I risultati conclusivi dell’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Avellino e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) rappresentano un passaggio fondamentale per la conoscenza delle criticità ambientali e sanitarie dell’Irpinia. Per la prima volta, un’analisi così ampia del territorio mette in relazione le potenziali fonti di contaminazione ambientale con specifici eccessi di rischio sanitario nella popolazione residente. Un risultato che rafforza la necessità, da tempo sostenuta da Legambiente, di affrontare in maniera strutturale il rapporto tra ambiente, salute e sviluppo del territorio.
Lo studio, realizzato nell’ambito dell’accordo di collaborazione scientifica sottoscritto nell’aprile 2024, ha preso in esame 86 comuni del circondario della Procura di Avellino, censendo 296 siti con potenziali sorgenti di contaminazione ambientale, tra attività industriali, impianti di gestione dei rifiuti e siti interessati da smaltimenti illeciti. Come già emerso dai risultati preliminari presentati nell’ottobre 2025, circa il 51% della popolazione dell’area vive entro un chilometro da almeno uno dei siti censiti.
La novità più rilevante riguarda i risultati delle analisi epidemiologiche. Pur evidenziando che, nell’insieme degli 86 comuni, mortalità, ospedalizzazioni e incidenza complessiva dei tumori risultano generalmente in linea o inferiori rispetto ai riferimenti regionali, lo studio individua un’associazione tra l’aumento dell’Indicatore di Rischio Comunale ambientale (IRC) e l’incremento del rischio per alcune patologie.
In particolare, nei comuni appartenenti alla classe di rischio ambientale più elevata, rispetto a quelli della classe più bassa, si osservano un aumento del 21% del rischio di mortalità per tumore polmonare, del 17% dell’incidenza complessiva dei tumori maligni e del 25% dell’incidenza del tumore della mammella nella popolazione femminile. Ulteriori associazioni riguardano altre patologie oncologiche e, nella popolazione tra 0 e 19 anni, le ospedalizzazioni per malattie respiratorie acute.
Tra i territori con l’indicatore ambientale più elevato figurano Avellino, Atripalda e Solofra, classificati nella sesta e più alta classe di IRC.
Si tratta di risultati che richiedono attenzione e responsabilità. Come precisato dagli stessi ricercatori, le associazioni osservate non dimostrano un nesso causale individuale, ma indicano che le esposizioni ambientali possono aver contribuito, anche insieme ad altri fattori, agli eccessi di rischio riscontrati in alcune comunità.
«Già nell’ottobre dello scorso anno, in occasione della presentazione dei dati preliminari, avevamo sottolineato l’importanza di approfondire il rapporto tra esposizione ambientale e salute. Oggi i risultati conclusivi forniscono nuovi elementi scientifici che non possono essere ignorati. Non si tratta di alimentare allarmismi, ma di riconoscere che in alcune aree dell’Irpinia emergono criticità ambientali associate a maggiori rischi sanitari. È necessario tradurre queste conoscenze in interventi concreti, perché la tutela della salute non può essere separata dalla qualità dell’ambiente in cui viviamo», dichiarano i circoli di Legambiente Avellino, Legambiente Valle Solofrana e Legambiente Alta Valle del Sabato.
Legambiente esprime apprezzamento per il lavoro svolto dalla Procura della Repubblica di Avellino, dall’Istituto Superiore di Sanità e dagli enti che hanno contribuito alla raccolta e all’elaborazione dei dati, evidenziando l’importanza della collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica e organismi di controllo.
Ora, però, è necessario che questo patrimonio di conoscenze diventi uno strumento per orientare le politiche pubbliche. Legambiente chiede alle istituzioni regionali e locali, agli enti sanitari e ambientali competenti di avviare un percorso coordinato che parta dalle aree maggiormente interessate dalle potenziali fonti di contaminazione, rafforzando il monitoraggio ambientale e sanitario, approfondendo le situazioni più critiche e definendo le priorità degli interventi di risanamento e bonifica.
Allo stesso tempo, occorre investire nella prevenzione, nella trasparenza e nell’accessibilità dei dati, favorendo il coinvolgimento delle comunità locali nelle scelte che riguardano la salute e la qualità dell’ambiente.
«La conclusione di questo studio non deve rappresentare la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova fase di responsabilità collettiva. L’Irpinia ha bisogno di un modello di sviluppo che non contrapponga lavoro, ambiente e salute, ma li consideri elementi inscindibili. Servono bonifiche, controlli, innovazione e una vera riconversione ecologica delle attività produttive, nel rispetto del principio di “chi inquina paga”. Alle istituzioni chiediamo di non lasciare queste evidenze scientifiche senza risposte. La salute delle persone e la qualità dell’ambiente devono diventare priorità concrete delle politiche territoriali», concludono i circoli di Legambiente.

