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Aquino: “La Lega esiste oltre i singoli, meno personalismi”

“La Galasso è una donna concreta, determinata, che ha dimostrato di avere consenso e capacità di iniziativa politica. Questo le va riconosciuto senza alcuna difficoltà. Ha annunciato le dimissioni, ma non mi risulta che siano state formalizzate”

Il presidente provinciale della Lega, Ciro Aquino, interviene dopo l’annuncio delle dimissioni di Maria Sabina Galasso: «È una donna concreta, le suggerisco di candidarsi a Manocalzati. Le questioni interne spettano alla segreteria regionale. Noi dobbiamo tornare a parlare ai cittadini». E sul futuro del partito: «Zinzi è il migliore parlamentare campano. Alle politiche saremo la seconda forza del centrodestra dopo Fratelli d’Italia. Accetto scommesse».

Presidente Aquino, l’annuncio delle dimissioni della segretaria provinciale Maria Sabina Galasso ha provocato un terremoto nella Lega irpina. Cosa sta accadendo?
«Partirei da una considerazione: la Lega esiste a prescindere dai singoli, dai ruoli e dalle vicende personali. È un partito strutturato, con una storia importante, una classe dirigente, idee e una visione della società. Una forza politica che ha attraversato stagioni complesse, rinnovandosi senza perdere il proprio riferimento fondamentale: i territori e le comunità.
La politica non può essere ridotta alle vicende dei singoli dirigenti. Gli uomini e le donne passano, le idee e le organizzazioni restano. La Lega ha un patrimonio politico e amministrativo che va ben oltre le discussioni di queste settimane. Il nostro compito è valorizzarlo, non disperdere energie in polemiche interne».

Ma Maria Sabina Galasso ha denunciato situazioni difficili e annunciato l’addio. Che giudizio dà della sua esperienza?
«La Galasso è una donna concreta, determinata, che ha dimostrato di avere consenso e capacità di iniziativa politica. Questo le va riconosciuto senza alcuna difficoltà. Ha annunciato le dimissioni, ma non mi risulta che siano state formalizzate. In ogni caso, la gestione della vicenda compete alla segreteria regionale e al coordinatore Gianpiero Zinzi.
Io non intendo alimentare una discussione personale. Anzi, voglio rivolgere alla Galasso un suggerimento sincero: si candidi al Consiglio comunale di Manocalzati, la sua comunità. Inizi un’esperienza amministrativa diretta. Il consenso è importante, ma amministrare significa trasformare le idee in atti, assumersi responsabilità, risolvere problemi quotidiani.
Sono convinto che l’esperienza nei Comuni rappresenti una straordinaria scuola di formazione politica. Chi vuole rappresentare un territorio dovrebbe confrontarsi anche con questa dimensione».

Secondo alcune ricostruzioni, sarebbe proprio lei uno dei protagonisti dello scontro interno.
«Non mi appassionano le correnti, le contrapposizioni personali e le ricostruzioni giornalistiche. Non ho alcun interesse a guidare una fazione contro un’altra. Ho un’idea molto semplice della politica: ciascuno deve contribuire, secondo il proprio ruolo, alla crescita del partito.
Io faccio il sindaco di un piccolo Comune, conosco le difficoltà degli amministratori e dei cittadini. Preferisco dedicare il mio tempo a cercare finanziamenti, migliorare i servizi, realizzare opere e creare opportunità, piuttosto che occuparmi delle ambizioni dei singoli.
La Lega non ha bisogno di una guerra tra dirigenti, ma di una stagione di responsabilità e di iniziativa politica. E questo vale per tutti, a cominciare da me».

Lei insiste molto sulla concretezza. Ma quali risultati può rivendicare oggi la Lega al Governo?
«La Lega ha un linguaggio talvolta aspro, diretto, poco incline ai formalismi, ma è soprattutto un partito che cerca di risolvere i problemi. È una forza di governo che sa assumersi responsabilità.
Penso al lavoro dell’ottima ministra Alessandra Locatelli, che ha portato avanti il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari, già approvato dalla Camera. Una battaglia di civiltà per tante famiglie che assistono quotidianamente persone fragili e che troppo spesso sono state lasciate sole.
Penso al lavoro del ministro Giancarlo Giorgetti, che ha garantito una gestione responsabile dei conti pubblici, senza rinunciare alle politiche per la crescita.
Penso soprattutto a Matteo Salvini e al grande programma di sviluppo infrastrutturale che interessa il Paese dal Nord al Sud. Le infrastrutture non sono soltanto cemento e cantieri: rappresentano lavoro, mobilità, investimenti e competitività.
E penso alla scuola. Con Giuseppe Valditara abbiamo restituito centralità all’istruzione attraverso gli investimenti nell’edilizia scolastica, la valorizzazione del personale, il rinnovo dei contratti e una maggiore attenzione alla qualità del sistema educativo.
Questa è la Lega che conosco: una forza politica che misura la propria credibilità sulla capacità di amministrare e produrre risultati.»

Eppure una parte dell’opinione pubblica continua a considerare la Lega un partito prevalentemente del Nord.
«È una rappresentazione superata dai fatti. Io sono un sindaco dell’Irpinia e sono nella Lega perché credo nel federalismo, nell’autonomia responsabile e nella centralità delle comunità locali.
Ci sono risultati concreti che riguardano anche il Mezzogiorno. Da amministratore comunale penso, per esempio, al fondo statale destinato a contribuire alle spese sostenute dai Comuni per i minori allontanati dalle famiglie con provvedimento dell’autorità giudiziaria e accolti nelle strutture di assistenza. Parliamo di oneri enormi, che per anni hanno gravato pesantemente sui bilanci degli enti locali. Nel 2026 il fondo è stato portato a 250 milioni di euro.
Penso anche all’esenzione dal bollo auto prevista per il 2027, alle condizioni stabilite dalla normativa, per un veicolo fino a 80 kW. È una misura che incide concretamente sui bilanci delle famiglie.
E poi c’è il tema previdenziale. La Lega, attraverso il sottosegretario Claudio Durigon, sta portando avanti la proposta di Quota 64, con l’obiettivo di ampliare le possibilità di pensionamento per migliaia di lavoratori. È una battaglia ancora aperta, sulla quale bisognerà individuare le risorse necessarie.
La buona politica non si giudica dalle dichiarazioni ideologiche, ma dalla capacità di incidere sulla vita quotidiana delle persone».

Quale sarà allora la sua iniziativa politica in provincia di Avellino?
«Nei prossimi giorni, insieme a un gruppo di amministratori del partito, avvieremo un’iniziativa politica sul territorio. Vogliamo incontrare le persone nei Comuni, ascoltare le loro esigenze, spiegare le cose buone realizzate dal Governo e dalla Lega, raccogliere proposte e trasformarle in iniziative amministrative e politiche.
Dobbiamo diventare una sorta di sindacato del territorio. La Lega al Nord ha costruito una parte importante della propria forza attraverso il rapporto quotidiano con le comunità, con gli amministratori, con le imprese e con le categorie produttive.
In Irpinia possiamo recuperare anche una tradizione positiva della Democrazia Cristiana, quella della presenza capillare nei paesi, dell’ascolto e della mediazione tra le esigenze sociali.
La politica deve tornare nelle piazze, nei municipi, nelle associazioni, tra gli artigiani, gli agricoltori, i commercianti, i professionisti e i lavoratori.
Non ci servono soltanto sedi e organigrammi. Ci servono idee, presenza e persone capaci di assumersi responsabilità».

Qual è la differenza tra il vostro progetto e quello delle altre forze politiche irpine?
«Vedo una politica locale troppo spesso concentrata sugli equilibri di potere, sulle nomine nei consigli di amministrazione delle società partecipate e sulla distribuzione delle postazioni.
Mi piacerebbe che il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle dedicassero almeno la stessa attenzione a una strategia di sviluppo per le aree interne.
Noi vogliamo discutere di infrastrutture, aree industriali, collegamenti ferroviari, servizi pubblici, scuola, sanità, investimenti e opportunità per le imprese.
Ma soprattutto vogliamo affrontare una questione decisiva: come trattenere i giovani e le famiglie nei nostri paesi.
Se un ragazzo deve andare via perché non trova lavoro, se una famiglia non dispone di servizi adeguati, se un’impresa rinuncia a investire per la mancanza di infrastrutture, abbiamo un problema di classe dirigente.
La politica deve occuparsi di questo. Le nomine passano, i problemi delle comunità restano».

In questo percorso quale ruolo avrà il coordinatore regionale Gianpiero Zinzi?
«Considero Gianpiero Zinzi il migliore parlamentare della Campania. È una valutazione politica che nasce dall’attività svolta, dai risultati ottenuti e dalla capacità di rappresentare le esigenze dei territori, a cominciare dalla sua provincia.
La recente elezione alla presidenza della Commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali conferma anche il riconoscimento istituzionale delle sue capacità.
Apparteniamo alla stessa generazione politica, abbiamo iniziato insieme nelle organizzazioni giovanili e abbiamo condiviso esperienze, battaglie e una certa idea dell’impegno pubblico.
Continueremo questo percorso insieme: lui ai massimi livelli della politica nazionale, io da umile amministratore di borgata. E lo dico con orgoglio, perché credo che non esista una politica di serie A e una di serie B.
Amministrare un piccolo Comune significa confrontarsi quotidianamente con problemi reali, spesso senza avere gli strumenti necessari per risolverli. È un’esperienza che insegna molto più di tante discussioni teoriche».

La Lega campana, però, non è soltanto Zinzi. Esiste una classe dirigente capace di sostenere questo progetto?
«Assolutamente sì. Il partito esiste e continua a crescere grazie al lavoro di tanti riferimenti politici, istituzionali e territoriali.
Penso a Luigi Barone, Gianluca Cantalamessa, Giuseppina Castiello, Michela Rostan, Massimo Grimaldi e a tanti altri dirigenti, militanti e amministratori che ogni giorno contribuiscono alla presenza della Lega in Campania.
Non dobbiamo commettere l’errore di personalizzare il partito. La nostra ricchezza è la pluralità delle esperienze, delle competenze e delle sensibilità.
Servono unità, rispetto dei ruoli e soprattutto obiettivi condivisi. Quando una comunità politica lavora intorno a un progetto serio, le differenze diventano una risorsa. Quando prevalgono i personalismi, diventano un ostacolo».

Lunedì è prevista la direzione regionale. Si parlerà anche delle prossime elezioni amministrative?
«Sì, lunedì 9 novembre affronteremo anche il tema delle amministrative. È un appuntamento importante perché la Lega deve prepararsi con serietà alle prossime scadenze elettorali.
Io penso che il partito debba investire soprattutto sugli amministratori locali, su persone credibili e radicate nelle comunità, capaci di costruire proposte e non soltanto liste elettorali.
Dobbiamo essere presenti nei Comuni, sostenere candidature autorevoli e contribuire alla costruzione di coalizioni che abbiano programmi chiari.
Le elezioni amministrative non possono diventare una semplice conta delle bandiere di partito. Devono essere l’occasione per selezionare una nuova classe dirigente e offrire ai cittadini un’idea credibile di buon governo»

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