L’amore per le radici come legame più forte del tempo e della distanza ma anche come responsabilità quotidiana. E’ l’idea da cui nasce il romanzo di Maria Cafasso, docente all’Ic Mercogliano, “Nella valle dell’oro strisciante. Lì dove tutto nasce”, edito da Bascetta, presentato ieri nella sala consiliare di Pietrastornina. E’ la stessa autrice a sottolineare come sia partita nel suo racconto dal patrimonio rappresentato dalla memoria, da ricordi legati a figure realmente esistiti a leggende custodite da pietre e sorgenti “un testimone da trasmettere alle nuove generazioni perchè prendano coscienza del ruolo a cui è chiamato ciascuno di noi nella tutela del territorio. Proprio come fa il nonno protagonista della storia, che insegna al nipote a rallentare, a guardare con occhi diversi il paesaggio che lo circonda, dagli alberi alla sorgente, a riscoprire il potere dell’immaginazione. La mia non vuole essere un’accusa alla modernità ma solo un invito a farne un uso consapevole, per salvaguardare quanto di più prezioso abbiamo. Così il nipote scoprirà crescendo che il vero oro è quello che striscia umile tra terra e ricordi, rappresentato dalle piccole cose che custodiamo ogni giorno, da lì nasce ogni capolavoro, dai valori più autentici come l’amore, a partire da quello che lega il nonno al nipote. Ecco perchè finche ci sarà qualcuno pronto ad ascoltare e ricordare la speranza e la bellezza della nostra terra non moriranno mai”. Un confronto carico di spunti di riflessione, moderato da Floriana Guerriero e introdotto dalle parole del sindaco Amato Rizzo che ricorda come: “Non ci può essere futuro senza rispetto per il nostro passato e senza attenzione al territorio. Siamo consapevoli di come la nostra montagna rappresenti una ricchezza da difendere. E’ questo l’impegno che portiamo avanti con l’amministrazione”.
Lo scrittore Andrea Gennarelli pone l’accento sulla passione dell’autrice per la Valle in cui è nata “E’ una favola per grandi e piccini, un racconto che si nutre della memoria dei luoghi, che ci chiede di fermarci a guardare oltre quello che appare come il nulla, per scoprire che ciò che sembra vuoto non è privo di significato. Ma è anche un omaggio alla gente senza storia, ai sacrifici dei nostri padri, proprio come il nonno, protagonista del racconto, simbolo di saggezza e radicamento, come gli uomini che allevavano i bachi da seta per produrre la seta più bella del Regno o come le donne che si recavano ogni giorno alla sorgente a lavare i panni, trasformando la fatica in atto d’amore. Ma l’autrice ci insegna anche che esiste una conoscenza che non si apprende sui libri ma che si scopre solo vivendo”. Centrale nel romanzo la metafora del baco che è capace di trasformarsi in farfalla “proprio come il nipote che, nel processo di crescita, non dovrà avere paura di sentirsi un bruco, di scoprirsi fragile, poichè partendo da quella fragilità, potrà plasmare la propria vita”. All’ingegnere Carmine Tirri il compito di ricostruire la storia e le caratteristiche della Valle della Starza, toponimo che richiama la fertilità del terreno. Dall’antica sorgente e dalle leggende legate agli alberi di gelso alla statua dedicata alla Donna alla sorgente, inaugurata un anno fa, simbolo di tutte le madri capaci di conciliare il lavoro nei campi e la cura dei figli, costrette ogni giorno a recarsi al fiume per attingere l’acqua necessaria. “Una frazione quella di Starza attraversata da infrastrutture strategiche come l’Acquedotto Serino Napoli che deve fare i conti con l’emergenza spopolamento. Ecco perchè abbiamo salutato con gioia l’arrivo di una famiglia straniera”.
Prezioso il contributo della psicologa Adele Galdo che si è soffermata sul rapporto tra radici e cambiamento che attraversa il volume “Il nonno esorta il nipote a non avere paura, poichè le trasformazioni vanno attraversate anche quando implicano il rischio di cadere” Fino al ritratto dei giovani che caratterizza il racconto “non riescono ad accettare la noia e quindi devono riempirla a tutti i costi. Nasce da questa paura l’ossessione per lo schermo blu rappresentato dal cellulare, dalla paura del vuoto che vive anche il ragazzo della storia. Mentre le tecnologie hanno un senso solo se ci aiutano a migliorare le nostre vite”. Maria Teresa Miranda, a cui è ispirata la figura della viaggiatrice, tra i personaggi che popolano il racconto, capace di conservare forte il legame con le radici, racconta come “Ho avuto la fortuna di avere genitori che mi hanno trasmesso il valore delle origini ed è proprio perchè ho radici così solide che ho sempre amato viaggiare. Cerco, però, sempre di ritagliarmi qualche fine settimana per tornare a Pietrastornina, ho un bisogno fisico e mentale di riabbracciare i luoghi in cui sono nata”. E’ quindi il professore Felice D’Alelio a sottolineare come il romanzo viva dell’alternarsi di silenzio e parola, “così il nonno vincerà la sua sfida e insegnerà al nipote ad ascoltare la melodia del sentiero. La sua metamorfosi sarà la scoperta di una dimensione nuova del tempo, lontana dalla frenesia del cellulare, fino a riappropriarsi del fascino della parola. Così una volta cresciuto capirà quanto fosse prezioso il tempo trascorso con suo nonno”. Per porre l’accento sui molteplici simboli che attraversano il volume, come “la sorgente che è fonte di vita e richiamo alle origini”. Una serata piena di bellezza impreziosita dalle letture di Carmine Spagnuolo che ha fatto rivivere alcuni dei brani del libro e dalla musica di Anna Rita Cillo e Rosanna Gaddi, capaci di raccontare nei loro brani il paesaggio di Pietrastornina, come nella suggestiva “Ottobre” inserita nel racconto.



