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Dai Picentini al Tavoliere, lungo la via dell’acqua. Studenti protagonisti

Si è svolto il convegno “La via dell’acqua, dai Monti Picentini al Tavoliere delle Puglie e ritorno”, oggi 29 novembre, presso l’Aula magna della Scuola secondaria di I Grado “Giuseppe Pavoncelli” di Cerignola, che ha visto protagonista, oltre alla “Pavoncelli”, il Circolo didattico “Aldo Moro – Marconi” (Cerignola), il Circolo didattico “don Puglisi – Terminillo” (Cerignola), l’Istituto Comprensivo “Francesco De Sanctis” di Caposele, l’Istituto Comprensivo “A. Di Meo” di Volturara Irpina, l’IISS “Giuseppe Pavoncelli”, l’Amministrazione comunale di Cerignola, di Caposele, di Montemarano, in collaborazione l’Acquedotto pugliese, il Parco regionale Fiume Ofanto, l’Ente idrico campano, l’Associazione Ambientiamo, la Pro loco di Cerignola.

Dopo la piantumazione degli alberi presso la “Pavoncelli” e la “Marconi”, si pè svolta la manifestazione con gli interventi del dirigente scolastico della “PAvoncelli”, Paolo Saggese, gli Assessori di Cerignola, Rossella Bruno, e Mario Liscio, i Sindaci di Montemarano, Beniamino Palmieri e Lorenzo Melillo, Caposele, nonché il Dirigente dell’UST di Foggia, Maria Aida Tatiana Episcopo, il dott. Vito Palumbo, Acquedotto pugliese, i dirigenti scolastici Emilia Di Blasi, Angela D’Arienzo, Pio Mirtra, Maria Cardella, le docenti Ilenya Febbrile, Grazia Melchionda, Rosa Anna Palumbo, Maria Grazia Pia Bonavita, Aquilino De Luca, Nicola Cotugno, Angelica Grieco, Rosa Quacquarelli, Margherita Miroballo, Michela Mazzardo, Rosanna Defazio, Alessia Cannone, Catia Cifarelli, Brigida Ceruolo, Rosa Maria Ruglio, Ada Pezzella, Emilia Fino, Rosanna Tribuzio, Patrizia Bellitti, Raffaella Cascella, i fratelli Domenico, Fabio e Aldo Farina (nipoti del Sindaco di Cerignola Domenico Farina), la dottoressa Maria Vasciaveo, presidente Pro loco Cerignola, Maria Cibelli, AmbientiAmo.

La giornata è stata allietata dal coro della “Pavoncelli” guidato dalla prof.ssa Bonavita

Il progetto, che ha avuto il patrocinio e l’adesione di tutti i presenti, consiste nella realizzazione di una serie di attività didattiche, che vedranno impegnate circa 70 classi pugliesi e irpine, con i rispettivi docenti, e che culmineranno nella realizzazione di un libro, di una mostra fotografica e documentaria, di un documentario, che ripercorrano le tappe della nascita dell’Acquedotto pugliese, con al centro la figura di Giuseppe Pavoncelli, con uno sguardo a Domenico Farina, sindaco di Cerignola nei primi anni Venti del Novecento. I lavori partiranno da Pavoncelli e Cerignola, arriveranno a bari, sede dell’Acquedotto pugliese, per arrivare alle sorgenti del Sele a Caposele, alle sorgenti della Piana del Dragone (Volturara irpina), alla Galleria Pavoncelli e Pavoncelli bis.

Al centro anche l’acqua in quanto la risorsa più importante per il futuro dell’umanità, un’acqua che va rispettata e salvaguardata, nell’interesse di tutti.

Protagonista di questa storia è Giuseppe Pavoncelli, figura poliedrica di economista e uomo politico di valore (Cerignola, 1836 – Napoli, 1910), deputato dal 1874 sino alla morte, liberale, oppositore della politica protezionista del 1887, fautore illuminato di un ammodernamento dell’agricoltura meridionale, nel 1897 Ministro dei Lavori Pubblici nel Quarto governo Rudinì, primo Presidente dell’Acquedotto pugliese dal 1906 al 1910. Pavoncelli (a cui a Cerignola sono intitolate due scuole, la Secondaria di I Grado, che mi onoro di dirigere, e l’Istituto agrario, diretto egregiamente dal prof. Pio Mirra), è una delle figure emblematiche di una rinascita, anche in chiave meridionalista, dell’economia pugliese, convinto sostenitore che l’acqua fosse la risorsa fondamentale non solo per redimere quelle terre dalla miseria e dalla povertà, ma anche per consentire un benessere economico diffuso a vasti strati della popolazione.

In un affresco accurato e puntuale dedicato alla storia dell’Acquedotto pugliese, Michele Viterbo (Peucezio) dedica alcune pagine illuminanti a questo personaggio, che risulta decisivo per la concretizzazione e la realizzazione di una delle opere di civiltà più importanti della storia d’Italia. La sua vicenda umana, in questo caso, si riallaccia direttamente alla “Terra dell’acqua”, la verde Alta Irpinia, da cui traggono origine tre fiumi che congiungono l’Appennino al mare, il Sele, l’Ofanto, il Calore, che hanno origine in un fazzoletto di terra e danno la propria ricchezza a tre regioni, Campania, Puglia, Basilicata. Il volume ha per titolo “La Puglia e il suo acquedotto”, prefazione di Emilio Lagrotta, Editori Laterza, 1991, e propone un ampio spaccato della storia dell’acquedotto dalla sua ideazione e progettazione sino agli anni Cinquanta del secolo scorso. Nei suoi otto documentati capitoli spesso è citato Giuseppe Pavoncelli, che si convinse della possibilità di realizzare questa imponente infrastruttura, quando ebbe “scoperto” le sorgenti di Caposele. Così rievoca l’episodio Michele Viterbo: accompagnando l’allora Ministro dei Lavori Pubblici Giulio Prinetti nel paese irpino, dove nasce il Sele, Pavoncelli, “che da principio era stato pur lui scettico e sfiduciato, si decise per l’azione. Si recò da Rudinì e gli disse che tutta la Puglia era in grande fermento per l’Acquedotto e che i pugliesi minacciavano la rivoluzione. Rudinì prese alla lettera le parole del Pavoncelli, di cui conosceva la grande avvedutezza, e, sensibile come era innanzi alle questioni di ordine pubblico […], se ne preoccupò vivamente” (p. 144). E infatti, il Presidente del Consiglio nominò Pavoncelli Ministro dei Lavori Pubblici, cui toccò il compito di presentare, nell’aprile del 1898, il disegno di legge per ordinare lo studio e la progettazione dell’Acquedotto.

Non solo questi, e sono già notevoli, i meriti di Pavoncelli. Giustino Fortunato, uno dei maggiori meridionalisti a cavallo tra Ottocento e Novecento, nel suo importante volume “Il Mezzogiorno e lo Stato italiano” (pp. 509-510) celebra Pavoncelli come colui che riuscì a far rinascere il Tavoliere delle Puglie (una “steppa”) e Cerignola (un tempo “un gran borgo sudicio”) e fare di quest’ultima “una città fiorente”, “tutto un vigneto, tramezzato di mandorli e di olivi […] un miracolo addirittura”.

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