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Coltiviamo il senso di responsabilità

Gli attuali scenari, da quelli locali a quelli globali, sono offuscati da fondate e diffuse preoccupazioni, da paure sostenute non tutte da rischi reali, ma complessivamente appesantiti da una narrazione drammatica che copre quasi totalmente gli spazi comunicativi. Spazi che dovrebbero promuovere, coltivare e proporre  permanentemente una preziosa e indispensabile virtu’: la responsabilita’ verso se stessi, verso la comunita’  e verso l’ambiente circostante. Reponsabilita’, purtroppo, assente all’interno dello squallido confronto politico dove le opposizione recitano  continuamente il mantra delle dimissioni dell’attuale governo, a giorni alterni di questo o quel ministro in carica, strumentalizzando demagogicamente situazioni e avvenimenti che non hanno nessun nesso  di responsabilita’ politica. Parlare di responsabilita’ nella sua piu’ ampia accezione, nell’attuale momento di policrisi senza confini, comporta il rischio di condurre analisi sociologiche, talvolte etiche o comportamentali, che rasentano i  soliti sproloqui  di basso profilo: la responsabilita’ di cui abbiamo urgentemente bisogno è quella di testimonianze concrete. Ebbene  una di queste, apparentemente banale, l’ho colta, alcuni giorni fa, lungo via Madonna de La Salette di Avellino, nel notare che un vecchietto, quasi ottantenne, con la paletta e lo spazzolone di netturbino, raccoglieva il fogliame e i vari detriti che intasavano le grate dei tombini di scarico delle acque piovane che, in coincidenza delle piogge abbondanti,  allagavano letteralmente  la strada della zona, con il blocco della circolazione e la impossibilita’ degli abitanti di accedere nelle loro abitazioni. Questi  allagamenti avvenivano da decennni senza  nessun intervento di manutenzione accurata e di  normale raccolta del fogliame caduco, unico responsabile dei danni descritti. L’improvvisato netturbino , notando  la mia attenzione per il   suo intervento, con un pizzico di orgoglio mi traccio’ una rapida sintesi  dei fatti  e la sua viva  soddisfazione di aver  operato preventivamente in ordini ai pericoli da tempi sofferti. Con il calare della sera , nel tirare le somme degli accadimenti del giorno,ravvisai l’opportunità di  ritenere  il comportamento del maturo e occasionale netturbino degno di una riflessione di pedagogia sociale. In realta’, considerai, l’attuale smarrimento etico e sociale, è frutto anche dal relativismo polimorfo a cui siamo da tempo abituati. Le azione buone  ed e se’èmplari non fanno piu’ notizia perché è la protesta  ricorrente che attrae e interessa ai canali di informazione. Il messaggio forte e chiaro dell’ottantenne di via Madonna de La Salette appare come un relitto del passato. L’impegno personale è non dovuto  perché le responsabilita’ connesse afferiscono altrove e  appare come buonismo da strapazzo. Personalmente credo che la lezione del maturo cittadino-allargando il discorso in ambiti relazionali piu’ vasti- non è banale supplenza ai livelli di competenza specifici, ma è cattedra di responsabilità attiva che recupera interamente e coraggiosamente la diffusasa domanda di comunita’ che ha bisogno sempre meno di improvvisati testimoni e sempre piu’ di esemplari testimonianze. La saggezza generazionale-in momenti come quelli attuali in cui si parla di isolamento degli anziani, non appare chiar0 se per salvarli dal Covid o per non intasare gli ospedali -,va metabolizzata  dalle istituzioni certamente, ma s oprattutto dai non piu’ giovani , probabilmente abituati troppo ad invocare il diritto al “ristoro”-certamente necessario-, ma non tramutabile da intervento eccezionale in intervento ordinario nel quadro di una realta’ socioeconomica sempre piu’ in affanno. La responsabilita’ di cui abbiamo parlato riguarda, bisogna ricordarlo, anche i circa tre milioni di italiani che hanno omesso di mettersi in quarantena. La responsabilita’ si rivela veramente tale se avvertita e praticata da tutti e in tutti gli ambiti ove essa  risulta efficace.

di Gerardo Salvatore

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