia di un operaio, Nino, che sognava di fare il calciatore e ora cerca la felicità nelle cose semplici, e di Adriana, che è nata in Toscana, vicino al mare, non lavora ed è segnata da una malinconia che non trova nome né sollievo, dalla costante paura della disgrazia. Una disgrazia annunciata durante l’infanzia dalla Canuta, una sorta di spettro che popola incubi e racconti familiari. Accanto a loro Anna cresce, la bambina introversa e accondiscendente si trasforma in un’adolescente piena di domande, in cerca di una voce che non sia solo eco del mondo da cui proviene, mentre gli anni Settanta trasformano il Paese. Finché le crepe del mondo si spalancano anche nella sua vita, e la tragedia, che sua madre da sempre attendeva, diventa realtà. Antiniska Pozzi ha la voce di chi è abituata a scrivere poesia, e si vede.

Proposto da Lia Levi al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
«Una storia di genitori e figli sì ma che, fin dall’inizio, si presenta molto lontana dalle modalità di espressione sul tema famiglia così tanto frequentata dall’odierna letteratura. In questo racconto si sono invece irruentemente fatte strada intonazioni di autentica poesia accompagnate da un umorismo acuminato (quasi al limite della crudeltà) quando si raffigurano i personaggi di quel sradicato gruppo famigliare. A chiudere il gioco citazioni classiche che si infilano ogni tanto di soppiatto. Ci troviamo quindi di fronte a una specie di poemetto? Neanche per sogno. Poesia, sottile umorismo e mondo greco-latino sono solo gli spezzoni dono di una storia quanto mai realistica con genitori che in assoluta buonafede considerano educazione punire con cinghiate sulle gambe i bambini che sbagliano. […] Un libro intenso, scavato dove duri colpi del destino si intrecciano alla leggerezza di volatili parole. Tutto sotto alla volta delle contraddizioni che incombono su di noi esseri umani. Va da sé che puntualmente mi ha fatto pensare alle mie contraddizioni, ma in fondo in fondo c’è sempre la gioia di una lettura a salvarci.»

Autore: Antiniska Pozzi
Editore: HarperCollins
Pag. 168
Anno di edizione: 2026

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