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Difficile dire se dalla trasferta di Conte e di Tria a Bruxelles sia cominciata davvero una diversa fase dei rapporti tra l’esecutivo e la Ue. Ferma nella rinnovata richiesta di una riformulazione scritta della manovra. Rifiutata finora da parte dei vice-premier. E i fatti sono tutti da venire. Il cammino appare in forte salita. Irto di difficoltà. Di incognite politiche sul fronte interno . E di possibili incidenti di percorso su quello internazionale.

Per la prima volta, Conte sembra aver assunto una posizione più da interlocutore politico, anche europeo. Una novità assoluta. Chissà se, però, il suo protagonismo sarà sufficiente a indurre l’esecutivo ad apportare le modifiche auspicate dall’ Ue: non solo cifre e tempi, ma anche e soprattutto l’ atteggiamento di Di Maio e di Salvini. L’iniziativa di dialogo è coerente con gli auspici di Mattarella. E mira ad evitare o ad ammorbidire le sanzioni. Essa, se andasse in porto, mostrerebbe tuttavia un volto più conciliante dell’Ue. Una linea che richiederebbe un forte cambiamento di prospettive nella politica di Salvini. Dovrebbe archiviare, infatti, l’immagine di un’Europa cattiva – nonostante i trenta miliardi già concessi negli anni all’Italia – su cui finora intendeva giocare la campagna elettorale europea. Tra affondi e tregue, volgono comunque al peggio i rapporti politici all’interno della maggioranza di governo. E durante l’esame della legge di bilancio peseranno, ancora di più, diversi fattori.

Le notevoli differenze politiche e programmatiche fra partner. Le diversità caratteriali fra leader. Il peso ingombrante di Salvini. I cambiamenti di posizione di Di Maio. Le manifestazioni sempre più frequenti di dissidenza interna al Movimento. Le insofferenze del premier, irritato perché spesso messo in secondo piano. Il ruolo bifronte di Tria, costretto a difendere una linea non sua. Il vistoso cambiamento di opinione di Savona, ora spaventato dalla piega degli eventi. Lo spread che persiste a livelli alti e alla lunga insostenibili.

Le prime aste di Bot andate male. In questo scenario, preoccupante soprattutto per i possibili sviluppi, continuare sulla strada intrapresa dai vice-premier costituirebbe un grande azzardo. Le possibili conseguenze non sfuggono ormai agli elementi più moderati del governo e della maggioranza. I vertici, sempre più frequenti e febbrili, finora non hanno portato ad alcun sostanziale cambiamento della manovra sanzionata dall’Ue. D’altra parte, non ci voleva un indovino per prevedere che alcune delle poste di bilancio previste a diminuzione della macroscopica spesa a debito erano poco credibili. A cominciare da un ritmo di crescita che non sta né in cielo né in terra. E dalle previste privatizzazioni, che in un anno dovrebbero dare l’astronomica cifra di 17 miliardi, mentre in passato, e in diversi anni, hanno dato ben miseri frutti. Ora, i Commissari europei non sono dei pivelli. Ed era chiaro che non se la sarebbero bevuta. Tuttavia, neppure Salvini e Di Maio sono i novellini. Il leader leghista pensa ancora di potersi giovare dei tempi lunghi della eventuale procedura di infrazione. E di poter affrontare le europee all’insegna del leitmotiv sovranista e senza sanzioni in atto.

Meno chiare appaiono, complessivamente, la posizione e le scelte del M5S, che proprio sul terreno minato dei suoi rapporti concorrenziali con la Lega rischia di trovarsi in forti difficoltà. Qui, infatti, sta il cuore della situazione italiana. Di due forze costrette a coesistere per l’impossibilità di praticabili alternative politiche. Con elettorati in parte potenzialmente contigui. La prospettiva di conquistare quelle frange (insieme a quelle deluse da Pd e Fi) spinge esponenzialmente la concorrenzialità fra partner. Esaspera i toni e i termini del confronto. Accelera le ricerca di nuovi terreni di scontro. Perciò, paradossalmente, crea anche – alla distanza -meccanismi di logoramento della reciproca convivenza. Evidenzia le differenze. Incrementa gli antagonismi. Mette a dura prova le leadership. E crea i presupposti per l’attuale lotta senza quartiere. Riusciranno Conte e Tria, per il bene del Paese e nonostante le tantissime difficoltà, a interrompere questa spirale distruttiva ?

di Erio Matteo edito dal Quotidiano del Sud

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