Nuova udienza, questa mattina davanti al tribunale collegiale di Avellino, presieduto dal giudice Fabrizio Ciccone, del processo sull’asta dell’ex Pagliarone, ristorante di Monteforte Irpino, finito all’asta e aggiudicato dalla moglie di un ex socio di Costantino Giordano, a sua volta ex sindaco. In aula il luogotenente del nucleo operativo dei carabinieri, che ha condotto le indagini ha spiegato come l’inchiesta sia nata dopo l’interrogatorio di Livia Forte( quando era in carcere) e come gli investigatori abbiano ricostruito, tra intercettazioni, servizi di osservazioni, denunce, l’interesse di Nicola Galdieri e dell’ex sindaco Costantino Giordano per il locale.
Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso e riciclaggio. Oltre all’ex primo cittadino Giordano, difeso dagli avvocati Francesco Ferrazzano e Gerardo Di Martino, e a Galdieri, assistito da Gaetano Aufiero e Claudio Davino, sono a giudizio Armando Pompeo Aprile, difeso da Alberico Villani e Renato Freda, assistito da Patrizio Dello Russo e Ferdinando Letizia.
Lo scorso maggio, accompagnata in aula coattivamente, la donna si è avvalsa della facoltà di non rispondere e non ha confermato le accuse su circostanze e particolari che lei stessa aveva fornito a Henry Jhon Woodcock. Il processi si basa sulle dichiarazioni rese nel 2020 da Livia Forte al pm antimafia Henry John Woodcock, quando era detenuta. La donna aveva raccontato di aver rinunciato a partecipare all’asta dopo le minacce di Nicola Galdieri, che secondo l’accusa è un esponente di vertice del Nuovo Clan Partenio. Per l’accusa, Giordano avrebbe concorso con lui nell’imporre il pagamento di 120mila euro per consentire alla Monteforte Srl di aggiudicarsi la struttura. L’ex sindaco di Monteforte ha sempre respinto le accuse, anche quando è stato sentito come testimone il 30 gennaio scorso, assistito dal suo legale.
Le domande al luogotenente sono state poste dal pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli Giulio Vanacore. L’ufficiale ha riferito che gli investigatori attivarono un’ambientale nella casa di Pasquale Galdieri, nell’ambito del procedimento sul Nuovo Clan Partenio, da cui è derivata anche l’inchiesta “Aste Ok” sulle aste fittizie. «Nel novembre 2018 intercettiamo due conversazioni tra Galdieri Pasquale e Pagano Beniamino», ha dichiarato. «Da quello che ascoltiamo c’è un interesse nei confronti di un’attività presente sul territorio, il ristorante “ò Pagliarone”». Nel dialogo Pagano dice: «Noi li dobbiamo intaccare nel commercio». Galdieri chiede: «Il ristorante?». La risposta è: «No, tutte cose!». I due parlano poi di Gennaro Pascale, ex socio dei Giordano, che secondo loro «non si sta comportando bene», e delle sue quote societarie.
Il 22 novembre 2018 Pascale è stato aggredito da due persone incappucciate e ha sporto denuncia contro ignoti. Aveva con sé contanti e un Rolex, che non gli sono stati sottratti. Il 5 febbraio 2019 sono state registrate conversazioni tra Forte e la figlia, nelle quali si diceva che Pascale aveva ceduto quote a Giordano. Il 7 aprile 2019 Pascale ha chiamato il 112 sostenendo di essere stato aggredito da Giordano all’interno del locale. Pascale è stato sentito di nuovo nel settembre 2021, dopo le deleghe ricevute dai militari. Con lui è stata ricostruita l’asta del primo lotto, svoltasi nel 2017: Forte aveva versato un assegno da 409.380 euro, la moglie di Pascale ha presentato un’offerta superiore di soli 100 euro e Forte non ha rilanciato. La donna, amministratore unico della Monteforte Srl, si è aggiudicata l’asta. In un dialogo registrato al ristorante It’s OK, Galdieri avrebbe detto che il locale spettava al suo «compariello», Costantino Giordano. Il sopralluogo di Aprile all’interno del Pagliarone risale al dicembre 2022.
Il luogotenente ha aggiunto che all’inizio Giordano voleva acquisire tutte le quote, ma che gli accordi sono poi saltati. Ha parlato anche di Carlo Dello Russo, condannato nel procedimento sul Nuovo Clan Partenio, che in un’asta si sarebbe presentato per intimidire con la sola presenza. Durante questa parte dell’esame si è alzata la tensione in aula: i difensori hanno contestato l’utilizzo delle intercettazioni e l’ufficiale ha precisato che si trattava del contenuto delle dichiarazioni di Pascale.
Nel controesame, l’avvocato Villani ha chiesto in quale veste la moglie di Pascale avesse partecipato all’asta. «Era amministratore unico», ha risposto il luogotenente. L’avvocato Ferrazzano ha chiesto quando si fosse parlato per la prima volta dell’asta. «Durante l’interrogatorio a Livia Forte», è stata la risposta. I pagamenti di Pascale, ha precisato l’ufficiale, sono stati effettuati dalla Monteforte Srl. Giordano non è stato intercettato in questo procedimento, ma in un altro, in cui era vittima di minacce. «Dal momento in cui Pascale ha fatto denuncia, dopo aver ottenuto le deleghe, siamo andati ad approfondire il passato».
Con l’avvocato Aufiero il luogotenente ha confermato che il procedimento per estorsione aggravata e turbativa d’asta è nato dall’interrogatorio di Forte, nel dicembre 2020, e che Pascale è stato risentito per approfondire alcune questioni. Sono stati messi poi in evidenze alcuni vuoti nelle indagini: sulla provenienza dei soldi (70mila euro) consegnati a casa di Nicola Galdieri nelle sue mani, come anticipo dei 120mila da consegnare a titolo estorsivo. Il restante sarebbe poi stato consegnato con dei bonifici di 2mila euro alla NIRE srl e i militari hanno effettuato dei riscontri contabili. L’altro mancato approfondimento e riscontro da parte dei militari riguarda l’assegno depositato dalla moglie di Pascale, agente di commercio, per aggiudicarsi l’immobile pari a circa mezzo milione di euro.
Alla domanda se fossero stati verificati la provenienza dei 480mila euro consegnati e la capacità economica dei soggetti coinvolti il luogotenente ha risposto: «No, non abbiamo fatto questo approfondimento Alla prossima udienza, fissata per il 22 gennaio 2027, saranno ascoltati i testimoni indicati dalla difesa e l’imputato Costantino Giordano. Alla prossima udienza, fissata per il 22 gennaio 2027, saranno ascoltati i testimoni indicati dalla difesa e l’imputato Costantino Giordano.

