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Da circa un mese (era l’8 dicembre, quando Iv cominciò il suo cannoneggiamento contro Conte. Con avvertimenti verbali. Poi tweet, penultimatum, infine diktat. Quegli atteggiamenti fanno parte del bagaglio tattico di ogni trattativa politica. Nell’attuale situazione, tuttavia, hanno finito per creare una rete quasi inestricabile di diffidenza e di veti. il barometro politico,  continua ad oscillare pericolosamente.   E, alla ventitreesima ora, la situazione rischia  di precipitare, con conseguenze incalcolabili, considerata l’urgenza di presentare all’Ue un piano credibile per ottenere gli aiuti stanziati.   Il più inopportuno e incomprensibile tentativo di porre fine ad un governo, inventato dal partitino di Renzi per motivi di pura visibilità, si è andato trasformando in una valanga politica che rischia di travolgere la maggioranza e il governo.

Zingaretti e Di Maio hanno inizialmente sottovalutato il rischio di un possibile affondo di Renzi, nella convinzione che il tentativo renziano potesse andare in una direzione di comune interesse. Cioè rendere docile un premier sempre più indipendente e refrattario alle sollecitazioni dei due partiti. Un gioco rivelatosi solo una  pericolosa illusione. Ha accresciuto i sospetti, minando la reciproca fiducia. E rischia, ora, di rendere tardivo ogni appello alla responsabilità collettiva!

Ad accrescere l’incertezza c’è la balcanizzazione di diversi gruppi parlamentari, al cui interno (in particolare del M5S) si muovono drappelli di singoli eletti interessati alla propria sopravvivenza. E perciò terrorizzati dalle elezioni anticipate. Nel logorante stop -and-go di avvertimenti, allusioni e smentite susseguitisi in un crescendo al cardiopalma, uno dei fattori che ha contribuito al lungo stallo è stata la mancanza di fiducia tra i principali interlocutori. Renzi, fortemente determinato ad ottenere lo scalpo di Conte a qualunque costo, ha addirittura presentato come sue richieste finali una specie di controprogramma di governo. E il premier ha ammonito che le eventuali dimissioni dei ministri renziani renderebbero incompatibile Iv con l’attuale maggioranza! Le concessioni fatte finora a Renzi sono tutt’altro che poche. Rinvio della contestata governance del Recovery plan alle decisioni della maggioranza, dopo ampia consultazione. Eliminazione della Fondazione di intelligence. Aumento dei fondi per la sanità. Diminuzione dei bonus con la crescita al 70% della  quota per gli investimenti, la metà dei quali a favore del Sud. Dopo il tramonto delle prospettive dello status quo e dei mini-rimpasti, uno dei pochi spiragli ancora utlizzabili sembra essere quello di un più ampio avvicendamento di ministri (con l’ingresso anche di “madame” Boschi?). Con lo scopo dichiarato di rafforzare la compagine, ma con quello occulto di condizionare il premier. Il tutto con la stessa maggioranza, cosa che potrebbe forse evitare le dimissioni al buio di Conte. Per superare l’impasse, il Quirinale ha suggerito la mossa risolutiva, invitando a considerare una agenda in due tempi. Innanzitutto, mettere in sicurezza gli aiuti dell’Ue con la rapida approvazione   del Recovery Plan in Consiglio dei ministri. Dopo. la risoluzione dei problemi più strettamente politici. Questa linea sembra aver fatto breccia negli arroccamenti di un mondo politico smarrito e confuso. Tuttavia, i prossimi anni saranno dedicati alla spesa degli ingenti aiuti Ue, sotto la lente dei suoi organismi di controllo. E non sarebbe certamente facile spiegare, agli italiani e all’estero,  le ragioni della decapitazione del premier. Non esente da errori, ma non facilmente sostituibile. Capace di utili mediazioni fra i suoi irrequieti partner. Considerato in Europa un interlocutore affidabile. L’asse Conte -Gentiloni   ha permesso al nostro Paese di ottenere moltissimo dalla Ue, dipinta invece come matrigna dalla grossolana, inutile retorica dell’asse Salvini-Meloni. Occorrerà aspettare l’ultimo atto di questa tragi-commedia per sapere come andrà a finire. Sarebbe grave che, alla disponibilità europea non corrispondesse, da parte italiana, un atto di responsabilità collettiva. Lasciare per una volta da parte i  soliti giochini irresponsabili!

di Erio Matteo

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