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Dopo l’esperienza del colera del 1973 e del terremoto del 1980, mi tocca, da anziano, anche quella di vivere al tempo del coronavirus in una zona a rischio. Bloccato in un paese della Brianza, dove l’insorgere del virus mi ha colto in uno dei miei frequenti soggiorni per stare vicino ai figli ed i nipoti. Il paese è ad un passo da Milano e poco lontano dalla zona rossa (Codogno, Casalpusterlengo, Castiglione d’Adda ed altri).

La grande paura comincia nella giornata del venerdì 21 febbraio con le notizie del pomeriggio, ampliate a dismisura, da tutti i programmi televisivi che si sono susseguiti, a ritmo serrato ed incalzante, scomodando medici, virologi, psicologi ed esperti, ognuno con le proprie teorie, i consigli, le previsioni facendo nascere negli spettatori, specie più anziani, sentimenti di ansia e di panico. Anche le comunicazioni del Presidente Conte, forse non con il tono giusto, hanno ingenerato paure.

Si è saputo subito che il focolaio del virus è scoppiato nell’ospedale di Codogno e si è sviluppato nei dintorni, all’inizio non compreso e sottovalutato. Ora siamo a 552 contagiati e 23 decessi e sono stati effettuati 5.723 tamponi. Le misure di sicurezza sono scattate dopo qualche giorno e sono state drastiche. L’intera area è stata isolata, facendo intervenire anche l’esercito, le scuole; le chiese, gli esercizi pubblici chiusi; molte attività sospese; divieto, per gli abitanti della zona rossa, di allontanarsi dai paesi di residenza e l’invito pressante a rimanere in casa, lavarsi le mani molte volte al giorno e limitare al massimo il contatto con le persone. Le misure di sicurezza sono state estese a tutta la Lombardia con la chiusura delle scuole per una settimana (che rimarranno ancora chiuse per un’altra settimana), dei musei, delle Chiese e degli altri posti di ritrovo. Milano e l‘intera Lombardia si è fermata di colpo. La città si è svuotata e chi ha potuto si è rifugiato in montagna prendendo d’assalto la Val d’Aosta e il Trentino. I bar e i ristoranti sono deserti, i tassisti senza clienti e i riders (fattorini che in bicicletta consegnano merce a domicilio e che a Milano sono migliaia) senza lavoro. La città sta pagando un prezzo altissimo per la drastica riduzione del traffico, degli affari e della produzione che si è completamente fermata.

La grande paura ha condizionato le nostre azioni e aumentato le preoccupazioni dei figli e dei parenti. Con mia moglie non abbiamo più posto il naso fuori dalla porta, se non per depositare la spazzatura nel cortile. Abbiamo passato, e continuiamo a farlo, tutta la giornata in casa accudendo i nipotini che non vanno a scuola. Fortunatamente, come in tempi normali avviene senza accorgercene, il frigorifero è pieno e si può andare avanti per un lungo periodo. Del resto la spesa si fa anche on line e non c’è alcun problema di limitazioni alimentari. Le conseguenze, però, non sono da poco. Passo il tempo nella lettura dei giornali (naturalmente on line), dei libri e anche nel fare cruciverba, sto incollato al computer e guardo poco la televisione. Ho dovuto rinunciare a passare il fine settimana in Toscana con i biglietti già fatti e l’albergo prenotato e privarmi della passeggiata giornaliera. Mi pesa non poter comprare il pesce che cucino e mangio volentieri e di non poter uscire il fine settimana. In compenso mi fanno prendere la vitamina C e mi raccomandano di lavarmi spesso le mani.  Di tornare in Irpinia, come era nei programmi, manco a parlarne. Anche al Sud si è sviluppato la paura e quelli che vengono dalla Lombardia sono mal tollerati e costretti a fare quarantena come fa il resto d’Europa vietando l’accesso agli italiani.

Il problema che ci assilla è quando e come tornare alla normalità perché l’intera nazione è ferma e sotto stress. Scalfari, il grande vecchio, scrive su Repubblica che bisogna “tornare alla normalità e ricominciare a parlare di politica” e il Direttore del Corriere che bisogna riconquistare la normalità. Il Sindaco di Milano Sala è per riaprire la città, il governatore Fontana rallenta. La politica, quella della Lega e degli irresponsabili Salvini e Renzi ha finito per irritare molti italiani e non si capisce come, in un momento come questo, c’è ancora chi fa i giochetti sulla pelle del Paese.

“Addà passà ‘a nuttata” diceva il grande Eduardo in “Napoli milionaria”!

di Nino Lanzetta

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