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Omicidio Gioia, Antoniozzi (FdI): rivedere le norme sull’infermità

Omicidio Gioia, in aula è stata presentata la perizia psichiatrica del dottore Giuseppe Sciaudone incaricato dal tribunale di Avellino di valutare le condizioni psicologiche dei due imputati Giovanni Limata ed Elena Gioia. Nella giornata del 23 febbraio ha avuto luogo il deposito della perizia sui due giovani imputati al fine di valutare la loro capacità di intendere e volere al momento del delitto.

Il consulente si è recato due volte in carcere per redarre la relazione  psichiatrica su Giovanni e Elena. Nel primo incontro la figlia di Aldo Gioia si è mostrata più propositiva, mentre  Limata era apparso teso  e nervoso talmente da chiedere di poter sospendere la seduta e poter rientrare in cella.  Nella seconda seduta  Giovanni si è mostrato più aperto riuscendo ad avere un colloquio valido. Invece con Elena il dialogo si sarebbe interrotto  quando è stato  affrontato il momento della tragedia.

La giovane si sarebbe commossa e non sarebbe stata più in grado di proseguire la seduta.  In udienza Sciaudone ha illustrato gli esiti della sua relazione: i due imputati sono capaci d’intendere e volere. Non solo: per il consulente nominato dal tribunale  l’ omicidio sarebbe stato realizzato da  Giovanni Limata con la collaborazione di Elena.

Intanto Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera interviene sul caso. «Aldo Gioia, ucciso il 23 aprile del 2021 dalla figlia Elena e da Giovanni Limata, merita giustizia e siamo certi che il tribunale di Avellino gliela concederà”. Lo afferma Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. “La perizia psichiatrica svolta da un luminare come il prof Giuseppe Sciuadone – aggiunge – ha escluso patologie per Limata ed Elena Gioia. Com’è giusto che sia essa sarà oggetto di discussione nella prossima udienza con i periti di parte, ma siamo sicuri delle valutazioni fatte da Sciuadone. Particolare il riferimento del luminare sull’assenza di disturbi psicotici nel signor Limata”.
“Anche questo processo – conclude Antoniozzi – ci insegna come sia indispensabile modificare gli articoli del codice penale che regolano l’infermità e la seminfermità mentale. Da quello che emerge nel dibattito processuale c’è stato un piano architettato dalla figlia di Aldo e dal suo fidanzato per i uccidere crudelmente una persona che meritava di vivere la sua vita”.

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