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Quella linfa che manca all’Europa

Da un’Europa a trazione tedesca a un germanocentrismo sempre più forte. I paesi mediterranei hanno fallito, non essendo stati in grado di costituire un blocco alle sempre più chiare tentazioni egemoniche rappresentate dal panzer tedesco.

I Paesi del Sud, in prima linea Francia Italia Spagna, in questi anni si sono rivelati incapaci di fare fronte comune per ridisegnare il perimetro e l’area di un’altra Europa che non sia quella profilata da “troike” e oligarchie tecnocratiche. Il vuoto di leadership accusato dalle istituzioni europee, e non solo, rappresenta, insieme all’assenza di una politica europea, un pericolo per le sorti angoscianti che oggi vive il Vecchio Continente.

Se da un lato il progetto di costituzione di un’Europa politica è stato affondato, dall’altro l’evidente incapacità di contrastare la visione perversa di un’Europa “a una dimensione” sta facendo emergere la debolezza dei Paesi del Sud Europa, sempre più appiattiti e soccombenti alle logiche di “basso Impero” che li vorrebbero colonia di un’Europa proiettata verso un pericoloso germanocentrismo.

Trovare le ragioni del perché in questi anni i paesi mediterranei, Francia Italia e Spagna in primis, non siano riusciti a costruire una linea comune, implica un ragionamento articolato e complesso, nel quale non possono non confluire interessi di parte che si tenta di salvaguardare ad ogni costo.

In generale, le rigide idee di austerity, seppur atrofizzate, si sono ormai cristallizzate nelle inflessibili istituzioni europee. Ed è proprio un’energia nuova l’elemento vitale che manca a questa Europa agonizzante, per andare oltre gli schemi sterili dell’economicismo mercantile e finanziario, ritrovando lo spirito perso che era più vivo e presente nel Medioevo che in questa nostra vuota modernità.

L’Europa dell’umanesimo e delle grandi tradizioni spirituali e culturali è stata trasformata e ridotta a un edificio impenetrabile di numeri e calcolo. L’interesse dell’Unione Europea da qualche tempo è focalizzato sostanzialmente sull’Europa centrale e quasi per niente sull’Europa meridionale e il Mediterraneo. Paesi come Francia e l’Italia non hanno esercitato alcuna pressione perché l’area mediterranea dell’Europa ritornasse a recitare un ruolo nello scacchiere internazionale.

Se l’atteggiamento della Francia, che attraverso l’asse franco-tedesco contribuisce a dare una parvenza di equilibrio a questa Europa malata, risulta parzialmente comprensibile, considerata la sua “ossessione” per la Germania, nonostante i suoi interessi nel Mediterraneo, l’atteggiamento dell’Italia è stato assolutamente ondivago e difficile da interpretare.

I Paesi del Mediterraneo, culla di grandi civiltà fiorite sulle sue sponde, sono stati sopraffatti dal nord germanocentrico. Oltre a puntare il dito contro il “moloch tedesco”, è arrivato il momento di ricercare le ragioni di una sconfitta di portata storica, della quale forse non si ha ancora molta consapevolezza. in questo quadro drammatico, la politica, non lo scopriamo oggi, si è dunque piegata alla finanza. E nella crisi è precipitata un’Europa che ha smarrito la propria identità.

La crisi del Vecchio Continente è sintomo significativo della malattia che affligge una società occidentale in agonia. Non si può cambiare questa Europa perché manca il presupposto fondamentale del reale riconoscimento del fallimento cui è andata incontro, come epoca di “de-cadenza” nella quale è precipitata,  di un’idea di Comunitá “decaduta” e incapace di ripensarsi da sola.

L’Occidente, l’Europa, con a capo questa tecnocrazia mercantile, oggi più che mai, é “la terra del tramonto”. E l’Italia, di questo “passo”, rischia di aspettare ancora a lungo una nuova alba.

di Emilio  De Lorenzo

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