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Di Matteo Galasso

41° anniversario dal terremoto del 1980.Dopo tanti anni restano ancora tre testimonianze dell’evento che devastò principalmente l’Irpinia:
– i ruderi di edifici abitativi in molti comuni mai ricostruiti e che ci ritagliano spazi rurali dove il tempo sembra essersi fermato alle 19.34 di quella calda domenica di novembre;
– le testimonianze di tutti coloro che hanno vissuto l’evento in prima persona, che ricordano esattamente cosa stessero facendo in quel momento, e in che modo poi abbiano superato quei 90 secondi infiniti e vissuto i giorni e le settimane successive;
– la rassegnazione di chi sapeva fin da subito che nulla sarebbe più tornato come prima e di chi aveva perso tutto vedendo distrutto il luogo dove aveva trascorso gran parte della propria vita.
Un minuto e mezzo senza interruzioni, magnitudo 6.9, quasi 3000 vittime e 240.000 sfollati: sono numeri che ancora oggi spaventano e allo stesso tempo fanno riflettere, considerando che dei 679 comuni nel complesso interessati dal sisma, 505 hanno subito danni irreparabili e decine di essi sono stati completamente rasi al suolo. Ciò a ricordare di come ancora nel 1980 la maggior parte della popolazione coinvolta abitava in strutture inagibili e in pessime condizioni. Ma la drammaticità dell’evento stava proprio nel fatto che –a causa del blackout delle telecomunicazioni, interrotte per i danni infrastrutturali causati dalla scossa – non fu possibile né alle autorità né ai cittadini del resto del Paese essere istantaneamente informati sulla gravità del disastro: le prime mobilitazioni e i primi soccorsi furono attivate solo dopo la mezzanotte del giorno successivo.
Tutti, come ogni anno, ricordano l’evento, pubblicando su giornali e social media la prima pagina de “Il Mattino”, che titolava “FATE PRESTO”: ebbene, quella prima pagina non è stata pubblicata il 24 mattina, bensì il 26. Ciò a testimonianza proprio che dopo quasi tre giorni dal sisma, ancora centinaia di persone erano bloccate sotto le macerie, tante altre non avevano notizie dei propri cari né un posto dove trascorrere la notte. Tutto questo contribuì naturalmente a rendere ancora più tragico l’evento per il ritardo dei soccorsi, un gravissimo ritardo che confermava l’enorme difficoltà logistica della protezione civile e l’endemica carenza infrastrutturale all’epoca di quei territori.
Giunto prontamente sul luogo della tragedia l’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, vide con i suoi occhi la difficoltà e l’eccessiva lentezza degli aiuti, a tal punto che egli stesso dichiarò al “Tg2” della sera del 25 novembre che i soccorsi erano troppo lenti e dopo giorni si sentissero ancora urla e gemiti provenienti dalle macerie. Il Presidente riuscì a farsi carico del dolore degli Irpini, si sentì uno di loro, quasi fosse stato coinvolto direttamente nella tragedia. Questa forte empatia testimoniò proprio l’umanità che caratterizzava quel grande statista: comprendere i cittadini, sentirsi uno di loro, soffrire con loro.
Ancora oggi è difficile pensare che in un lasso di tempo così ristretto possa essere accaduto qualcosa che abbia cambiato per sempre la vita di migliaia di persone. Non ci fu alcun preavviso e ognuno stava vivendo la propria quotidianità di sempre come in una domenica qualunque: chi era uscito per una passeggiata, chi stava preparando la cena, chi studiava, chi era in chiesa. In un attimo tutti si sono ritrovati per strada, in molti a vedere la propria abitazione distrutta o collassata su se stessa, mentre i più sfortunati non ce l’hanno fatta.
L’unica testimonianza audio che ci rimane del terremoto è quella registrata da “Radio Alfa 102”che stava trasmettendo un brano di musica folk: è ancora oggi alquanto scioccante ascoltare il boato che tra una strimpellata e l’altra di una fisarmonica diventava sempre più intenso ed esteso, fino a interrompere completamente la trasmissione radiofonica.
Insomma un evento che noi più giovani abbiamo solo vissuto indirettamente attraverso i racconti dei nostri genitori o di cui abbiamo letto attraverso i tanti articoli commemorativi, consapevoli che ha lasciato un segno indelebile in questa e nelle generazioni future.

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