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Francesco Verde: un docufilm su mia sorella Gelsomina per restituire a tutti la verità. Dopo la sua morte è cominciato il cambiamento a Scampia

“La morte di Mina non è stata vana, il vero cambiamento a Scampia è cominciato dopo la tragedia che ha colpito la nostra famiglia.  Da allora niente è stato più lo stesso. Questo film nasce dalla volontà di restituire la verità a quella fetta di comunità fatta di persone oneste”. E’ Francesco, fratello di Gelsomina Verde, a ricordare la sorella torturata e uccisa da esponenti del clan Di Lauro che volevano scovare un affiliato agli Scissionisti. Gelsomina aveva 22 anni, la sua unica colpa era quella di essere stata legata a Gennaro Notturno, un giovane che era entrato a far parte del gruppo degli Scissionisti. Un confronto di forte intensità promosso dal Cinecircolo Santa Chiara e dal Centro di studi cinematografici della Regione Campania, nella cornice del Polo dei giovani, nel segno dello “Sguardo verso il futuro” e delle testimonianze del cinema di frontiera con la proiezione di “Gelsomina Verde” di Massimiliano Pacifico. A fare gli onori di casa  Alfonso Bruno del Centro studi cinematografici e Vincenzo Tino e Andrea Gennarelli del Cinecircolo. Insieme a Francesco Verde ospiti del Polo dei giovani il regista Pacifico e l’attrice Maddalena Stornaiuolo, anche lei nata a Scampia. Francesco spiega come la scelta della pellicola sia stata quella  di raccontare questa storia “come se fosse quella di ognuno di noi. Volevamo dare degna memoria ad una vittima innocente e restituire alla mia famiglia la storia di dignità e sacrificio che li ha sempre contraddistinti, per troppo tempo dimenticata”. Quindi si sofferma sulla scelta, oggetto di una dura polemica, della famiglia di accettare un risarcimento da parte dalla camorra dopo essersi costituiti parte civile nel processo  a Cosimo Di Lauro, considerato il mandante del delitto: “Ai miei genitori non interessavano quei soldi, ci hanno cresciuto, educandoci al rispetto della legalità in un contesto in cui era facile avvicinarsi alla criminalità organizzata. ‘A me i soldi della droga non servono’ ha risposto mia madre, che si è spaccata la schiena per tirarci su, all’avvocato di Di Lauro. Se li ha accettati è stato solo per la paura di perdere anche me, di una nuova ritorsione contro la famiglia”. Non risparmia stilettate ad uno Stato “che non ci ha tutelato in nessun modo, non ci ha mai inserito in un programma di protezione”. Per ribadire che “per fortuna qualcosa sta cambiando a Scampia, lo dimostra la nascita di numerose associazioni”. A sottolineare la difficoltà dello Stato di fare sentire la propria presenza sui territori anche Carlo Mele della Caritas. Lo sottolinea anche Maddalena Stornaiuolo, autrice anche del bel corto “Sufficiente” che precede la proiezione di “Gelsomina Verde” “Durante la faida avevo 15 anni, ero fidanzata con il mio attuale marito, uccisero il cugino Antonio. Non aveva nulla a che vedere con la criminalità organizzata, si trovava al momento sbagliato nel posto sbagliato. Dopo la morte anche la sua memoria fu infangata. Capimmo allora che dovevamo fare qualcosa. Poi, sono nate l’associazione delle voci di Scampia per dare dignità ad Antonio e infine la Scugnizzeria che accoglie tanti ragazzi, coinvolgendoli in laboratori di recitazione. Sono il vero strumento per allontanare i giovani dalla criminalità”. E’ quindi Pacifico a spiegare come “il film sia nato innanzitutto come corto per poi diventare un docufilm prodotto da Raicinema con Gianluca Arcopinto, specializzato in film di frontiera. L’idea da cui siamo partiti è stata quella di allontanarci nella narrazione dall’immaginario più comune legato alla faida di Scampia, rinunciando alla ricostruzione cronologica e alla spettacolarizzazione della violenza. Abbiamo scelto, dunque, che tutto si svolgesse in un teatro con un regista che si confronta con gli attori e lascia spazio all’improvvisazione. Siamo partiti dall’essenza della storia, non solo un’uccisione ingiusta ma la violenza della memoria infangata e offesa. Abbiamo voluto coinvolgere Francesco in questo racconto, accogliendo differenti punti di vista, scegliendo di non giudicare le scelte di una famiglia, vittima di un sistema contorto. Se è vero che dobbiamo lottare contro la camorra è anche vero che è ugualmente colpevole lo Stato quando abbandona al degrado alcune aree. E’ anche contro queste inadempienze e mancanze di strutture sociali che dobbiamo combattere”. Mentre Maddalena ricorda come “il cinema debba fare male a volte, non possa lasciare indifferenti” Di forte commozione il momento in cui a prendere la parole è stata l’ex docente dell’istituto superiore Galiani frequentato da Mina e Francesco: “Erano dei figli per me, si impegnavano tanto con ottimi risultati. Porto Mina sempre nel cuore”

 

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