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A Calvi un premio nel nome di Liberatore Russolillo, maestro che ha dato voce alla tradizione

di Franca Molinaro

Nell’ambito della Festa dell’Organetto, tenutasi a Calvi (BN) nei giorni scorsi, è stato istituito il “Premio Liberatore Russolillo” consegnato all’organettista più anziano della serata, Biagio Bocchino da Benevento. Il premio è stato ideato e offerto da FR Nuovi Turismi di Fernanda Ruggiero che ha presenziato la serata ed ha raccontato del personaggio, facendo emergere quello che era realmente Liberatore Russolillo: un contadino semplice ma intelligente, altruista, allegro, con una gran voglia di vivere.
Qualcuno si chiederà perché celebrare a Calvi, fuori provincia, un Montecalvese. Ebbene, nulla di politico o altro, semplicemente la dottoressa Ruggiero ha colto l’occasione dell’evento calvese, ritenuto a suo giudizio di buon livello culturale, per dare il via a un riconoscimento dovuto a Zio Liberato.

“Zio Liberato desiderava tanto non essere dimenticato me lo ha fatto capire e anche detto più volte. Quando lo fotografavo o registravo i suoi monologhi mi chiedeva “Chi li vedrà? Li vedranno?”
Il suo amore per la sua terra era immenso, negli ultimi anni della sua vita nella casetta in campagna  trascorreva il tempo con i suoi gatti e le galline cui spesso faceva una serenata. Il tempo era sempre poco anche se restavo 10 ore con lui. A volte andavamo in giro e mi raccontava la vita dei campi, della lavorazione del tabacco e di come dopo le ore di fatica si stava insieme a cantare con i tanti braccianti che arrivavano dalla vicina Puglia. Le donne, le pacchiane avevano sorrisi per tutti e il lavoro era piacevole. Con le sue erbe curò la malaria ad un intero paese, curò se stesso ammalato della febbre malsana che gli induceva stanchezza e sonno. Coltivò sempre e regalò mazzettini secchi di erbe per infusi fino a 2 anni dalla sua morte. Amava i fiori come me e spesso mi regalava semi che stoccava in barattolini, per riseminarli l’anno successivo. Quando lo accompagnavo per andare a suonare, ospite in qualche festa, si preparava come un giovanotto di 30 anni, profumato sbarbato e con la sua divisa ..nell’ultimo periodo, dato che le sue spalle erano diventate minute, prima di iniziare a suonare mi chiedeva di legare con un laccio le tracolle dell’organetto affinché non scivolasse e quando lo riponeva scioglievo i nodi per poi riallacciarlo ancora, a volte anche 5,6 volte. Negli ultimi tempi si affaticava nel suonare ma era sempre richiestissimo, soprattutto quando la domenica arrivavano all’agriturismo del nipote, comitive da ogni dove, curiose di ascoltarlo. Tutt’ora chiedono di lui. Spesso saltava il pranzo perché i commensali chiedevano di continuo il suo intervento. Per sfuggire alle richieste ci mettevamo in un angolino nascosto e parlavamo indisturbati, poi si alzava in piedi riallacciavo il suo piccolo organetto, entrava in sala con il suo sorrisetto ammaliatore, a voce alta esclamava una sola parola FUOCO e riprendeva a suonare. Mi manca e mancano i suoi preziosi consigli, tra i tanti: “Il lavoro bisogna farlo come si può non come si deve”, oppure “Mangiare poco campare molto”. Per tutto questo, per l’affetto che ancora gli porto, per l’esempio che ha dato, ho voluto dedicargli un premio e quale occasione migliore potevo cogliere se non la serata calvese così ben organizzata, dotta e caratterizzata dall’empatia tra i partecipanti e non dall’agonismo, la sfida”.
Questi i ricordi della dottoressa Ruggiero ma vediamo chi era alle anagrafe Liberatore Russolillo:
Zio Liberato, come era affettuosamente chiamato, era nato a Maggio del 1926 a Montecalvo Irpino. Imparò a suonare l’organetto a orecchio, già da ragazzetto. A Firenze, da militare, faceva il trombettiere sempre da autodidatta. Non ha mai suonato insieme a gruppi ma animava feste di paese, col gruppo folk montecalvese suonava alle feste di piazza e ai banchetti. Lo chiamavano anche per portare le serenate alle spose, sabato santo, ecc. dove accompagnava la musica con gli stornelli montecalvesi. Una serenata che amava cantare ovunque era proprio la Montecalvese, un canto molto delicato e gioviale dedicato alla propria amata, caratteristico perché si distacca molto dalle tipiche serenate irpine: “Ohi bella affacciati a la fenesta / siente chi canta nnant’a ‘sta porta / io songo quillo ca te vole sposa / non fa la scontrosa e vienem’aprì. / Dimme de si, si bella si / apre la porta famme trasì. / …E so’ minuto da Napul’apposta, pe’ te portane ‘sta music’a te / e si sapisse quanto me costa ‘sta serenata ca te port’a te. / Si bella si, si bella si / si geniosa me fai murì/ E te si fatta la vesta de seta, tutta guarnita de rose e fiò / E non se somma lo suoio valore, quanto cchiù bella tu puoi parè / Dimme de si, si bella si, pari ‘na rosa, me fae murì….

Personalmente ho conosciuto zio Liberato nella veste di esperto di erbe del territorio, andai ad intervistarlo presso l’agriturismo Regio Tratturo a Camporeale. Ho ancora in testa il ghigno dei bellissimi pastori maremmani che ci accolsero presso l’abbeveratoio, poi arrivammo all’agriturismo: tutto intorno sapeva di casa, le balle di paglia, le piante aromatiche, l’orto, il frutteto, i porcili e una varietà indicibile di animali da cortile: pavoni, faraone, germani reali, anatre comuni, oche cigno, tortore, colombi, conigli. Il proprietario ci guidò per i campi soddisfacendo le nostre curiosità. Particolarmente interessante era il giardino delle officinali: c’erano piante poco utilizzate dalle nostre parti come l’assenzio, il dragoncello, la liquirizia, il rabarbaro; poi ci mostrò diverse varietà di origano, timo, menta. Zi Liberatore aveva appena finito il suo spettacolo, aveva suonato per i commensali, si liberò e ci accompagnò sul retro, al fresco di un candido gazebo. Non accusava gli anni e il suo spirito era giovanile, allegro e a volte canzonatorio. Tutto orgoglioso ci spiegò che aveva contribuito alla stesura di un testo che ci mostrò, “La memoria restituita”, a cura di Mario Aucelli, la sua foto compariva tra quella dei medici montecalvesi partendo dal 1200. Parlò a lungo della sua esperienza fitoterapica che oggi è diventata parte del mio bagaglio. Sempre lo cito spiegando il potere suppuratorio dell’Erba dei cinquenervi, o le capacità febbrifughe dell’Erba di chinino o l’altra Erba che chiamava della malaria.  Infine ci offrimmo di accompagnarlo ma lui disse che aveva il trerrote e poteva portarci a cascione se avessimo voluto un passaggio.
L’ho incontrato più volte poi, in veste da musicista, un giorno venne ad allietare un pranzo tra amici cacciatori, era ancora giocherellone e gli piaceva scherzare con me che ero l’unica donna della comitiva, mi dedicò la sua serenata, è stata l’ultima volta che l’ho visto di persona.
Lo rivedemmo tempo dopo alla Corrida nazionale aggiudicarsi il primo posto al suon delle campane. Ebbe un gran successo ed il suo meritato momento di gloria.
Quando la Ruggiero mi rivelò il suo desiderio lo accolsi con grande gioia e son sicura che anche lui, là dove è ora, è felice di questo riconoscimento.
Oggi, purtroppo l’organetto non va di moda, sono apprezzate le musiche sguaiate e chiassose, quelle che dopo averle ascoltate ti fanno sentire più esaurito di prima. L’organetto invece mette allegria, dona quel senso di complicità, appiana i musi lunghi, avvicina, fa dimenticare ogni stanchezza e malumore. I nostri antenati conoscevano bene il suo valore terapeutico, non avrebbero potuto sopportare fatica e miseria senza la sua musica. Non c’era altro nelle fredde sere d’inverno, o nelle calde serate estive sull’aia tra pula e spighe d’oro. È lo strumento che ci accompagna da secoli con la sua voce stridula o melodica, che ci fa ballare in coppia o in comitiva, dolci valzer o maliziose quadriglie, è sempre lui il protagonista. “…c’o  l’organetto  port’ ‘a  felicità / sentenno ‘ste sonate ogni pinsiero tristo adda passà”, recita un verso in una poesia recitata per l’occasione da Concetta Iannella di Torrecuso, “L’organetto ‘e zi Rafele”. Inoltre, l’allegria allunga la vita e zio Liberato ne è la conferma.

Per queste sue qualità, per la capacità di far riscoprire il senso di comunità, ci impegneremo a portare avanti il Festival e il premio nel migliore dei modi, con la benedizione di zio Liberato che sicuramente ci guarda da lassù.

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