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Aspettando l’immunità di gregge

I contagi non si fermano. Aumentano i morti ed i ricoverati in terapia intensiva. Siamo alla terza ondata, il picco non è stato ancora raggiunto e nove regioni tornano in arancione e dieci in rosso. Ci prepariamo ad una Pasqua blindata e cresce negli italiani la stanchezza e la sfiducia. A complicare le cose si è aggiunto l’incidente di Astra Zeneca con morti che sono state addebitate presuntivamente alla somministrazione di un lotto di vaccini subito ritirato dal mercato.

L’unica possibilità di uscirne è arrivare al più presto all’immunità di gregge che si raggiunge quando sarà vaccinato il 70% della popolazione. Per ciò l’obbiettivo è fare presto, il più presto possibile. Invece siamo al palo perché il piano di vaccinazione, ad oggi, è clamorosamente fallito per due motivi. Il primo: le dosi concordate con l’Europa – con poche garanzie e nessuna penale- non sono arrivate nelle quantità pattuita. Il secondo perché ogni Regione ha fatto da sé comportandosi in maniera diversa l’una dall’altra. In più si è aperto un mercato parallelo di disturbo e, a livello mondiale, non si è stati capaci di bloccare o almeno ridurre la famelicità delle aziende produttrici che, speculando sulla salute, stanno lucrando miliardi.

Tutti a dire che bisogna accelerare ma non si vedono ancora risultati concreti, Avrebbero dovuto vaccinare per primi gli ultra ottantenni, ma solo in piccolissima parte lo hanno fatto. In molte regioni hanno vaccinato molto di più categorie meno a rischio, perfino avvocati, personale delle Università – anche se sono chiuse da tempo, giornalisti, politici e i tanti furbi che a saltare la fila sono bravi e che in Italia sono tanti. I fessi possono aspettare. La foto di Mattarella, che disciplinatamente attende il suo turno allo Spallanzani, senza scorta, non fa richiamo e la gente ne sorride perché in Italia la mancanza di senso civico non è ritenuto un difetto.

In alcuni Paesi (il Regno Unito, Israele …) la vaccinazione di massa procede a tamburo battente e in pochi mesi sarà completata. In America Biden ha detto che per il primo maggio tutti gli americani saranno vaccinati e alla festa del ringraziamento (4 luglio) la pandemia sarà solo un ricordo. Noi a luglio non saremo neanche alla metà dell’opera. Il Presidente Draghi – che parla poco- ha detto che obbiettivo del governo è vaccinare l’80% della popolazione entro il prossimo settembre (500.000 al giorno), nel rispetto della priorità uguali per tutti: completare la vaccinazione del personale sanitario e degli ultra ottantenni, poi gli over settanta, il personale della scuola, i militari, le forze dell’ordine e via via ad età decrescente. Ha invitato a rispettare il turno, seguendo l’esempio del Presidente Mattarella. Ma le regole diverranno comuni se la competenza del piano di vaccinazione viene assunta direttamente dallo Stato sotto la responsabilità del generale Figliuolo, nuovo responsabile all’emergenza e Curcio alla protezione civile. Cottarelli ha scritto: (“All’inferno e ritorno” ed. Feltrinelli) che “La gestione differente della crisi, inadeguata certamente in Lombardia, riflette errori degli amministratori piuttosto che differenze nella struttura pubblica o privata del sistema sanitario” errori che, in Lombardia, hanno continuato a fare anche con Bertolaso e la Moratti.  Gli unici ad essere vaccinati in misura irrisoria sono gli over 80. La piattaforma on line è saltata e molti sono stati convocati per fare il vaccino in centri lontani anche 40 chilometri dalle loro abitazioni. Nei giorni scorsi, poi, sono stati convocati 900 cittadini, soprattutto anziani, per essere sottoposti a vaccinazione nell’ospedale Niguarda, lontano dal centro e raggiungibile solo con più mezzi se non addirittura con il taxi. Il colmo è che le dosi erano appena 600 e un terzo quindi – anche se con le scuse di Bertolaso- ha dovuto far ritorno a casa senza vaccinazione. Occorre una regia unica, la triplicazione dei centri vaccinali e quella dei vaccini. Se tutte queste cose si verificheranno, forse in autunno potremo cominciare a respirare anche noi.

di Nino Lanzetta

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