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“La scuola a quadretti”, la storia della docente De Vito e la sua libertà d’insegnamento

L’’insegnante avellinese Carmela De Vito, insegnante dal 1974, ora in pensione, nel suo libro “La scuola a quadretti” – printed by Amazon – racconta episodi salienti, aneddoti e vissuti della sua lunga esperienza di docente, svolta in maniera esemplare in Irpinia, prima in piccole scuole di campagna e poi in città, che hanno lasciato nel suo animo e nella sua mente un’indelebile impronta, regalando a chi legge i lumi della sua esperienza di vita e di lavoro.

L’ “intentio” rammemorante della propria vita e delle proprie idee, di cui l’autrice vuole dare testimonianza, si affianca a quello fortemente morale e formativo, proprio di un’insegnante che ha concepito il suo ruolo come missione preminentemente etica, anteponendo lo sviluppo integrale degli alunni a qualunque altro traguardo nozionistico o programmatico, che ha perseguito al contempo attraverso l’uso di strategie e metodologie didattiche personali, realizzando compiutamente l’art, 33 della nostra bella Costituzione, sulla libertà d’insegnamento.

L’autrice, essendo irpina e perciò desanctisiana, concepisce l’insegnamento come un vero e proprio rapporto amoroso con il discente (come si evince nell’episodio dell’alunno, che vuole diventare suo figlio e in tanti altri racconti del libro), ben sapendo che nel dialogo educativo, per quante nozioni e concetti l’insegnante possa trasmettere al discente, è il maestro quello che impara di più – come sosteneva Heiddeger !

 

Nel leggere il libro di Carmela De Vito mi riaffiora in memoria il significato della parola scuola, nell’ultimo discorso pronunciato da De Sanctis a Trani il 29 gennaio 1883: « Io ero nato per vivere in mezzo ai miei giovani e predicare a loro ciò che mi pareva il bello e il buono, e mi sentivo tanto felice in mezzo a loro. Io ad essi parlavo della dignità personale…». Anche Carmela De Vito dopo un secolo da De Sanctis, ha saputo coniugare cultura, istruzione e formazione, nella sua professione di insegnante, quotidianamente e instancabilmente. C’è da domandarsi, quale peso possano avere oggi queste idee nella disintegrata società consumistica contemporanea e quali siano i principi sui quali fondare una concezione educativa.

Io ascriverei l’autrice per la prosa chiara, piana e discorsiva, per l’intento di elevazione morale, per il “respiro ampio” della narrazione, nelle pietre miliari dei libri di racconti, da tenere sulle ginocchia e leggere insieme a mamme e nonne, commuovendosi per certi episodi che sfociano sempre nel sacrificio di sé, in quel clima di fiducia ora smarrito verso l’insegnante di un tempo, ma anche di grande fiducia nel futuro, nel progresso, nel miglioramento, al quale sembrava naturale andare incontro, grazie soprattutto alla diffusione della cultura e dell’alfabetizzazione. In appendice al libro, l’autrice riporta alcune sue poesie, che sono degli emozionanti e lirici squarci di vita.

Grazie Carmela, emerita insegnante irpina!

Rosa Bianco

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