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Caro Giuseppe, cosi “Nui ra Ferrovia” ha riacceso la luce in un rione dimenticato

​Alberico Mitrione

​Caro amico Giuseppe, ci sono storie che meritano di essere raccontate non solo per dovere di cronaca, ma per il segno indelebile che lasciano sul territorio. La storia dell’associazione “Nui ra Ferrovia” è una di queste: un’avventura straordinaria nata proprio dalle tue mani, dalla tua intuizione e, soprattutto, dal tuo amore viscerale per questo quartiere.
​Per capire l’impatto profondo di questa realtà, bisogna fare un passo indietro a uno dei momenti più complessi della nostra storia recente: il post-Covid. Mentre il mondo intero provava a ripartire, Borgo Ferrovia rischiava di rimanere immobile, intrappolato in una solitudine ancora più profonda del solito. In quel momento di smarrimento, l’unico spazio fisico di aggregazione per i residenti era rappresentato dalle panchine male andate di un rione dimenticato da troppo tempo. Panchine logore che non erano un luogo d’incontro scelto per piacere, ma l’unico rifugio rimasto in un deserto di alternative e di servizi.
​Questo isolamento, d’altronde, affonda le radici in un passato fin troppo noto. Per diversi anni, purtroppo, il nostro rione è stato ostaggio di baronati che ricordavano di essere cittadini di Borgo Ferrovia soltanto nel periodo delle elezioni comunali. Personaggi che per mesi o anni ignoravano i problemi quotidiani della gente, per poi ricomparire puntualmente a caccia di voti, spegnendo di fatto i riflettori sul quartiere il giorno dopo lo spoglio delle urne.
​La tua scommessa, Giuseppe, ha rotto definitivamente questo circolo vizioso. Con “Nui ra Ferrovia” hai fatto qualcosa di straordinariamente più grande del semplice trovare una sede: oltre alle mura, hai dato vita a uno spazio fatto di idee, di azione sociale e di attenzione alla quotidianità. Vi siete fatti carico di quelle esigenze minime, essenziali, che un mondo globalizzato e distratto ormai non vede più.
​Mentre le istituzioni centrali e i servizi sociali cittadini sembravano correre troppo spesso soltanto dietro alle luci, ai canti e alle vetrine del corso principale – dimenticando le periferie – la tua associazione è diventata un punto di riferimento per chi è rimasto indietro. Hai teso la mano a tutte quelle persone che, molto spesso, hanno semplicemente bisogno di scambiare due parole per non sentirsi sole, ma anche di un sostentamento concreto e di un aiuto caloroso nelle difficoltà di tutti i giorni.
​Senza quasi rendertene conto, hai creato inconsapevolmente l’equivalente di quei comitati di quartiere che nelle grandi città come Genova, Torino, Roma e Napoli, per anni si sono sostituiti ai servizi sociali. Esperienze storiche che hanno dato spazio a nuove forme di socialità e che, inevitabilmente, si sono scontrate con le ostilità e la miopia di chi, di volta in volta, governava la città senza saper guardare oltre il proprio naso.
​Ma quello che oggi voglio e dobbiamo evidenziare con forza non è la tua singola persona, bensì l’idea che porti avanti. Perché la tua vera affermazione non sta nell’uomo, ma nella potenza di una visione: ideali di azione sociale, di inclusione e, soprattutto, la volontà incrollabile di creare gruppo, di fare comunità e di non far sentire mai più nessuno escluso.
​È proprio questa idea, radicata nel fango delle panchine abbandonate e cresciuta grazie alla cura dei giovani a cui hai insegnato a proteggere i luoghi e le persone, che nelle ultime elezioni amministrative ha finalmente vinto. Non è il trionfo di un singolo, ma la vittoria di un modo di intendere la cittadinanza.
​Proprio per questo, forse è giunto il momento di portare la tua idea all’interno del Comune e provare a ricreare in altri quartieri questa stessa visione. La vera politica è, prima di tutto, visione e anticipazione dei bisogni sociali, e penso che tu abbia tutte le competenze, umane e progettuali, per poterlo fare. Estendere questo modello oltre i confini di Borgo Ferrovia significa curare l’intera città, quartiere dopo quartiere.
​Speriamo che, finalmente, possa esserci un piccolo spazio, tra quei 32 consiglieri comunali, per dare voce e gambe a un’idea che tu hai saputo rendere concreta, tangibile e vincente.
​In bocca al lupo, amico mio.

​Caro amico Giuseppe, ci sono storie che meritano di essere raccontate non solo per dovere di cronaca, ma per il segno indelebile che lasciano sul territorio. La storia dell’associazione “Nui ra Ferrovia” è una di queste: un’avventura straordinaria nata proprio dalle tue mani, dalla tua intuizione e, soprattutto, dal tuo amore viscerale per questo quartiere.
​Per capire l’impatto profondo di questa realtà, bisogna fare un passo indietro a uno dei momenti più complessi della nostra storia recente: il post-Covid. Mentre il mondo intero provava a ripartire, Borgo Ferrovia rischiava di rimanere immobile, intrappolato in una solitudine ancora più profonda del solito. In quel momento di smarrimento, l’unico spazio fisico di aggregazione per i residenti era rappresentato dalle panchine male andate di un rione dimenticato da troppo tempo. Panchine logore che non erano un luogo d’incontro scelto per piacere, ma l’unico rifugio rimasto in un deserto di alternative e di servizi.
​Questo isolamento, d’altronde, affonda le radici in un passato fin troppo noto. Per diversi anni, purtroppo, il nostro rione è stato ostaggio di baronati che ricordavano di essere cittadini di Borgo Ferrovia soltanto nel periodo delle elezioni comunali. Personaggi che per mesi o anni ignoravano i problemi quotidiani della gente, per poi ricomparire puntualmente a caccia di voti, spegnendo di fatto i riflettori sul quartiere il giorno dopo lo spoglio delle urne.
​La tua scommessa, Giuseppe, ha rotto definitivamente questo circolo vizioso. Con “Nui ra Ferrovia” hai fatto qualcosa di straordinariamente più grande del semplice trovare una sede: oltre alle mura, hai dato vita a uno spazio fatto di idee, di azione sociale e di attenzione alla quotidianità. Vi siete fatti carico di quelle esigenze minime, essenziali, che un mondo globalizzato e distratto ormai non vede più.
​Mentre le istituzioni centrali e i servizi sociali cittadini sembravano correre troppo spesso soltanto dietro alle luci, ai canti e alle vetrine del corso principale – dimenticando le periferie – la tua associazione è diventata un punto di riferimento per chi è rimasto indietro. Hai teso la mano a tutte quelle persone che, molto spesso, hanno semplicemente bisogno di scambiare due parole per non sentirsi sole, ma anche di un sostentamento concreto e di un aiuto caloroso nelle difficoltà di tutti i giorni.
​Senza quasi rendertene conto, hai creato inconsapevolmente l’equivalente di quei comitati di quartiere che nelle grandi città come Genova, Torino, Roma e Napoli, per anni si sono sostituiti ai servizi sociali. Esperienze storiche che hanno dato spazio a nuove forme di socialità e che, inevitabilmente, si sono scontrate con le ostilità e la miopia di chi, di volta in volta, governava la città senza saper guardare oltre il proprio naso.
​Ma quello che oggi voglio e dobbiamo evidenziare con forza non è la tua singola persona, bensì l’idea che porti avanti. Perché la tua vera affermazione non sta nell’uomo, ma nella potenza di una visione: ideali di azione sociale, di inclusione e, soprattutto, la volontà incrollabile di creare gruppo, di fare comunità e di non far sentire mai più nessuno escluso.
​È proprio questa idea, radicata nel fango delle panchine abbandonate e cresciuta grazie alla cura dei giovani a cui hai insegnato a proteggere i luoghi e le persone, che nelle ultime elezioni amministrative ha finalmente vinto. Non è il trionfo di un singolo, ma la vittoria di un modo di intendere la cittadinanza.
​Proprio per questo, forse è giunto il momento di portare la tua idea all’interno del Comune e provare a ricreare in altri quartieri questa stessa visione. La vera politica è, prima di tutto, visione e anticipazione dei bisogni sociali, e penso che tu abbia tutte le competenze, umane e progettuali, per poterlo fare. Estendere questo modello oltre i confini di Borgo Ferrovia significa curare l’intera città, quartiere dopo quartiere.
​Speriamo che, finalmente, possa esserci un piccolo spazio, tra quei 32 consiglieri comunali, per dare voce e gambe a un’idea che tu hai saputo rendere concreta, tangibile e vincente.
​In bocca al lupo, amico mio.

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