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Esiste ancora il fascismo? La domanda può sembrare retorica perché storicamente il nazifascismo è stato definitivamente sconfitto con le armi e la morte di Mussolini e di Hitler. Ma se il fascismo non esiste più, e la Costituzione, nata dalla resistenza e dall’antifascismo, ne vieta la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, (art. 12 delle disposizioni transitorie), ci sono, però, ancora movimenti e correnti di pensiero che si ispirano ad esso, I fascisti, cioè, ci sono ancora e non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo e spesso trovano casa nei pertiti populisti e sovranisti: in Italia  Fratelli d’Italia della Meloni e la Lega di Salvini) come ha dimostrato –da ultimo- l’inchiesta di Fanpage trasmessa da Piazza Pulita sulla Sette due settimane fa.  Questi partiti non li sbattono fuori né li sconfessano in modo aperto e risoluto, solo per i voti che portano Sono queste frange di estrema destra, filo nazisti, antisemiti, anti europei e anti accoglienza a praticare la violenza infiltrandosi nelle manifestazioni di protesta.

In piazza il 9 ottobre non c’erano solo i neofascisti di Forza Nuova e Casa Pound con i loto capi, ma anche moltissimi altri cittadini No Vax e No Green Pass, molti di quelli che hanno perduta la fiducia nello Stato e nei partiti, disoccupati, delusi, sfiduciati, pessimisti sul loro futuro e quello del Paese, giovani costretti ad emigrare per trovare all’estero un riconoscimento che la Patria gli nega. Il malessere è evidente: non va sottovalutato e vanno analizzate le ragioni e, possibilmente, predisposti i rimedi e gli anticorpi facendo il mea culpa e rigenerandosi ritrovando le funzioni che assegna loro la Costituzione e non –come fanno la Meloni e Salvini, che sfruttando il malessere, che è evidente, aizzano strumentalmente gli animi. Dopo aver sparso odio e zizzania in giro per l’Italia in un tour denigratorio e propagandista, parlano di complotti (Meloni) o si propongono addirittura come pacificatori (Salvini). Chi semina vento raccoglie tempesta. Le parole sono pietre. Non c’è da meravigliarsene e i cittadini, prima o poi dovranno pure accorgersene.

In piazza l’assalto alla GGIL un pilastro della democrazia con gli altri sindacati, era ampiamente preparato e attuato con raffinata perizia. Guidavano i facinorosi, staccatosi dalla folla dei dimostranti a seguito dei capi di Forza Nuova e Casa Pound e altri gruppi eversivi dei quali alcuni sono stati arrestati. L’assimilazione all’assalto del Capidoglio in Usa dopo le ripetute accuse di brogli di Trump, sconfitto alle elezioni presidenziali è palese, come il suoi comportamento identico a quello della Meloni e di Salvini.

Né si può sottacere che un governo, nato all’insegna dell’emergenza del Covid 19 e alla caduta dell’economia, appoggiato dai poteri forti, dalla stampa, dalla Confindustria e da tutti i partiti, con la sola eccezione della Meloni che ne sta sfruttando la rendita dell’opposizione e l’azione del barzellettiere Salvini, che vota la fiducia a Draghi in parlamento e lo critica aspramente nelle piazze, genera confusione e malessere, aquale bisognerebbe porre rimedio al più presto con l’elezione a capo dello Stato dello stesso Draghi e la formazione di un nuovo governo che non ne ripeta l’ammucchiata.

La risposta della maggioranza degli italiani, confluita in Piazza San Giovanni di circa 200.000 persone su invito della CGIL contro la violenza fascista è stata ferma e decisiva. Il blocco dei porti minacciato dai portuali di Trieste e Genova non è riuscito e il caos annunciato non c’è stato. I sindacati hanno stigmatizzato l’assalto squadristico contro lo Stato. Landini ha auspicato la costruzione di una rete europea e mondiale antifascista ed ha chiesto al Governo lo scioglimento di Forza Nuova.

Da stasera, dopo i risultati dei ballottaggi, i partiti, tutti i partiti, non avranno più alibi: devono rigenerarsi e, tanto per cominciare ridare l popolo il diritto di scegliersi i propri rappresentanti se vogliono combattere il seme della violenza che, c’è da giurarlo, non si fermerà se non si attenuerà il malessere sociale e il clima di divisione che attraversa il Paese.

di Nino Lanzetta

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