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Non è casuale  che, in Irpinia come in Italia, l’opinione pubblica faccia attenzione a non fare attenzione a quel che accade nel teatrino della campagna elettorale. Personaggi e interpreti sono quel che sono. Con la sola eccezione di Giuseppe Conte, di cui fa spicco la statura intellettuale e politica. E poi di che dovrebbero occuparsi gli italiani? Della svolta a destra, ma in maggioranza sono di destra, e dov’è un’alternativa di sinistra quanto a uomini e programmi? Certo, una presidenza del Consiglio di Giorgia Meloni non è “acqua azzurra, acqua chiara”, e a me paura la fa. Ma per far cambiare idea ai nostri compatrioti, non sarà certo una nuova presidenza Draghi, così legato alla grande finanza.

A un tema però  gli italiani, specie al Sud e ancore di più  in Irpinia, rivolgono un’attenzione fatta di sdegno e di protesta: l’assistenza sanitario-ospedaliera, E ne hanno ben donde. C’è chi può smentire che gli ospedali irpini sono ridotti, salvo eccezioni, a lazzaretti di più o meno modernizzata memoria manzoniana? La malasanità, si sa, è figlia  della malapolitica. Ecco che quindi i candidati di destra e di sinistra si scambiano accuse roventi, verissime tutte ad onta dei contendenti. Dal Pd si ricordano i tagli lineari all’assistenza sanitaria di Caldoro; da destra s’imputa a De Luca la chiusura dell’ospedale di Solfora, le assunzioni clientelari di medici, inservienti e infermieri e il conseguente degrado della funzionalità dei servizi ospedalieri.

Fa eccezione l’ieratico  dottor Iannace,  noto senologo e candidato pd al Senato, che parla di eccellenze da venire. Ma lui da dove viene?. Io vengo, ad esempio, da un mese e mezzo allucinante (luglio-agosto), in cui ho rischiato la  vita per un’infezione di Clebisella, un virus che mi ha provocato  la setticemia. Ero stato contagiato da questo terribile batterio o durante l’intervento di green-laser in una camera operatorio non sanificata o per la sporcizia immonda del catetere durante il post-operatorio. Dopo una settimana dalle dimissioni, vado alle 9 di mattina al pronto soccorso in preda alla febbre e con il referto di laboratorio. Mi mandano subito al reparto di urologia, dove ero stato ricoverato. Ma lì, per l’intera giornata, nessuno mi pratica nessuna terapia; un cosiddetto medico in serata mi dice che non hanno posto e mi rispedisce al pronto soccorso. E lì, finalmente. mi praticano un paio di flebo. La mattina seguente, con addosso un mare di urina infetta, con la febbre alta, sono rimandato al mio reparto. Per mia fortuna, dopo altri giorni di tormenti,  prima il dottor Giova, poi il primario professore Vittorio Imperatore, che è un ottimo chirurgo e una persona perbene, mi aiutano a restare in  vita. Risparmio le decine e decine di esempi di che cos’è un’assistenza sanitaria da nazisti, praticata da cosiddetti medici e infermieri (tranne una bravissima infermiera, la signora  Maddalena).

Sono una vittima  isolata della malasanità? Macchè! Potrei raccontare il caso parimenti tremendo di una mia familiare, che al pronto soccorso volevano dimettere nonostante un emorragia anale e che ieri mattina  è stata  invece operata per cinque ore dal dottore professore dottore Francesco Crafa, insigne ed eccezionale chirurgo, primario di chirurgia generale oncologica

Presidente De Luca, in nome del diritto costituzionale alla salute, da lei così bene garantito, dobbiamo votare al proporzionale il suo rampollo, numero uno della lista Pd?

di Luigi Anzalone

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