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Il governo del paese a bagnomaria

Negli ultimi giorni, l’aria nelle stanze più riservate di palazzo Chigi si è fatta decisamente pesante, al limite dell’irrespirabilità. E non per le evidenti divergenze su molte delle principali questioni. Cosa da tempo ben nota. E ormai divenuta vistosissima. Se per un giorno sembra che non ci siano contrasti sui dossier aperti, i due contendenti vanno alla ricerca di nuove materie di confronto, che poi significa scontro. E’ capitato addirittura per la castrazione chimica. Per il taglio dei vitalizi dei consiglieri regionali. Poi perfino per la legge sul divorzio, rimbalzata all’improvviso agli onori (si fa per dire!) delle cronache, come se non ci fosse abbastanza carne da cuocere nella cucina di palazzo Chigi. Un po’ abbandonata. Infatti, dopo il varo delle misure-simbolo dei partner, il reddito di cittadinanza per il M5S e quota 100 per la Lega, sembra che la macchina legislativa e amministrativa del governo e della maggioranza abbia smesso di produrre.

L’elemento che ha reso la temperatura politica rovente sono i sospetti dell’entourage di Di Maio circa le reali intenzioni del leader leghista. Non è noto se e quali fatti abbiano portato all’intensificarsi di ulteriori nuvole nei rapporti tra Lega e M5S. Molti degli esponenti forniscono quotidianamente rassicurazioni. Tuttavia in esse c’è perfino qualche forzatura sospetta. Infatti, sono pochi i dubbi che il progressivo ridimensionamento del consenso elettorale grillino – evidenziato non solo dai sondaggi ma degli esiti delle regionali – abbia generato al suo interno un forte smarrimento politico. Quest’ultimo ha dato corpo a tutte le paure più o meno profonde della dirigenza pentastellata. E generato forti recriminazioni e sonori mugugni ai più alti livelli del Movimento. La stessa debolezza della leadership di Di Maio – appannata da una successione di sconfitte, ma ancora di più dall’incapacità di far fronte all’imperversare di Salvini – probabilmente ha giocato un ruolo, difficile dire quanto decisivo. Quel che è certo è che improvvisamente tutte le diffidenze sono tornate. E moltiplicate. A cominciare dal sospetto che il leader leghista – che ha comunque detto che non intende andare all’incasso elettorale prima delle europee – possa coltivare il disegno di cercare le elezioni anticipate anche prima dell’autunno o della primavera del 2020. Approfitterebbe della debolezza del potere contrattuale di un Di Maio reso una sorta di “anatra zoppa” da un eventuale risultato non brillante delle europee. E punterebbe perciò alle elezioni anticipate come lo showdown per concretizzare le sue ambizioni di guidare il futuro esecutivo. Una prospettiva che fa gelare il sangue a Di Maio e al M5S, alle prese con la non facile attuazione del reddito di cittadinanza, la situazione economica stagnante e soprattutto con il problema di trovare una più definita identità politica. A cui ancorare le scelte del Movimento, per impedire che appaiano casuali o contraddittorie.

Alle crescenti inquietudini pentastellate il pur irritato leader era sembrato voler contrapporre l’intenzione di minimizzare. Poi il sempre più frequente schieramento di Conte con il M5S e l’eventualità di trovarsi ad essere minoranza in un esecutivo di cui si sente il maggiore azionista hanno imposto un brusco dietrofront. Rafforzato dagli umori intransigenti di molti componenti dell’inner circle leghista, allarmati dalla melina governativa a fronte delle sollecitazioni della base elettorale e dei ceti produttivi. Salvini ha perciò rivendicato il suo peso politico nelle decisioni. Ed appare ora indisponibile a fare ulteriori concessioni per permettere al capo politico pentastellato di risolvere più facilmente i suoi problemi interni. Oltretutto, l’approssimarsi della campagna elettorale europea spingerà i due contendenti governativi verso una competizione sempre più aspra e senza regole. I rapporti deteriorati fra i partner e l’ulteriore peggioramento della situazione economica – denunciato da più parti ma non affrontato dall’esecutivo per timore di contraccolpi elettorali – possono costituire dei potenti detonatori per la navicella governativa. Fino allo spettro di possibili imprevisti di portata devastante per la stessa maggioranza!

di Erio Matteo

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