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Abbiamo detto e ribadiamo NO al biodigestore a Chianche perché questa scelta è sbagliata nel metodo e nel merito.
Non si può individuare un sito con una manifestazione di interesse e senza una adeguata istruttoria tecnica. Infatti se la procedura fosse stata diversa si sarebbe compreso che il suolo individuato non è più un PIP, non ci sono opere di urbanizzazione con nessun servizio, non c’è viabilità, non c’è compatibilità ambientale (nemmeno quella individuata nello stesso decreto regionale che prevedeva la manifestazione d’interesse), non c’è compatibilità sismica né idrogeologica. Non vi è corrispondenza ai requisiti minimi indicati nello strumento urbanistico provinciale (PTCP). E’ un sito che è nel cuore dell’areale del Greco di Tufo. Insomma è stato un errore individuarlo, ma è diabolico perseverare, insistere, cercare di convincere. No, Chianche non può essere, non si può fare e aggiungo che non si può fare nemmeno un impianto alternativo a servizio del sistema di raccolta. Capiamo che i 14 milioni di euro previsti per la realizzazione del biodigestore fanno gola, ma noi dobbiamo occuparci dei problemi veri e non delle bramosie più o meno manifeste di qualcuno. In tutto questo l’ATO dovrebbe avere un ruolo decisivo. Invece è stato costituito con ritardo, in due anni non ha prodotto assolutamente niente, la nomina del direttore generale risale ormai ad alcuni mesi. Si sta procedendo ad una fase di ascolto che, per l’amor di Dio, è sempre cosa buona e giusta ma bisognerebbe stabilire delle regole e dei requisiti minimi per le aree destinate all’impiantistica, altrimenti in giro per l’Irpinia negli incontri con i sindaci si ascoltano giaculatorie e litanie, cioè si parla di tutto e di niente. Stabilire le regole, non è poi così difficile: basterebbe rifarsi al PTCP e agli indirizzi forniti dallo stesso piano regionale dei rifiuti, approvato nel dicembre 2016. Si capirebbe subito che esistono nelle varie aree industriali d’Irpinia, in luoghi lontani dai centri abitati, numerosi capannoni abbandonati, serviti da ottima viabilità, costruiti con soldi pubblici nel dopo-terremoto e che aspettano solo di essere riadibiti con interventi di costo contenuto e di esecuzione molto spedita. Ho letto i verbali delle riunioni ATO fatte con i sindaci e qualche primo cittadino ha lanciato questa proposta che è ovvia e di buon senso. Devo essere sincero: mi sarei meravigliato se nessuno lo avesse proposto. Cito, tra tutti, il sindaco di Torella Dei Lombardi Amado Delli Gatti che ha proposto proprio questo. Sembra però che il buon senso e anche il risparmio di fondi pubblici non siano argomenti degni di sufficiente considerazione da parte dell’ATO. Poi dicono che noi diciamo solo dei NO. Li smentiremo solo quando la smetteranno di farci domande stupide, cervellotiche e non utili ai cittadini. Siamo in grado di pronunciare molti SI’, basta far prevalere la ragione, il buon senso e la competenza al servizio della collettività.

di Franco Mazza

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