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Conflitto in Ucraina, intervista a Leonardo Cecchi

Di Matteo Galasso

Continuano ininterrottamente a protrarsi, dallo scorso 24 febbraio, i combattimenti tra forze russe ed ucraine. La guerra sta coinvolgendo, involontariamente, anche l’economia del resto d’Europa, alimentando ulteriormente l’inasprirsi delle relazioni tra Occidente e Russia. Sono, inoltre, più di due milioni gli Ucraini che hanno abbandonato il Paese dall’inizio dell’invasione. Sono in molti a chiedersi quale sarà l’epilogo di questa escalation militare. Abbiamo sentito, a questo proposito, lo storico ed esperto di politica Leonardo Cecchi.

A più di due settimane dall’invasione che ha stravolto l’Europa, quali sono le sue sensazioni, le speranze e le previsioni sull’esito a medio termine dell’invasione dell’Ucraina?

La mia sensazione è che Putin abbia sbagliato i conti: non penso si aspettasse una reazione così forte e compatta da parte dell’Ucraina, dell’Ue e del resto dell’Occidente. La mia speranza è che questo spinga chi ancora lo sostiene a comprendere che non vi sia speranza di vittoria per lui. Non credo la ripresa che seguirà la guerra sarà semplice: alla fine le regioni di confine sperimenteranno modelli di coesistenza etnolinguistica simili quelli dell’Alto Adige o del Belgio e quella sarà la soluzione.

Ancora in molti si chiedono se fosse stato possibile evitare un conflitto su così larga scala, utilizzando la diplomazia per mediare tra i due Paesi coinvolti. Qual è il suo parere a proposito?

Putin ha di fatto eliminato questa possibilità dando il via all’invasione. Usando la forza – poderosamente – ha precluso una mediazione volta a prevenire il conflitto, che sarebbe stata realizzabile, oltre che auspicabile. Ora, intraprendere la via diplomatica è possibile – perché si può sempre agire diplomaticamente – ma con difficoltà di gran lunga maggiori.

In un lasso di tempo così stretto sono già migliaia le vittime, tra civili e militari: si aspettava un risvolto così tragico e brutale ma anche una dura risposta dell’esercito ucraino?

Sì, anche se resto convinto che la Russia stia intenzionalmente prolungando l’agonia. L’esercito russo dispone di quasi un milione di unità e di innumerevoli armamenti da far apparire le forze armate ucraine limitate, a confronto. Con una tale disparità numerica è facile immaginare che, se Putin avesse voluto, avrebbe già preso l’intero Paese. Se non è ancora avvenuto è perché Putin intende mantenere aperto il conflitto per speculare sulla tragedia al momento delle trattative, usando il suo potere di porvi fine, come mezzo di ricatto sia per l’Ucraina sia per l’Occidente.

Fare la differenza e sostenere i civili, vessati da una guerra che non volevano: come giudica la risposta europea e quella internazionale all’invasione? La ritiene sufficiente?

L’Ue non può “scendere in guerra” e, quindi, per adesso, mi pare si stia facendo tutto il possibile per evitarlo, ma la situazione – com’è a tutti ben noto – è in continua evoluzione. In ogni caso, sì, ha risposto positivamente.

Conflitto regionale o guerra tra due mondi e modi di governo?

Entrambi. Anche se più che di mondi parlerei di sistemi diversi: uno democratico e l’altro autocratico ed oligarchico. La Russia non può essere inquadrata solo nel sistema di governo, ma rappresenta in tanti altri campi, come la cultura e la storia, un qualcosa di molto vicino al resto d’Europa.

Come soprassedere la pace e raggiungere l’obiettivo di de-escalation da cui sempre più ci stiamo allontanando? Ha fiducia nei tentativi di negoziati iniziati tra Russia e Ucraina?

Va indebolito Putin, isolandolo: ben presto la pressione internazionale porterà lo stesso popolo russo a dirgli che la sua epoca deve volgere al termine. Resto fiducioso, ma i negoziati dipendono anche dalla giusta pressione che l’Occidente dovrà fare.

La minaccia nucleare pesa come una spada di Damocle sulle nostre teste, a chi il primo passo indietro?

Non penso francamente esista davvero una minaccia nucleare. A meno che la situazione non degeneri totalmente: ma la vedo al momento improbabile.

In pochi giorni l’Europa è ripiombata nell’incubo del 1° settembre 1939: questo a dimostrare l’ancora minimale e marginale influenza che le organizzazioni internazionali e non governative hanno sulle decisioni dei singoli Stati.

Concordo. L’influenza di queste strutture è di gran lunga maggiore rispetto a quella di qualche decennio fa, ma c’è ancora tanto da fare. Ma soprattutto a livello europeo possiamo – e dobbiamo – fare un balzo in avanti, sia pur nel rispetto dell’autonomia dei singoli Stati.

Come giudica le sanzioni che – esclusi gli oligarchi di Mosca – coinvolgono in prima persona i cittadini russi, già vessati da una crisi economica e sociale mai stabilizzata e che non hanno deciso né voluto questa guerra?

Non c’era altra soluzione, purtroppo. Non mettere delle sanzioni avrebbe significato scadere nel grottesco e continuare a intrattenere rapporti con la Russia come se nulla fosse accaduto. E soprattutto continuare a supportarne l’economia che, di fatto, sostiene i suoi sforzi bellici. È Putin a doverne rispondere di fronte al suo popolo, non l’Ue e l’Occidente.

Obiettivi da porsi per superare la crisi energetica ed economica che ci coinvolge come europei.

Dobbiamo favorire incondizionatamente lo sviluppo tecnologico, accompagnato a quello delle fonti rinnovabili. È inutile continuare a cercare altre fonti esauribili che rappresentano soluzioni inefficaci e non lungimiranti, provocando ulteriori danni all’ambiente e al paesaggio: sono accettabili per situazioni di estrema emergenza come questa, dove occorrono delle alternative immediate di approvvigionamento energetico. Ma a questo deve seguire una presa di coscienza volta ad investire, in modo certo comunitario nell’Ue, nella ricerca per ottimizzare la produzione di energia pulita.

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