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Una notizia grossolanamente esagerata

Quando venne a sapere che l’autorevole Associated Press aveva pubblicato il suo necrologio, Mark Twain commentò: “Spiacente di deludervi, ma la notizia della mia morte è grossolanamente esagerata”. Si può dire lo stesso a proposito dell’annuncio della nascita di una nuova maggioranza dopo la sconfitta del governo, giovedì in Senato, su due emendamenti al decreto legge che modifica la capienza dei luoghi pubblici e dei mezzi di trasporto in seguito alla pandemia. Un governo non cade e una nuova maggioranza non si forma se il parlamento decide che un bus turistico si può riempire al 100% invece che all’80%, tanto più se tutti i passeggeri devono essere vaccinati ed esibire il green pass. Eppure i giornali di ieri erano pieni di titoli allarmistici e di infausti presagi sulla permanenza di Mario Draghi a palazzo Chigi; mentre non risulta che il Presidente del Consiglio abbia battuto ciglio. Del resto, basta riflettere un momento sulle reali intenzioni e sugli interessi dei principali responsabili dell’”agguato” parlamentare, per avere conferma del fatto che una crisi non è alle porte. Lega e Italia viva non hanno in questo momento alcuna intenzione di mettere in difficoltà l’esecutivo; anzi hanno bisogno di prolungare la tregua assicurata dal governo per preparare il terreno sul quale eventualmente far crescere progetti politici meglio corrispondenti alle rispettive ambizioni, che in tutta evidenza non coincidono. Matteo Salvini ha più volte dichiarato che per lui l’esperimento dell’unità nazionale si concluderà con la fine dell’emergenza (e purtroppo siamo ben lontani dal traguardo); quanto all’altro Matteo, Renzi tutto vorrebbe tranne dover affrontare a breve un appuntamento elettorale anticipato senza aver avuto il tempo di decidere cosa vuol fare, e con chi, nell’immediato futuro Dunque si mettano l’animo in pace quanti pensano di potersi liberare rapidamente di due scomodi alleati, o di ridurli al silenzio agitando lo spettro di un imminente show down elettorale. Salvini l’ha già messo nel conto, ma vuol essere lui a scegliere il momento; Renzi, con la provocatoria intervista di ieri all’Hunffpost, ribalta su Conte, Letta e Meloni (e sullo stesso Salvini) l’accusa di insidiare il governo puntando alle elezioni. Lui non ci pensa, anzi forse le teme.

Allora che cosa è veramente successo giovedì al Senato, e perché è successo? Che a Salvini vadano strette certe norme troppo rigorose in materia di restrizioni anti-Covid è cosa nota, e l’essersi distinto su una questione di dettaglio è solo un ammiccamento rivolto ad un elettorato potenziale. Per Matteo Renzi il ragionamento è più complesso, ma certamente il leader di Iv ha inteso mandare un segnale a quanti nelle scorse settimane hanno lavorato per spingerlo ai margini del terreno sul quale sta per iniziare la partita dell’elezione del nuovo Capo dello Stato. Alla vigilia dell’appuntamento fiorentino della Leopolda, convocato per dimostrare la compattezza della sua piccola ma indispensabile pattuglia parlamentare e per lanciare qualche proposta in grado di scompaginare i giochi di formazioni politiche ben più consistenti, il senatore di Rignano ha fatto sapere di esserci e di esser pronto a giocare le sue carte con la spregiudicatezza tattica di cui ha più volte dato prova. L’obiettivo dovrebbe essere separare il Pd dai Cinque Stelle per tornare ad essere scomodo interlocutore del suo ex partito. Non sarà affatto facile.

di Guido Bossa

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