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La corruzione non è una malattia: è un sintomo!

Dopo 15 giorni di teatrino politico il caso Siri si è risolto nell’unico modo possibile: il Presidente del Consiglio ha attivato la procedura per la revoca del Sottosegretario che sarà disposta dal Presidente della Repubblica con un suo decreto, come prevede la legge. Ma l’allontanamento dall’orizzonte del Governo di un Sottosegretario indagato per corruzione, non ha certo mondato la scena pubblica dai tentacoli della corruzione che, da ultimo, sono emersi a Milano con una virulenza simile a quella disvelata dai PM di Milano con le note inchieste del 1992, passate alla storia con il nome di tangentopoli.

“In Lombardia, politici locali e imprenditori si appoggiano, e a volte sono collusi, con cosche della ‘ndrangheta”, presente sul territorio. È emersa infatti una sinergia tra cosche e imprenditori”. Così si è espresso martedì scorso il procuratore di Milano, Francesco Greco, durante la conferenza stampa sulla maxi inchiesta per tangenti che ha portato all’emissione di 43 misure cautelari, con diversi arresti, tra cui alcuni politici locali e imprenditori. I giornali hanno riportato passi salienti dell’ordinanza del GIP, conditi con intercettazioni e video-riprese, dai quali emerge un sistema diffuso di corruzione che coinvolge uomini politici rampanti, imprenditori affaristi e clan della “ndrangheta”. Contemporaneamente le cronache giudiziarie ci informano di procedimenti per corruzione che coinvolgono uomini politici influenti in Umbria, in Calabria ed in Sicilia.

Sono passati 27 anni da tangentopoli e l’impressione è che non sia cambiato nulla, salvo che il fine della corruzione realizzata in sinergia con il sistema politico non è più quello di sostenere un partito o   una determinata politica, ma semplicemente accumulare ricchezza e potere per un ceto dirigente privo di scrupoli.

L’unica cosa positiva che possiamo registrare è che, malgrado le intimidazioni, le leggi e le leggine scritte dagli avvocati dei politici corrotti, le campagne di stampa di demonizzazione, l’indipendenza della magistratura, come fortemente voluta dai Costituenti, ha sostanzialmente retto e consente ancora che si possa effettuare un penetrante controllo di legalità nei confronti degli abusi commessi nell’esercizio di poteri pubblici e privati.

Non possiamo stupirci se il livello della corruzione in Italia è rimasto così elevato perché  nessuna lezione il sistema politico ha tratto dai fatti del 92; al contrario a più riprese sono stati lanciati furiosi attacchi contro il sistema dell’indipendenza della magistratura, che sono rifluiti solo perché hanno trovato un argine insuperabile nella Costituzione.

Quando alcune forze politiche pretendono di legittimarsi o di squalificare i propri avversari, gridando: “onestà, onestà” e proponendo pene draconiane per i corrotti, questa non è la soluzione del problema. E’ sbagliata la ricetta perché è sbagliata l’analisi. La corruzione della sfera pubblica non è una malattia, ma un sintomo. La malattia è una dimensione della politica priva di contenuti, di valori e di ideali. E’ una malattia che, con gradi diversi, colpisce tutti i principali attori politici italiani.

Quando la politica è concepita come una gara, fine a sé stessa, per acquisire potere, sottraendolo ad altre bande di competitors, qui sta la radice del male, il cui sintomo ineludibile è la corruzione. Quando i partiti si riducono a comitati d’affari (come succede, per es. quando un’azienda fonda o gestisce un partito), la politica devia dalla sua funzione fondamentale che rimane, pur sempre, quella di organizzazione della speranza. Quando i comitati d’affari ci propongono di svuotare il bene pubblico dell’erario facendo pagare meno tasse ai più ricchi (id est la flat tax), cioè a sé stessi, ci possiamo stupire se emergono episodi di corruzione? Gridare onestà in piazza non è una politica e non ci indica alcun orizzonte verso il quale dirigerci. La corruzione si guarisce curando la malattia, cioè restituendo senso alla politica, ricostruendo la capacità della politica di progettare un percorso verso quel luogo dove siano insediate l’eguaglianza, la giustizia sociale, il rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali, la fratellanza, la pace.

di Domenico Gallo

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