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Custodire l’identità d’Irpinia

Alla vigilia della festa del ringraziamento per i frutti della terra, sabato scorso, presso la sede provinciale delle ACLI di Avellino, si è svolto il settimo congresso provinciale delle ACLI Terra, l’Associazione professionale aclista del settore agricolo. Significativo il nucleo tematico del congresso “ACLI Terra: coltiviamo il futuro. I valori e i beni rurali nella transizione ecologica”. Il dibattito congressuale, coordinato dall’ingegnere Rocco Di Pietro, presidente provinciale dell’Associazioni, ha fatto emergere scelte e decisioni sul modo di produrre e consumare i prodotti della terra, le connessioni culturali e sociali, la centralità della persona e la tutela del suo ambiente di vita e di lavoro, l’innovazione tecnologica anche nel settore agricolo. Le ACLITERRA vogliono rappresentare un’idea di crescita e di sviluppo in controtendenza e diversa da quella tradizionale, per custodire i tratti della nostra storia – dell’Irpinia in particolare – le peculiarità del nostro genius loci e il valore del made in Italy. La creatività e la competenza delle ACLI Irpine, con la promozione di iniziative associative di grande rilievo nel comparto della raccolta, trasformazione e commercializzazione delle olive, ha raggiunto risultati apprezzati da tutte le province acliste della Campania che stimano la realtà associativa irpina come un modello da imitare. La riflessione sui modelli dell’econo – mia globale si intreccia con le trasformazioni del settore agricolo e delle comunità rurali. Le stesse aree rurali hanno vissuto fasi di grande cambiamento con l’evoluzione del paese, nonostante la frammentazione e la polverizzazione della proprietà fondiaria, particolarmente presente nelle regioni meridionali che tuttora non contribuisce alla organizzazione di “aziende agricole vitali” con dimensioni sostenibili della meccanizzazione e delle nuove tecnologie di coltivazione. Di qui il diffuso rifiuto culturale nei confronti della campagna, soprattutto da parte dei giovani, che oggi sembra fare una marcia indietro valorizzando potenzialità e dinamiche nuove che delineano una tradizione collettiva delle piccole e medie imprese. Nel quadro di questa nuovo orizzonte si presenta possibile la conversione dell’agricoltura convenzionale/industriale a nuove visioni dell’agri – coltura biologica, biodinamica, ecologica, sinergica che conduce verso un futuro sostenibile. Il territorio irpino, secondo i contributi emersi, attraversa una costante e positiva fase di cambiamento del comparto agricolo che deve acquisire la consapevolezza di assicurare funzioni e servizi che vanno ben oltre la finalità precipua del produrre cibo. Funzioni e servizi che integrano bisogni diversi da quelle della sicurezza alimentare. Dentro questo percorso – hanno sostenuto i congressisti – si sviluppano le potenzialità sociali dell’agricoltura e le capacità di assicurare beni relazionali di qualità e scopo che corrispondono a precisi bisogni sociali, particolarmente necessari dopo il brutto periodo pandemico. Come sempre, le ACLI Irpine, con la loro particolare presenza nel comparto agricolo, svilupperanno idee e progetti concreti di promozione umana e sociale anche all’interno del mondo rurale provinciale.

di Gerardo Salvatore

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