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La luna di miele del secondo governo Conte si è interrotta bruscamente al primo appuntamento con la realtà: l’avvio della manovra economica del 2020 con la presentazione della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza che avrebbe l’ambizione di imprimere un cambio di passo alla politica dell’esecutivo aprendo la strada ad un vero rilancio del sistema. Forse un solo mese di tempo per predisporre un serio programma triennale era troppo poco per far emergere novità convincenti: fatto sta che la Nota ha deluso i sindacati e soprattutto gli industriali, che hanno approfittato dell’occasione più solenne – l’assemblea dell’Assolombarda alla presenza del Capo dello Stato – per manifestare la propria insoddisfazione. Nel mirino non solo lo scarso impegno per la crescita ma anche e forse soprattutto i limiti politici del Conte bis, che si poggia su un equivoco ed è insidiato da contrasti fra i partiti che lo sostengono.

Al netto degli interessi della categoria, gli imprenditori lombardi, che pure esprimono sollievo per l’emarginazione di Salvini, hanno qualche ragione a non fidarsi. Se il presidente del Consiglio non è cambiato, se il partito di maggioranza relativa non ha modificato le sue priorità (reddito di cittadinanza e quota cento, che secondo gli industriali appesantiscono l’economia), se il Pd, indebolito dalla scissione di Renzi, non riesce ad esprimere una proposta identificabile, non c’è ragione di sperare nel necessario cambio di rotta che pure il volenteroso premier e il rispettabile ministro dell’Economia promettono.

I limiti del Conte bis sono evidenti. Due partiti della maggioranza – Cinque Stelle e Italia Viva – non hanno nulla in comune se non la volontà di distinguersi dal Pd e di acquistare visibilità; il Pd di Zingaretti vorrebbe assumere il tradizionale ruolo del partner responsabile, ma privo com’è di reale incisività nella guida del governo non riesce ad imprimere un’impronta decisa nel programma e neppure nella collegialità delle scelte L’equivoco del “contratto” che teneva insieme Lega e Cinque Stelle è stato superato, ma non sostituito da una vera alleanza politica; sul piano economico lo spazio è delimitato dalla flessibilità che l’Europa è disposta a concedere ad un governo poco ambizioso, e non a caso più della metà della manovra in elaborazione si poggia sul deficit di bilancio. E’ vero che la Commissione di Ursula von der Leyen sarà più accomodante con il Conte bis di quanto non sia stata la Commissione Junker con il primo Conte, ma senza un’iniziativa efficace di palazzo Chigi l’occasione favorevole sarà sprecata in poco tempo; così come, del resto, la visita a Roma del Segretario di Stato Usa Pompeo ha mostrato che anche l’apertura di credito americana non è priva di onerose contropartite, alcune delle quali ancora oscurate dalle manovre dell’intelligence. L’autunno incipiente presenterà presto il conto.

di Guido Bossa

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