Nasceva cento anni fa Domenico Rea. Un ruolo centrale, quello rivestito dallo scrittore partenopeo nel panorama culturale nazionale. Sono proprio le raccolte di racconti “Spaccanapoli” 1947; “Gesù, fate luce” 1950; “Quel che vide Cummeo”, 1955, a portare all’attenzione della critica Domenico Rea che si inserisce nel filone di scrittori del dopoguerra in modo originale e fuori delle regole, narrando con stile asciutto gli aspetti più umili della vita quotidiana napoletana e meridionale in genere. A decretare il successo dell’autore ed a farlo conoscere dal grande pubblico è, proprio, nel 1992 il romanzo “Ninfa plebea” (premio Strega 1993) ambientato nella mitica Nofi dove la narrazione della povertà dei paesi dell’entroterra meridionale e l’umiliazione di tante donne adolescenti diventa cronaca di vita popolare espressa con linguaggio essenziale e spirito contemporaneo. Forte anche il suo legame con l’Irpinia. Dal 1966 fino al 1070 sarà il nuovo presidente del Laceno d’oro, il Festival internazionale del cinema neorealistico promosso dal ’59 dalla rivista “Cinema Sud” di Camillo Marino e Giacomo d’Onofrio. Sarà lui stesso a ribadire in una nota come “il Laceno d’oro sia il premio più sganciato, spontaneo, ricco di improvvisazioni e di illuminazioni che nel campo della cinematografia vi sia in Italia e deve forse a questo suo inguaribile e vivace garibaldinismo la sua salute morale e la sua resistenza nel tempo e alle avversità”. Ribadendo come “Il lavoro non può andare avanti con le cento o le cinquantamila lire di questo o di quell’altro ente o con il milione del Ministro del turismo. Quando un premio interessa anche la tv e la stampa qualificata, significa che esso è uscito dal suo periodo più difficile, dal suo stato, per così dire, di minorità ma per andare avanti ha bisogno di essere sostenuto, appoggiato e rafforzato. Ha bisogno in una parola di essere considerato dall’intera provincia di Avellino un fatto di straordinaria importanza e starei quasi per dire come la nascita di un’industria, di una fonte di lavoro….Per noi meridionali il Laceno d’oro potrebbe essere l’occasione buona e ideale per far sentire la nostra presenza in Italia e in Europa”. A promuovere le celebrazioni un Comitato nazionale, presieduto dall’italianista Pasquale Sabbatino. Si comincia con un convegno internazionale dedicato a “Domenico Rea e il Novecento italiano” organizzato dall’ Università Federico II e la Biblioteca Nazionale di Napoli ” Vittorio Emanuele III”, al via da oggi all’11 novembre. Studiosi di Letteratura, saggisti, scrittori contemporanei si alterneranno tra le aule della Federico II e la sala Rari della Biblioteca conducendoci in un viaggio nel tempo e nello spazio delle opere e nella vita del narratore, svelando la versatilità di una scrittura che sperimenta con grande vitalità tutti gli spazi e i linguaggi propri del novecento: dal romanzo, al giornalismo, alla narrativa breve, dal teatro, al cinema. Domani, invece, alle 10, si inaugura nella Sala Rari della Biblioteca la mostra Appunti di vita (fino 24 novembre) a cura di Lucia Rea e Raimondo Di Maio, con la collaborazione dei bibliotecari: saranno esposti documenti dell’ Archivio Rea, libri con dedica, narrativa per ragazzi, articoli pubblicati su periodici e giornali, non mancano le traduzioni e le prime edizioni conservate dalla Biblioteca. Una sintetica carrellata che permette uno sguardo diverso su Domenico Rea, sul suo entusiasmo di idee e sulla sua smania di scrittura, sulle sue scelte e curiosità. E sempre nella giornata di oggi prenderà il via il “Rea social day”, istituzioni, cittadini e lettori potranno pubblicare sui propri profili social – Facebook, Twitter e Instagram – una frase tratta dalla vasta opera dello scrittore, una sua fotografia, una dedica, un post originale su di lui, ma anche ricordi, memorie personali, copertine, video letture, audio, insomma un florilegio di materiale vario di, per, su e in omaggio a Rea. L’hashtag di riferimento è #domenicorea100. Al via anche la catalogazione e digitalizzazione da parte dell’Università di Salerno di dieci faldoni di opere edite e inedite, racconti, scritti giornalistici, foto, lettere del “Fondo Rea”, donato dalla figlia Lucia e coordinato dal docente Vincenzo Salerno. Per il centenario in programma anche le ristampe del libro d’esordio di Rea “Spaccanapoli” (1947), a cura di Matteo Palumbo, già in libreria, mentre per 2022 è prevista la nuova edizione sempre per Bompiani di Ninfa Plebea (1992)
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