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Esce l’antologia “lrpini per sempre”

Di Monia Gaita

Unire 27 autori sotto un’identica costellazione di luoghi, di usi e di radici è la poderosa sfida assunta da Stefano Giovinazzo – Edizioni della Sera – e da Rossella Luongo, valente avvocato, scrittrice e redattrice dell’antologia.

Contro la deriva della deterritorializzazione che rischia di smagliare i legami affettivi piantandoci, scontenti e spaesati, nelle arterie della modernità, i racconti si indirizzano lungo i campi e le piazze dell’Irpinia, issando tutti un’unica bandiera: un amore smisurato, incorrotto e assoluto per la palpitante sorgente delle origini. Anche il titolo “Irpini per sempre” ospita una scelta che imbocca una foce di eternità: essere irpini non è un torrente alimentato dall’acqua solo in certi periodi dell’anno, ma un fiume dal corso perenne, un fiume dal letto mai asciutto.

Rossella Luongo, curatrice dell’antologia

Si è irpini per sempre. Come si è lucani per sempre, padani per sempre, maremmani per sempre. Si aderisce a un lembo di mondo, ci si conficca dentro, pedinati dai suoi elementi anche standone lontani. Abbiamo giurato sulle ossa della materia di rimaner fedeli, lasciare i ricordi puliti, difendere e restaurare le tradizioni con un riguardo quasi maniacale.

A imbastire le storie nessun concentrato anacronistico, ma la vorace volontà di salvare alcuni capitoli dell’esistenza andando oltre l’autoreferenzialità del diario intimo. Non una narrativa di intrattenimento, ma una scrittura intrisa di verità profonde, connotata da limpidezza e fluidità del dettato, ruotante intorno a un asse dalla forte carica mitopoietica.

Un marezzo di temi mobìlita le pagine con una rara devozione del sentire che fa di ogni esperienza una trapunta irripetibile. Ci insinuiamo in un fiorito labirinto che va dal giglio di Flumeri, innalzato nel terso e assolato cielo d’agosto, al vecchio casale di Nina, Ennio e Serena; da Ellaria e Monicella che intrecciano corde, a Carlo Gesualdo, nell’aria che profuma di menta; da Francesco che sfida il treno e lo rincorre con entusiasmo, al feudo di Guglielmo il Carbone che veglia in attesa della battaglia; dall’ogliarulo per ricaricare la lampada sul Malepasso dei briganti, al concerto di Natale con il vento che trascina la tormenta sopra le finestre.

E ancora, i colori scuri e vetrosi, la familiarità del cielo, un parcheggio svuotato, i libri strappati con forza e ridotti a fuoco nel cortile, Luisa che abita in uno dei palazzi di vetro intorno al carcere borbonico, la visita guidata tra cumuli di calcinacci e ferro attorcigliati, i serpenti di stoffa che la nonna di Paolina cuce per proteggere la casa dagli spifferi. Un corteo di uomini e donne con gli striscioni: Dichiariamo guerra alla paura; Gennaro, Ovidio e Bruno in giro sulla “fuoriserie” nella Frigento di via Limiti; l’Irpinia del terremoto del 1980 vestita di un nero intenso; Fernando Imbriani di 7 anni, colpito da febbre meningea; i contadini, i braccianti, i parsunali, Sant’Amato, vescovo e patrono di Nusco e San Giovanni di Montemarano; Chiara che ricorda la piccola Violetta rimasta sedimentata dentro l’anima; Montoro coi vecchi davanti al bar e le finestre aperte delle case; il signore di Montella, Don Diego Canaviglia, ucciso giovane dai Turchi; Andretta con l’area di Pero Spaccone sull’altopiano del Formicoso; l’odore dei mandarini a Natale nel centro storico di Atripalda; il pranzo domenicale dai nonni: lu cucciu m’buttitu(coniglio ripieno) di ricotta e pecorino di Carmasciano; il sacrificio del maiale a febbraio o marzo, quando le basse temperature ne conservano le carni; la raccolta delle fascine a Sant’Angelo per il falò della «Madonna re li fafagliuni». Nella sua breve nota, Franco Arminio parla di “un piccolo breviario per entrare nel cuore dell’Irpinia”, mentre per il prefatore Angelo Picariello, questo posto è “la terra delle origini, e tale resta, anche se magari non ci vivi più da decenni, anzi: non è mai matrigna quella terra che, avendoti dato i natali e appassionato alla vita, a un certo punto ti costringe ad andar via per guadagnare da vivere”. “Irpini per sempre – spiega Rossella Luongo nella guarnita introduzione – è un viaggio tra storie, ricordi, leggende e usanze nel territorio che abbraccia la provincia di Avellino, tra il declivio verdicante delle valli punteggiate da alture e serpeggiate da torrenti e fiumi, ricalcando non solo la mappa geografica ma la tessitura di un cuore, che pulsa nel muschio dei boschi e nel mistero del tempo”. L’esito per il lettore sarà un riconciliarsi con sé stesso, sostare nelle pupille azzurrovive di tante presenze concrete; con gesto irrevocabile, amalgamarsi alla chiaroveggenza delle foglie, ghermire uno due tranci d’infinito contro la transitorietà viscosa che ci stringe.

Per me è stato ispezionare, palmo a palmo, quello che già conosco, ripartorirlo come nuovo, arrotolarmi a chiocciola nei suoi gusci nascosti, abitare la pazienza delle pietre, sistemarmi con un bacio sopra le rovine, contare le pulsazioni delle vigne, lasciare che la luce mi strofini con tutta la sua anima. Dipingermi di fresco le giornate, accogliere la solida catena delle voci. Ricominciare da principio e preservare dalla polvere, con mano diligente, l’accadere.

Gli autori presenti: Luigi Anzalone, Gaetana Aufiero, Fiorella Bruno, Antonetta Carrabs, Domenico Cipriano, Eleonora Davide, Virginia Danna, Ottaviano De Biase, Prisco De Vivo, Francesco Di Sibio, Franco Festa, Elisa Forte, Antonietta Gnerre, Floriana Guerriero, Monia Gaita, Gennaro Iannarone, Marianna Iannarone, Gerardo Iuliano, Giuseppe Iuliano, Vera Mocella, Eliana Petrizzi, Ilde Rampino, Simone Rotondi, Gerardina Scarlatella, Emanuela Sica, Agostina Spagnuolo, Michele Vespasiano

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