Una storia che restituisce giustizia al coraggio di tante donne vissute nel Mezzogiorno d’Italia, nell’Italia del dopoguerra, in cui l’istruzione era considerata un privilegio di pochi e non un reale strumento di trasformazione della propria condizione sociale. E’ il volumetto di Elisabetta Iandolo “Insegnare a Carmela”, frutto dell’incontro tra un insegnante e la sua allieva, un rapporto trasformatosi in un’amicizia, capace di crescere negli anni “scoprivo il suo talento inespresso, insieme al coraggio, alla resilienza e alla fede che l’hanno sostenuta nei momenti in cui pensava che il mondo si fosse dimenticato di lei. Ero affascinata dai suoi racconti e mi sembrava che fossimo molto più simili di quanto lei immaginasse, anche se con quelle tutte le differenze sociali stabilite alle nascita, di cui mi sentivo in colpa”. Una storia per ribadire ancora una volta quanto l’analfabetismo abbia alimentato disuguaglianze sociali, condizionando scelte, esistenze, limitando la libertà e la possibilità stessa di essere felici, un analfabetismo che si manifesta ancora oggi sotto nuove forme, ci mette in guardia l’autrice, di fronte alle trasformazioni dell’universo tecnologico e rischia di determinare un nuovo divario sociale, economico e culturale. Pochi frammenti di vita consegnati all’autrice da Carmela nei loro incontri, trasformatisi in un racconto prezioso attraverso il quale riscoprire il piacere della lettura e fare pratica. Un racconto che consegna la figura di una donna cresciuta in un contesto familiare di forte disagio sociale ed economico in cui i piccoli erano abbandonati a sè stessi dai genitori e costretti a prendersi cura persino dei fratellini, a subire violenze, soprusi e punizioni. Una disuguaglianza alimentata dalla stessa scuola: “E mi sentivo abbandonata anche a scuola quando quella maestra girava per i banchi a controllare il lavoro delle alunne e non le restava mai il tempo di spingersi fino a quell’ultimo banchetto, da dove mi sporgevo ad ammirare le paginette colorate delle compagne, riempite di parole in righe e cornicette vivaci”. “Osservavo con tenerezza lo sguardo apprensivo, ascoltavo le espressioni colorite, reminiscenti delle zone della mia infanzia ma un po’ inglesizzate che pronunciava con voce squillante e occhi carichi di aspettativa”. Bellissimo il racconto dei primi incontri con Carmela “Era agitata ed emozionata. Il suo approccio allo studio era condizionato dal timore di non esserne capace. Fin dalla prima lezione mi resi conto che tutte le indicazioni sulla scolarizzazione e le regole di base da stabilire in classe, apprese al corso di specializzazione non mi sarebbero state granchè utili. Questa situazione richiedeva approcci creativi e flessibili”. Elisabetta capirà presto che “La barriera dietro cui si celava Carmela era un’alta e robusta palizzata cementata da anni di segrete e insicurezze, sensi di colpa e paura di essere scoperta, la sensazione di non essere mai all’altezza”. Per comprendere che “il mio compito sarebbe stato innanzitutto di scardinare quel muro, restituire a Carmela il potere dell’autostima e rimuovere responsabilità che si era accollata sin da piccola”. Una sfida che riguarda gli alunni di ogni età, nel processo di apprendimento di una lingua o di qualsiasi altra disciplina perchè superino la barriera che impedisce loro di apprendere, perchè comprendano che devono mettere da parte la paura di sbagliare.
Una storia, quella di Carmela, di dignità, tenacia e riscatto. Un racconto in cui centrale diventa l’incontro con sconosciuti capaci di accogliere, donne pronte a comprendere la sofferenza di Carmela e a darle forza. L’autrice capirà presto che “la difficoltà era scegliere materiali elementari non infantili, perchè Carmela era una persona matura e il mio obiettivo era tutt’altro che sminuirla. Iniziai a scrivere dei testi mirati che potessero essere adatti per difficoltà e contenuti”. Dalle parabole di Gesù fino alle storie con una qualche morale per arrivare al suo primo libro “La bambina con i piedi lunghi”, nella collana “Belle, astute e coraggiose”, storia di Menta, che aveva trovato sè stessa in terra straniera, un racconto in cui era facile per Carmela riconoscersi. Un traguardo, quello della lettura del libro, raggiunto con emozione.
Il libro di Elisabetta Iandolo sarà presentato il 28 aprile, alle 18.30, alla libreria Mondadori. L’incontro sarà anche l’occasione per riscoprire la storia del piccolo Ron che non vuole tornare a scuola e fornire dei consigli per avvicinare i più piccoli alla lettura in inglese.

