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Lui è a casa con la moglie a letto. E’ da poco trascorsa la mezzanotte. Due giovani bendati fanno irruzione nella camera da letto, picchiano i coniugi, rubano quelle poche risorse messe da parte e scappano via. Scene come queste ormai si ripetono anche in Irpinia. Destano paura, angoscia, sconvolgono la mente, lacerano il cuore. Danno il segno di una società sempre più avviata verso la violenza, per la quale l’incertezza dell’esistenza diventa sempre più precaria. I furti avvenuti nelle aree industriali dell’Alta Irpinia sono un ulteriore sintomo di un malessere diffuso. L’efferatezza di questi gesti ha conseguenze enormi. C’è chi ha paura di uscire di casa, chi si attrezza con l’installazione di telecamere, chi va alla ricerca di sofisticati oggetti che puntano alla sicurezza. Ed è su questo terreno che la generale sicurezza soggettiva diventa sempre più fragile, sempre più burocratica, all’insegna del risparmio della spesa. Come nel settore della giustizia. Qui la riflessione deve essere a tutto campo. Nel senso che essa non è solo l’atto finale con una sentenza di tribunale, ma soprattutto il contesto nel quale matura. L’Irpinia, ad esempio, per la sua orografia presenta notevoli difficoltà di collegamenti. Forse per questo in tempi passati si pensò di allocare presidi di legalità a Sant’Angelo dei Lombardi e ad Ariano Irpino. Due comuni distanti dal capoluogo, ma con una molteplicità di enti locali facilmente collegati tra loro. In realtà, da quando sono stati soppressi i due tribunali il dato della criminalità comune in quelle zone è aumentato. Anche per qualità di crimine. Di più la lentezza nell’applicazione della giustizia ha raggiunto limiti insopportabili. Senza tenere conto che molti dei fascicoli giudiziari sono andati dispersi nel corso del trasferimento degli atti dai tribunali di Sant’Angelo dei Lombardi e di Ariano nel Tribunale del capoluogo. Non si può dire, in verità, che non ci sia stata una battaglia unitaria per la difesa di quei presidi di legalità. C’è stata e come. Ma la guerra è stata perduta. Oggi il cittadino che chiede giustizia deve sottoporsi a trasferte estenuanti, con grave danno per la propria salute e per la propria tasca. Tutto questo è profondamente ingiusto perché priva il cittadino di un importante servizio, in una logica che solo apparentemente si coniuga con la necessità del risparmio. Come è infatti possibile correlare l’incremento della criminalità con il suo costo sociale e la soppressione di un tribunale? Ecco perché, almeno io credo, è giunta l’ora per spingere chi di competenza a rivedere le norme che hanno consentito di privare l’arianese e il santangiolese di importanti riferimenti istituzionali. Certamente sull’argomento, dopo la difesa ad oltranza dei suddetti tribunali, è calato il silenzio. La classe dirigente politica ha osservato un esacrabile silenzio sull’argomento, lasciando solo qualche amministratore che di tanto in tanto ha denunciato l’esistenza del problema. Ciò corrisponde al tradimento del mandato di rappresentanza che premia con il consenso elettorale chi si dimostra inadeguato e incapace a onorarlo. In attesa che qualcosa si muova è bene approfondire anche le difficoltà in cui si trova il Tribunale di Avellino che non era affatto preparato ad affrontare la nuova situazione che si è venuta a determinare per la chiusura dei presidi dell’Alta Irpinia. E’ noto da anni che la struttura di piazza Moro (ex piazza D’Armi) nel capoluogo è del tutto insufficiente a far fronte alle minime necessità nell’amministrazione della giustizia. Lo era ancor prima della soppressione degli altri due tribunali, figurarsi oggi che il lavoro si è triplicato. E’ da anni che è emersa l’esigenza di realizzare nel capoluogo una “cittadella giudiziaria”. E’ stata più volte sollecitata da autorevoli esponenti della società avellinese, senza mai trovare, però, un’adeguata soluzione. Si era detto che lo spazio ove insiste la Caserma Berardi, in viale Italia, poteva essere utilizzato alla bisogna. Occorreva che il Comune capoluogo, sulla base di una circolare ministeriale, facesse richiesta al ministero competente, trattandosi di suolo demaniale. Per altre caserme esistenti in Campania, in particolare nel Casertano, questa richiesta fatta ha consentito l’uso delle caserme per fini pubblici. Perché ad Avellino no? Forse perché la Berardi non è del tutto priva di funzioni, standoci ancora un nucleo operativo. Allora perché non pensare, vista l’esiguità della funzione, di trasferire altrove (in uno dei tanti enti pubblici dismessi) l’attività della Berardi? E’ stato detto che la “cittadella” poteva trovare sede anche presso l’ex ospedale Moscati di viale Italia. Qui, però, la discussione è ancora aperta. Di fatto ci sarebbe l’intenzione da parte di personaggi interessati alla sanità, di ristrutturare l’intero complesso per utilizzarlo per fini di sanità privata. Ma su questa vicenda è bene tenere gli occhi molto bene aperti perché dietro l’angolo potrebbe esserci il pericolo di una enorme speculazione. Ancora un’ipotesi per realizzare la cittadella giudiziaria. L’ha messa in campo il presidente dell’Ordine degli avvocati di Avellino, l’ottimo Fabio Benigni. Si potrebbe andare tutti al Mercatone, dopo un necessario adeguamento strutturale. Rieccolo il monumento della vergogna e dell’ignavia. Di tutto e di più. Ne volevano fare una Moschea, poi, una casa del sesso, ancora, un parcheggio per auto, il trasferimento degli uffici dell’Asl ed ora la cittadella giudiziaria. Se proprio si vuole utilizzare il Mercatone, la proposta Benigni potrebbe essere quella giusta. Il pensiero potrebbe andare oltre e visto che ora si discute di “area vasta” sarebbe auspicabile che dentro questa logica si progettasse anche un efficiente presidio per la giustizia. Ad una condizione: che i tempi di realizzazione siano più rapidi possibili. Perché la situazione oggi è davvero insostenibile e non consente di amministrare la giustizia in un modo che sia dignitoso. E’ allora è il caso di riaprire un tavolo di discussione con il ministro della Giustizia Orlando per rivedere, sulla base di difficoltà oggettive prima esposte, il reintegro dei tribunali cosiddetti minori in Alta Irpinia e nel contempo definire con i soggetti interessati la scelta della cittadella giudiziaria nel capoluogo o in una location della cosiddetta area vasta.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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